Il veleno dell’oleandro

Descrizione

Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l’occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d’acqua carezzati dall’opulenza degli oleandri. È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile. Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto? Dove sono nascoste? Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum? Come acqua nel morbido calcare i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti – vogliono, all’unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute. Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili. Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte. Simonetta Agnello Hornby mette a fuoco, con la sapienza di una immaginazione maestosa, un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell’universo famigliare, tutto intero.

Anna Carpinteri è andata a Pedrara, dove c’è la storica villa di famiglia, a morire.

Il figlio e le nipoti la raggiungono quando pensano che manchi veramente poco. Bede, l’assistente, segretario, tuttofare ambiguo delle proprietà di Pedrara, non li vorrebbe lì. Non sanno troppe cose, non immaginano nemmeno cosa accada nelle serre della villa, sono proprietari completamente inconsapevoli.

Il libro comincia con il funerale di Anna e Bede; di Bede e di Mara, la nipote prediletta, sono le voci narranti, i differenti punti di vista.
Da un lato la narrazione di Mara, una donna normale, con i suoi dolori, che ha sempre avuto il sentore di qualcosa di strano, ma non ha mai indagato fino in fondo; dall’altro lato abbiamo Bede, che man mano ci racconta l’amore profondo senza genere e senza età e i misteri di Pedrara.

C’è qualcuno che non vuole che quelle persone girino per le serre, c’è qualcuno che vorrebbe Anna morta. I Numeri, una setta potente e crudele, hanno qualcosa in mente e, un po’ con la narrazione di Bede, un po’ con le indagini di Mara scopriremo che il libro non è solo una semplice saga familiare.

La Agnello Hornby ormai è una garanzia. Con le sue descrizioni ha la capacità di far fare un vero e proprio viaggio ai lettori nei posti che di cui racconta; i suoi personaggi sono umani, in un modo tale da farti sentire subito in empatia e ti coinvolgono fino in fondo.

Il libro si legge molto bene, narra di una Sicilia selvaggia e attraversata da profonde piaghe sociali. E non si limita ai problemi di quella terra: si va dall’anoressia alla violenza sulle donne, dall’immigrazione all’omosessualità.
Viene dato molto risalto ai rapporti familiari: sorelle/fratelli, madre/figli, zia/nipoti; ci viene fatto un quadro completo di una famiglia normale, dei giorni nostri, con tutto il carico di problemi che possiamo immaginare; vengono dette tante cose, ma molte vengono taciute e lasciate alla nostra sensibilità di lettori e di persone. Infatti, se c’è un difetto nel libro, è che di troppe trame che la scrittrice accenna solo poche si sviluppano a pieno. Ho amato la storia di Bede, in tutta la sua ambiguità, ma mi sarebbe piaciuto leggere di più, su Viola e la sua anoressia, su Mara e il suo rapporto con gli uomini, sul suo lavoro. E mi sarebbe piaciuto conoscere di più Anna, che viene dipinta dagli altri personaggi come una donna forte e risoluta, ma che nel tempo del libro è solo una donna malata di Alzheimer, ormai prossima alla fine.

L’autrice però ha dato un senso alla sua storia celebrando l’amore assoluto tra Anna e Bede e, come in ogni dramma che si rispetti, c’è un tipo di amore che trova la sua completezza solo nella morte. È un finale un po’ amaro, che finisce bene per alcuni personaggi, per altri meno. Possiamo non condividere, certo, ma dobbiamo assolutamente apprezzare la bellezza e la poesia con cui ci è stata raccontata questa storia.

Recensione di Angela Del Prete