La congiura di Catilina

Descrizione

La celebre congiura del 63 a.C. appartiene a un momento avventuroso e forse unico della storia di Roma, quando i giovani più ambiziosi e irrequieti sognano il potere, praticano la rivolta, parlano di arte e bellezza, si iniziano ai misteri della religione, vanno ad Atene ad ascoltare i filosofi, si esaltano per Alessandro Magno. Più di vent’anni dopo, quei fatti sono ancora vivi nella mente di Sallustio, scrittore che affronta solo temi ed episodi che l’hanno coinvolto emotivamente perché considera l’indagine storica un’esigenza morale, non scientifica. Quegli anni contraddittori risorgono così dinanzi a lui animati da uno splendore antico, da un’aura magica; la pagina si accende di un colore tragico, reclama il linguaggio della passione, e la vita pulsa oltre i confini del discorso.

Autore: Sallustio

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Alessandra Allegretti

 

Recensione

Sallustio è vissuto a Roma nel I sec. a. C., uno dei periodi più concitati della storia della città. Ammirò Cesare e ne vide il cadavere martoriato. Egli stesso si buttò in politica e ne uscì con accuse di condotta immorale ed estorsione. Insomma, non era uno stinco di santo e come molti oggi riuscì a scampare le condanne.

Si ritirò a vita privata dedicandosi alla narrazione storica di eventi che conosceva bene. Ma la sua è in realtà storia psicologica, dove contano le personalità e le loro parole più che i fatti.

“La congiura di Catilina” parla dell’ambizione e dell’avidità che, nate dal benessere, fecero leva sulle sacche disperate della borghesia e su gente senza scrupoli per minare i valori che avevano reso Roma una grande potenza. Su questi disperati senza futuro, provinciali immiseriti, poveri in canna e matrone in rovina campeggia l’ambizioso per eccellenza: Catilina.

Oltre all’antieroe, nemico grande e perverso, emergono due veri eroi: Catone, austero protettore dei costumi e Cesare il generoso e lungimirante. L’anima della Roma virtuosa e repubblicana, cresciuta in grembo al senato, si sposa con l’intelligenza viva del grande politico che preparò l’impero. Il resto? Lussuria, avidità e mancanza di valori. Era per lo storico un mondo progressivamente alla deriva.

Fu la cupidigia a spazzar via la buona fede, la rettitudine e tutte le norme del viver onesto, indusse gli uomini all’arroganza, alla crudeltà, alla negligenza degli dèi, alla convinzione che non c’è cosa che non sia in vendita.”

In quegli anni, venti secoli fa,  s’era “perduto il significato delle parole: dilapidare il denaro altrui si chiama generosità, la temerarietà è chiamata coraggio. Ecco perché la repubblica è agli estremi.”

Le considerazioni di Sallustio assomigliano ai commenti da telegiornale dei lettori moderni, ai pensieri dei nostri giorni. Anche lo stile, fatto di disarmonie e rapidi cambiamenti, calza a pennello con la nostra sensibilità. Le sue parole furono scritte in uno spigoloso latino. Sono belle da leggere e dimostrano che dalla storia c’è da imparare, per fare almeno errori diversi.

Recensione di Alessandra Allegretti