Il successore

I giorni di Laust Troelsen trascorrono lenti e monotoni, tra le mura di una classe di liceo e una pizza a cena, in compagnia dei suoi libri. Avrebbe voluto diventare scrittore, ma il destino gli ha riservato una vita da insegnante di lettere, costringendolo ad abbandonare i suoi sogni di gloria. Finché un giorno la monotonia viene spezzata nel modo più sconvolgente: Laust torna a casa e trova il cadavere di un uomo sul pavimento. Sul tavolino, un pacchetto di sigarette e un pezzo di carta con scritto “SCUSA”. Laust riconosce quell’uomo, il cui volto è sui manifesti nelle strade di Copenaghen. È William Falk, lo scrittore più famoso di tutta la Danimarca. Quello che Laust ancora non sa è che lo staff dell’autore lo ha designato come suo successore, affidandogli il compito di completare il romanzo finale della serie che ha consacrato Falk re del giallo. Ma perché hanno scelto proprio lui? E cosa significa lo strano messaggio che Laust trova nel suo appartamento, solo il primo di una lunga serie? Il successore dovrà rivivere alcuni ricordi che credeva sepolti per far luce sulla morte di Falk e su una nuova vita piena di misteri: la sua.

Autore: Birkegaard Mikkel

Editore: Longanesi

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Il successore di Mikkel Birkegaard (Longanesi) è Laust Troelsen, un insegnante insoddisfatto (Ogni autunno moriva un po’… quando doveva ammettere a se stesso che anche quell’anno gli allievi non erano andati al liceo per amore della letteratura) con aspirazioni letterarie sinora deluse (Io scrivo, ma non ho mai pubblicato niente. Non so se definirmi uno scrittore). Un profilo ben diverso da quello di William Falk (Il re del giallo danese aveva pubblicato il suo sesto romanzo), campione di vendite (una prima edizione da duecentocinquantamila copie) e ottimo gestore della propria immagine.

Nell’imminenza della pubblicazione dell’ennesimo best seller (La rete era il sesto libro di Falk), che lascia spazio a un seguito (Mi sono accorto che non potevo fermarmi lì… le scoperte… conducono al gran finale del prossimo) interviene un colpo di scena: quando Laust rincasa, trova nel suo appartamento una macabra sorpresa con messaggio criptico: Sul foglio c’era scritto SCUSA in stampatello maiuscolo… Il cadavere sul pavimento era quello di William Falk.

Sembra che Falk si sia suicidato, ma la polizia nutre qualche dubbio (“Non le sembra un po’ strano che abbia scelto di suicidarsi in un appartamento in cui, forse, è stato una volta a una festa molti anni fa?) perché sulla scena aleggia il mistero (I gialli hanno i loro cliché, e uno di questi è l’enigma della stanza chiusa).

La storia evolve tra i ricordi di Laust (L’ho conosciuto a un corso di scrittura. Molto tempo fa… ci siamo frequentati per un breve periodo, un anno al massimo, credo), le stranezze di Falk (Era talmente meticoloso da aver anche deciso che cosa sarebbe successo se lui fosse morto prima di finire la serie del Pescatore) e gli indizi che lo scrittore ha disseminato ovunque (Perché William Falk aveva lasciato lì i suoi libri? Un indizio? Una sfida? Vanità? Scherno?) e in modo sorprendente (William non lasciava mai vedere le lavagne a nessuno).

Nella memoria di Laust riaffiorano così i fine settimana Shelley, forgiati sul paradigma del precedente letterario dell’autrice di Frankenstein (“sul lago di Ginevra… Mary Shelley… Lord Byron… Polidori… Il cattivo tempo li costringe a stare rinchiusi in casa, perciò inventano un gioco: scrivere ciascuno un racconto del terrore, da leggere agli altri): sono incontri tra aspiranti scrittori che Falk organizza per approfondire singole tematiche possibilmente utili a chi scrive (il dolore fisico, il sesso, i sistemi per forzare porte e serrature, gli attacchi hacker…). Nel frattempo, Laust viene scelto per scrivere l’ultimo romanzo della serie (Siamo qui con Laust Troelsen, l’erede designato di William Falk, il re del giallo danese) e, per questo, viene ‘incarcerato’ nella splendida dimora di Falk, tra parenti, assistenti e personale della casa editrice del presunto suicida, una tenuta ove svetta perfino un mulino diroccato… e non aggiungiamo altro per non addomesticare la suspense di chi leggerà il romanzo.

La storia si snoda sul filo della tensione e di una sorta di caccia al tesoro che avvince il lettore, in un’ambientazione nordica che si inserisce a buon diritto nel prolifico filone del giallo scandinavo. Il profilo del protagonista – un uomo irrealizzato, impacciato e ostaggio di complessi – si delinea di pagina in pagina e costituisce motivo di interesse: un’ulteriore storia nella storia…

Recensione di Bruno Elpis