La banda degli amanti

Padova. Guido Di Lello, un tranquillo professore universitario, scompare all’improvviso. Tutti lo cercano ma sembra svanito nel nulla. Dopo qualche mese il suo caso finisce tra quelli insoluti, la sua fotografia mescolata a quelle degli altri scomparsi. Solo una donna conosce la verità: Oriana Pozzi Vitali, la sua amante segreta, appartenente a una ricca e nota famiglia di industriali svizzeri. Ha preferito il silenzio per evitare di essere coinvolta ma alla fine, travolta da un insostenibile senso di colpa, si confida con un’avvocatessa che le consiglia di rivolgersi all’investigatore senza licenza Marco Buratti, detto l’Alligatore. Buratti accetta e inizia a indagare insieme ai suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria. All’inizio sembra un caso senza speranze, poi un labile indizio li conduce sulla pista giusta e i tre si trovano coinvolti in una torbida storia che li costringerà a scontrarsi con la raffinata mente criminale di Giorgio Pellegrini (protagonista di Arrivederci amore, ciao e Alla fine di un giorno noioso). Una partita mortale in cui entrerà anche Giulio Campagna, un poliziotto molto particolare che in tutta la sua carriera non ha mai agito secondo le regole. I protagonisti di questo romanzo sono i sopravvissuti di un mondo malavitoso che va scomparendo e lotteranno senza esclusione di colpi per non essere sconfitti dagli avversari e dal tempo

Autore: Carlotto Massimo

Editore: edizioni e/o

Autore della recensione: Valeria Martino

 

Recensione

I lettori più affezionati hanno dovuto aspettare sei lunghi anni prima di poter leggere un altro episodio della serie dedicata all’investigatore senza licenza, al secolo Marco Buratti. “La banda degli amanti”, edizioni e/o, segna il ritorno dell’ “Alligatore” e mai appellativo fu più calzante: Massimo Carlotto continua a delineare, con tratti precisi e netti, la figura di questo personaggio, investigatore dal passato torbido ( “un crociato uscito di galera con l’idea fissa della verità”, così lo definisce l’autore in un’intervista ) con la passione del blues e del Calvados. La “palude” in cui si muove è il Veneto, “… un formidabile laboratorio criminale” ( cit. ) , le province di un Nord Est tanto operoso quanto oscuro, in cui la criminalità è talmente radicata che nutre essa stessa l’economia.

Avevamo lasciato l’Alligatore in Sardegna, a Cagliari, in fuga da delusioni e fantasmi e qui lo ritroviamo, in un bar, a bere Calvados e a cercare di dare un senso alla vita che ancora gli si agita dentro. Una signora dall’aria distinta gli si avvicina, gli chiede aiuto per un un caso di rapimento, probabilmente già finito male. Il rapito è Guido Di Lello, tranquillo professore universitario, amante della misteriosa signora, Oriana Pozzi Vitali, che appartiene a una ricca famiglia svizzera. Proprio a lei, infatti, qualche giorno dopo il rapimento, arriva una telefonata da parte di una banda: la richiesta di un riscatto in gioielli.
A quel punto la donna, per paura, per ignavia o semplicemente per codardia nell’affrontare la realtà (e lo scandalo che avrebbe inevitabilmente coinvolto il suo matrimonio ), decide di chiudere la storia, e di conseguenza di lasciare l’amante fuori dalla sua vita.
Poi, forse il rimorso la convince: vuole sapere la verità sulla scomparsa dell’amante e con discrezione decide di affidarsi a un investigatore capace e con una certa esperienza nell’ambiente.
Dopo un po’ di titubanza, l’Alligatore accetta: non solo per i soldi o per il fascino della ricca signora, ma perché  un caso da risolvere significa uscire dall’abulia: “Il vero motivo che mi spingeva a dare la caccia alla banda dei sequestratori era che mi avrebbe allontanato per chissà quanto tempo dai miei problemi”.

Paradossalmentela ricerca della luce e della verità coincide per lui con l’oscurità: “Investigare significava imboccare un tunnel dove il buio impediva di guardarsi attorno”.
Il passo successivo è quindi muoversi verso Padova, dove la coppia si incontrava per consumare il rapporto clandestino tra un appartamento nel centro (di proprietà di lei) e i ristoranti della provincia.
A Padova  si ricompone un terzetto:  l’Alligatore, lo spietato Beniamino Rossini, che aggiunge un braccialetto al polso ad ogni nuova vittima, e Max la Memoria, alle prese con una faida di gangster serbi. Per avere maggiori informazioni sul caso, i tre si rivolgono a un poliziotto: l’ispettore Giulio Campagna (altro personaggio dei romanzi di Carlotto), passato dalla narcotici alla squadra antirapine, uno che non è mai riuscito a far carriera per l’incapacità di piegarsi ai superiori; uno che veste in modo stravagante, uno che per l’ostinazione nel voler combattere il crimine rischia di rovinare salute e famiglia.
Un incontro-scontro che fa scintille, un gruppo sui generis, che si muove in un terreno parallelo, fuori e dentro le regole, in sospensione tra legalità e illecito: perché non lasciare impunito questo crimine è un modo sì di aiutare la donna, ma è soprattutto l’occasione per ricostruire vite e,  in primis le loro vite.

Girando per i ristoranti frequentati dalla coppia clandestina, lo strano gruppo arriva alla “Nena”, il ristorante di Giorgio Pellegrini, il “re di cuori”: un ex terrorista che è riuscito a ripulirsi la fedina e che  l’autore ci aveva già presentato.
La Nena è un ristorante “davvero ben frequentato: industriali delocalizzati, professionisti che si occupavano di loro con abilità da funamboli, politici di basso livello con scritto in fronte corruttibile, commercianti che mantenevano l’attività con l’usura accompagnati da commesse atteggiate a escort. Il ritratto di un Veneto parassita, volgare, famelico, eppure ancora profondamente radicato e inestirpabile”.

E d’altronde chi sia Giorgio Pellegrini, lo dice lui stesso, parlando di sé in prima persona: “Sono un predatore. Amo appropriarmi degli altri, delle loro vite. Controllarle, esserne padrone, e come tale avere i potere di renderli peggiori, impedire loro di guardarsi allo specchio senza provocarne disprezzo.”; un criminale 2.0 è stato giustamente definito, capace di adattarsi ai tempi che cambiano, senza nessuna regola se non quella di distruggere tutti quelli che si mettono sulla sua strada.
Il destino (la penna di Carlotto! ) ha messo i personaggi uno di fronte all’altro e il finale aperto lascia intendere che la storia andrà avanti, con buona pace dei lettori più fedeli!

di Valeria Martino