Il weekend

Descrizione

John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l’arrivo di Lyle, critico d’arte di New York, nell’anniversario della morte di Tony, fratello di John e amante di Lyle per nove anni. Quest’ultimo si presenta però in compagnia di Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti. Ma se Marian sembra essere l’unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e l’adorazione del giovane Robert lo fa sentire, dopo tanto tempo, di nuovo desiderato. Il che sarebbe ideale per elaborare il lutto e guardare con fiducia al futuro. Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, “lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai”. È infatti nelle situazioni più ordinarie che l’assenza di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera antichi dolori. In questo romanzo Cameron si mostra capace di dosare satira sociale e introspezione, per condurci fino a quel luogo della coscienza dove si celano le domande più importanti: è possibile conoscere davvero una persona? Su quali basi poggiano i nostri rapporti con gli altri?

Autore: Cameron Peter

Editore: Adelphi

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Sarà che ho un debole per Cameron, ma ogni spaccato di vita, ogni esperienza dell’anima che ci propone, trovo abbia un sapore straordinariamente autentico.

Quanta abilità letteraria occorre per condensare nello spazio di un solo week-end un processo di crescita, una profonda analisi introspettiva e un interessante studio delle relazioni sociali?

Al libro di Cameron non manca nulla, contiene le domande e anche le risposte, nascoste tra le righe al riparo dalla banalità.

La trama è essenziale. Nell’anniversario della morte di Tony, il suo compagno, Lyle si reca in visita da una coppia di cari amici: John, fratello di Tony, e sua moglie Marian. Solo che porta con sé il giovane Robert, e questo naturalmente, o meglio “umanamente”, turba i vecchi equilibri.

Tutto qui. Eppure il libro è molto bello, perché Cameron riesce a far emergere il significato e l’unicità di ogni parola e di ogni gesto, è capace di svelare la particolarità che sta dietro all’ordinario.

Così, nella cornice di un paesaggio verde che ispira calma e serenità, una villa circondata da una campagna lambita da un fiume limpido in cui ci si può anche bagnare, i sentimenti appaiono intricati come una foresta di mangrovie. Indagati, comunque, mai spiattellati.

John si è chiuso al mondo e alla vita, e appena può si rifugia in se stesso rintanandosi nell’orto; Marian si illude di aver superato i propri disagi ma il nervosismo la tradisce; Robert, bello, giovane e talentuoso, cerca in Lyle quella sicurezza che gli manca; Lyle non ha veramente dimenticato e il suo cuore è come avvizzito.

La prosa è impeccabile e il ritmo dei dialoghi scandisce la narrazione con intelligenza e precisione.

Non c’è biasimo, ma solo comprensione e indulgenza negli occhi dell’autore, che osserva le vicende dei suoi personaggi con rispettoso coinvolgimento. Per noi deve essere lo stesso.

Consigliato a chi ama la letteratura.

Forse la vita è come una vacanza. Hai presente che in vacanza fai sempre finta divertirti, ma in fondo, soprattutto verso la fine, non vedi l’ora di tornare a casa? Non desideri altro che essere a casa e dormire nel tuo letto. Forse la vita è così, e te ne rendi conto alla fine. Vuoi solo tornare. Forse siamo in vacanza senza saperlo”.

Recensione di Marika Piscitelli

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  • Un giorno questo dolore ti sarà utile

    James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d’arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d’altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell’artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un’alternativa all’università («Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché»), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite – la lettura e la solitudine –, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio… I puntini di sospensione sono un espediente abusato, ma in questo caso procedere oltre farebbe torto a uno dei pochi scrittori sulla scena che, come sa bene chi ha amato Quella sera dorata, chiedono solo di essere letti. Anticipare le avventure e i pensieri di James rischierebbe di mettere in ombra la singolare grazia che pervade questo libro, e da cui ci si lascia avvolgere molto prima di riconoscere, nella sua ironia inquieta e malinconica, qualcosa che pochi sanno raccontare: l’aria del tempo.

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