Il segreto di Ortelia

Qual è il vergognoso segreto che Cirene Selva confida alla figlia Ortelia? In verità c’è più di un segreto dietro la vicenda di Amleto Selva, giovane garzone senza arte né parte ma molto ambizioso arrivato in paese nel 1919 al seguito di un sensuale di bestiame. Tanto per cominciare c’è il vero motivo del suo matrimonio con Cirene, timida e bruttina ma destinata a ereditare la macelleria del padre. Poi c’è la lunga guerra con la bottega rivale, quella del Bereni. Soprattutto c’è la passione del Selva per un’altra carne, un’esuberante vitalità sessuale che nel quieto tran tran del paese genera turbolenze e scandali subito soffocati ma destinati a generare lunghe ombre sul futuro.

Autore: Vitali Andrea

Editore: Garzanti

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

La storia, ambientata negli anni dal 1919 al 1940 in piena epoca fascista, narra quale sia l’imbarazzante “segreto” che Ortelia Selva custodisce e svela nelle ultime pagine del romanzo.

Il “di lei” padre, Amleto Selva, è l’ennesimo eroe uscito dalla “piuma d’oca” nelle mani Di Andrea Vitali, che anche questa volta dipinge un uomo del popolo, un nullatenente garzone, intraprendente e vigoroso, che dal nulla – attraverso un matrimonio di convenienza con la timida,  scialba  e … frigida Cirene – si crea un proprio piccolo regno: quello della sua “bottega”. Dunque il protagonista è un macellaio, un esponente della piccolissima borghesia che, secondo molte analisi storiche, è stata parte essenziale della linfa che ha nutrito instaurazione e prosperità del regime.

E l’ascesa economica dell’Amleto (!) di Vitali procederebbe in progressione lineare, se non fosse che … lo stesso uomo, lungi dall’essere dilaniato dai dilemmi dell’omonimo eroe shakespeariano, è affetto da … satiriasi! La moglie (“malchiavata!” è l’insulto che il grezzo macellaio le rivolge da ubriaco), in prima battuta, fronteggia come meglio può le esuberanze sessuali del macellaio, che ben presto trova altre forme di evasione per soddisfare le sue traboccanti pulsioni: pratica il baratto, scambiando carne contro carne, e frequenta un gruppo di scapestrati borghesi che danno vita a un’allegra brigata stile “amici miei” dediti a escursioni improntate all’insegna del più bieco maschilismo. Naturale sbocco di queste scorribande, nel ventennio, non può che essere una delle case ante “legge Merlin”.

Se questa è la trama, ben potete immaginare quale possa essere il divertimento del lettore che si immerge in una storia, sempre narrata con garbo e umorismo, sullo sfondo della quale si stagliano autarchia, imperialismo fatto di aggressione al Negus e “giornate della fede” nelle quali la popolazione è chiamata a offrire gli ori di famiglia al fascio littorio …

Recensione di Bruno Elpis