(K.O.)

Descrizione

Le tappe di K sono quelle del suo percorso interiore e si fondono con la strada; un itinerario geografico, scandito dalla permanenza più o meno lunga a Stoccolma, Helsinki, Tallin, Riga, Vilnius… dove lo accolgono sensazioni e/o personaggi capaci di riportarlo al passato e di fargli rivivere esperienze importanti. Ne scaturisce una storia intensa, caratterizzata dalla ricostruzione dell’atmosfera paesana di una Novoli contaminata dalla malavita (la cui realtà è così quotidiana da apparire scontata) e dalla grande passione di K per il calcio, l’unica risorsa che gli ha permesso di salvarsi dalle molteplici occasioni di perdersi. Un viaggio per ri-tornare incontro a se stesso, salvato dal K.O. finale.

Delirio e disperazione accompagnano la ricerca di una felicità mai conosciuta, il sogno di una serenità mai goduta.

K è stanco, smarrito; non sa chi é né dove vuole andare.

Poi, viaggiando tra Stoccolma e Berlino, Tallin, Riga e Vilnius, pensa, ricorda, racconta e finalmente ammette il suo dolore: affrontarlo è l’unica maniera per cancellare una volta per tutte i fantasmi del passato e smetterla di farsi del male.

Un padre violento, una madre che “… non si è mai veramente ribellata, ha preferito subire e farmi respirare la puzza di sangue per paura, per vergogna, per ignoranza (…)”, un’adolescenza vissuta per strada tra prostitute, drogati e delinquenti… K si è sempre sentito solo, incompreso.

Riuscirà a dimenticare? É davvero così importante dimenticare?

Un romanzo d’esordio molto duro, quello di Mauro Chefa. Chiara e tangibile la sofferenza che vuole trasmettere.

L’autore dice e non dice, corre in avanti e poi frena… Confusione ricercata, ma la narrazione ne risente.

Matrioska. 

C’è una Matrioska nella galera.
Nella sua pancia una sporka lama
che taglia a fette il mio equilibrio.
Sono seduto davanti al vuoto
perso nel nulla io cerco il mare il cielo la terra
perdo contatto, perdo controllo, perdo il mio corpo
mi sento gonfio.
Affondo in un mare di birra.
Annego nell’olio fritto.
Mi sento perso, mi sono perso.
Perso nel nulla vorrei fuggire
perso nel nulla vorrei volare
toccare il cielo il mare
abbandonare il mio corpo stanco
nella discarica del dolore
hanno già scritto la mia sorte
un patto di sangue con la morte
bastarda canaglia celata nel buio della notte
blasfemo con religiosità ortodossa infilzerò il mio
demonio”.

Recensione di Marika Piscitelli