La briscola in cinque

Pronto 113? Senta, le volevo dire che ho trovato il cadavere di una ragazza morta in uncassonetto, morta davvero, sono sicuro”.All’alba di una mattina estiva un ragazzo sta rientrando a casa dopo una notte con gli amici. Habevuto molto e si ferma in una piazzola per prendere un po’ d’aria. Lì, in un cassonetto, c’è il corpodi una donna. Da un bar lì vicino, già aperto a quell’ora, chiama subito la polizia che pensa però allaburla di un ubriaco. Perciò è Massimo, il padrone del BarLume, che va a dare un’occhiata. E ilcadavere c’è davvero.Delle indagini si occupa un commissario disordinato e arcigno. I primi sospetti cadono su ungiovane amico della vittima, drogato e spaurito e, più tardi, su un buttafuori del vicino localenotturno. Il BarLume è come il punto strategico della cittadina. I clienti fissi sono quattro vecchietti,trascorrono lì tutto il giorno a giocare a carte. Interrompono il tressette solo per la briscola incinque, quando a loro si unisce Massimo. Lì tutti passano a prendere un caffè, a bere, giocare,parlare. E Massimo ascolta, osserva e capisce che l’assassino forse non è nessuno dei due sospettati;è un altro.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Siamo a Pineta, un’immaginaria località turistica sulla costa del livornese. È qui che assistiamo alle vicissitudini di Massimo, barista dalla geniale capacità deduttiva, e dei clienti abituali del Bar Lume, un gruppo di arzilli e incontenibili vecchietti.

È notte inoltrata quando un giovane, di rientro da una serata in compagnia di amici, ferma l’auto in uno spiazzo per schiarirsi la mente annebbiata dai fumi dell’alcool e vede spuntare da un bidone dell’immondizia il corpo senza vita di una ragazzina. Stravolto, raggiunge il bar più vicino, il Bar Lume. Da lì chiama la polizia, ma chi risponde non gli da credito e riattacca senza troppe cerimonie. È a questo punto che entra in campo Massimo che, incuriosito, si offre di accompagnarlo per controllare la veridicità di ciò che il ragazzo dice di aver visto.

È tutto vero purtroppo. Il barista chiama la polizia che questa volta interviene. Sarà l’inizio di una controversa e scoppiettante indagine condivisa quasi svogliatamente da Massimo, dal suscettibile commissario Fusco e coadiuvata dai pettegolezzi e le sagaci battute dei pensionati, indispensabile cornice di questo quadro naif.

La briscola in cinque (2007) è stato il romanzo d’esordio di Marco Malvaldi. Un esordio brillante e promettente, confermato negli altri tre romanzi della serie Bar Lume che l’hanno seguito: Il gioco delle carte (2008); Il re dei giochi (2010); La carta più alta (2012).

A differenza della maggior parte dei racconti gialli, La briscola in cinque non basa le sue fondamenta sul delitto né sul mistero da risolvere. Punti di forza sono la perfetta caratterizzazione dei personaggi, la loro ironia toscaneggiante e soprattutto, la potenza dirompente di dialoghi sagaci, graffianti e credibili.

Dopo poche pagine ci si ritrova seduti al tavolino del bar con Massimo e i suoi simpatici avventori, si riflette con loro sui misteri del caso e si ride alle battute con la sensazione di essere tra amici. Così quando il racconto si conclude e la saracinesca del Bar Lume si abbassa, si torna a casa con un po’ di malinconia e con il desiderio che il bar riapra presto i battenti.

Recensione di Donatella Perullo

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  • Il re dei giochi

    I quattro vecchietti che stazionano abitualmente nei pressi del BarLume devono in qualche modo passare il tempo. Massimo ha dato loro una grossa mano, installando nello stanzone sul retro il re dei giochi: un biliardo. Neanche la politica riesce a distrarli con una sessione di elezioni suppletive per eleggere un nuovo senatore nel collegio di Pineta. Ma siccome ormai i quattro si sono abituati a indagini e delitti, vedono misteri anche dove non ce ne sono. Per questo, quando Marina Corucci (vedova di un imprenditore edile e grande amica del candidato della sinistra Stefano Carpanesi) rimane gravemente ferita in un incidente stradale, nel quale perde la vita il figlio Giacomo, i vecchietti si autoconvincono che non si sia trattato affatto di un incidente. Le acque si intorbidano quando si viene a sapere che il marito di Marina Corucci, scomparso alcuni anni prima a causa di una grave malattia neurologica, aveva diseredato la moglie in favore dell’unico figlio, nominando il notaio Aloisi esecutore testamentario e amministratore del patrimonio del figlio stesso fino alla maggiore età. La ridda di pettegolezzi che parte in seguito a questa scoperta avrà fine solo di fronte alla notizia della inaspettata morte di Marina Corucci, avvenuta in ospedale. La tregua avrà, però, vita breve, perché Marina non è morta di morte naturale, ma è stata effettivamente assassinata, uccisa da una iniezione d’aria nello stesso reparto di terapia intensiva dove era ricoverata, e di cui Angelica Carrus (moglie dell’aspirante senatore Carpanesi) è primario. Al BarLume c’è di che discutere e arrovellarsi e i vecchietti, tra una partita e l’altra al biliardo, sospettano della coppia Carrus–Carpanesi. Fra pettegolezzi, storie di amanti, esami di laboratorio, verifiche testamentarie, alibi inattaccabili, la verità, apparentemente complessa, ma di una straordinaria semplicità, si fa strada e sarà Massimo ad arrivare alla soluzione.

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