Il sentiero dei nidi di ragno

Questo romanzo è il primo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi racconti. Che impressione mi fa, a riprenderlo in mano adesso? Più che come un’opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale d’un’epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Al tempo in cui l’ho scritto, creare una ‘letteratura della Resistenza’ era ancora un problema aperto, scrivere ‘il romanzo della Resistenza’ si poneva come un imperativo; …ogni volta che si è stati testimoni o attori d’un’epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale …A me, questa responsabilità finiva per farmi sentire il tema come troppo impegnativo e solenne per le mie forze. E allora, proprio per non lasciarmi mettere in soggezione dal tema, decisi che l’avrei affrontato non di petto ma di scorcio. Tutto doveva essere visto dagli occhi d’un bambino, in un ambiente di monelli e vagabondi. Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo…” (Italo Calvino)

Il sentiero dei nidi di ragno, romanzo d’esordio di Italo Calvino, si incontra nelle antologie di letteratura italiana tra le pagine dedicate al neorealismo, movimento culturale che l’Italia visse tra gli Anni ’40 e ’50. Questo volumetto, di non più di centocinquanta pagine e spesso confinato alla letteratura dei ragazzi, è considerato proprio una delle opere fondanti di tale movimento.

Pin, bambino vivace e dispettoso, cresce in un piccolo borgo sconvolto dalla guerra in Liguria. Orfano e fratello di una prostituta piuttosto conosciuta nei dintorni, Pin non è in sintonia con i suoi coetanei, a cui risulta troppo duro, né si trova in armonia con il mondo degli adulti, i quali lo guardano con disprezzo e paura allo stesso tempo.

Una serie di circostanze lo conducono a un covo di partigiani, in cui finisce per trovarsi sorprendentemente a proprio agio. Spinto da un’irrefrenabile curiosità e voglia di crescere, il bambino vive tra i boschi con la combriccola scalmanata, quasi macchietta di se stessa.

E’ proprio questa la forza della narrazione: parafrasando Cesare Pavese, si può dire che Pin ha la capacità di mostrare al lettore uno scorcio di vita partigiana come una favola di bosco, incredibilmente variopinta, ma soprattutto diversa da quella che si legge nei libri di storia.

Il linguaggio della narrazione è scorrevole e semplice – qui spiegata la collocazione tra i libri per ragazzi -, eppure non scontato. I dialoghi vogliono esplorare alcune espressioni dialettali, come appunto si confà a un’opera meravigliosamente realistica.

La definizione di neorealismo trova dunque la sua massima espressione proprio tra le righe di Calvino, accompagnata mano nella mano dalle avventure di Pin. I fatti vengono letteralmente trasformati in parole e quello che resta al lettore è uno spaccato di storia puramente e inconfondibilmente italiana. Calvino ha scritto: “I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo… » e mai «Sto leggendo… »”, Il sentiero dei nidi di ragno è appunto un libro da rileggere.

Recensione di Claudia Oldani