In viaggio con Erodoto

Kapuscinski si prende un momento di pausa e riflessione per rivisitare le tappe salienti della sua vita, svelando retroscena finora poco conosciuti delle sue avventure: dall’infanzia modesta fino ai primi incarichi rischiosi in India e Cina, senza alcuna conoscenza pregressa di quei paesi. Ripercorre i suoi viaggi in Africa, Egitto e Iran, illuminando sotto una nuova luce gli eventi storici che ha vissuto. Ci racconta delle sfide incontrate di fronte all’immensità delle tematiche da comprendere, interpretare e giudicare. In queste situazioni, il suo punto di riferimento è sempre stato Erodoto, il suo libro di testa, la fonte da cui attingere ispirazione e saggezza. La lettura di Erodoto spesso lo coinvolgeva più del lavoro stesso. Kapuscinski vede in Erodoto il primo vero reporter della storia, un giornalista che sentiva il bisogno di viaggiare, osservare, raccogliere dati e condividerli, pur mantenendo la giusta dose di sospetto verso le storie raccontate dagli altri. Nonostante rimodelli il materiale storico-culturale a lui familiare, Kapuscinski offre un’opera nuova: un libro che procede in modo non lineare, descrivendo le cose con distacco e leggerezza. Ancora una volta, ci ricorda che per essere un vero reporter occorre la curiosità incrollabile del bambino che chiede incessantemente “perché?” e la consapevolezza che tutte le culture fanno parte della stessa umanità. Le sue confessioni autobiografiche sono una piacevole sorpresa da parte di un autore solitamente riservato riguardo alla propria vita.

Autore: Kapuscinski Ryszard

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Alessandra Allegretti

 

Recensione

Il romanzo autobiografico “In viaggio con Erodoto” di Kapuściński, Feltrinelli, è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio ed è diventato ormai un classico della letteratura internazionale.

Iniziando la narrazione dai tempi dell’università, l’autore rivela lo stupore provato di fronte a “Le Storie” dello storico greco antico Erodoto, le cui parole risuonano per lui in modo chiaro e forte anche nel tempo buio e ambiguo della Polonia degli anni ’50. Si tratta di un incontro suggestivo, una spinta a conoscere civiltà ed epoche lontane attraverso i sentieri tracciati dalla scrittura affascinante del celebre scrittore di Alicarnasso.

Kapuściński non lascerà più il suo venerando maestro, sceglierà di seguire le orme di questo reporter ante litteram che gli aveva fatto scoprire la sua passione, la curiosità per il mistero dell’uomo, la sua diversità e la sua capacità di adattarsi al territorio, l’immaginazione che interpreta i fenomeni che accadono, ne dà una spiegazione a volte peregrina ma sempre molto affascinante. Da lui eredita la curiosità che porta a porsi sempre domande e a far chiarezza su ciò che si incontra lungo la strada.

Con questo spirito l’autore sceglie di fare il reporter in zone di confine e non a caso portando sempre con sé il suo Erodoto, che legge a piccole dosi durante l’arco di tutta la vita in un dialogo incessante che invoglia il lettore a tuffarsi e ritrovarsi nel mondo antico della Grecia classica.

Quello di Kapuściński è un romanzo interessante, perché è un racconto di viaggio con riflessioni quasi antropologiche sulle persone incontrate lungo il cammino, è un saggio narrativo sulla situazione politica e sociale dei paesi che ospitano le sue missioni tra gli anni ’50 e ‘70, tra popoli e città visti attraverso la lente di un occidentale che non ha mai visitato luoghi così estremi ma ha una grande voglia di conoscerli.

E con lui il lettore si inoltra nella vecchia Delhi, tra i “vicoli stretti e polverosi immersi in un caldo micidiale”, senza conoscerne la lingua, quindi fidandosi dei sensi, degli sguardi, dei colori e dei gesti. Poi arriva con lui a piedi nella Cina di Mao, nella fredda Pechino dove “un secco vento gelido (metaforico senz’altro, ndr) rovesciava folate di polvere grigia su strade e persone”. Qui l’autore visita i luoghi ma cerca soprattutto di comprendere il “pensiero cinese”. Arriva di sera in Egitto, dove campeggia il Nilo, che è visibile già dall’aereo e sembra un “lucido tronco nero ramificato, circondato dalle ghirlande di luci stradali e dai rosoni luminosi delle piazze piene di traffico”. A Teheran è accolto da “folle di dimostranti” contro il regime nelle ultime settimane dello Scià.

Queste sono solo alcune delle tappe di questo percorso simile in parte a quello del vecchio di Alicarnasso, un viaggio sulla terra e dentro l’uomo, alla ricerca di risposte ai grandi interrogativi sul suo agire e sulla sua vita, lungo un filo ininterrotto che accomuna tutti a prescindere dagli imperi e dal tempo che passa.

Un libro da leggere e godere passo dopo passo!