La donna di scorta

Descrizione

S’incrociano in una mattina di pioggia, su un marciapiede scivoloso. Dorina che fa tesi a pagamento e Livio che fa l’antiquario. Subito s’innamorano. Dorina, una giovane single, e Livio, un uomo sposato… Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare un’ordinaria relazione fra amanti clandestini s’invertono fin dall’inizio. Livio, radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere. Perchè Dorina non vuol prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente piú di quello che Livio è disposto a darle. Accetta la sua condizione di marito e di padre con una naturalezza che sconvolge l’assetto ordinato della vita di lui. Tanto da fargli montare dentro l’ossessione di sapere se il silenzio di Dorina, la sua mancanza di domande, la sua tranquillità ogni volta che lo vede tornare in famiglia, la luce tiepida e rassegnata che le raddolcisce lo sguardo siano cicatrici o espressioni naturali della sua persona. La donna di scorta è la messa a nudo di un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende; e non ha bisogno di investiture, sacrifici o riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua sola ragione di essere.

Autore: De Silva Diego

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Lucilla Parisi

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]”Si voltò. Non la vide. Si era rannicchiata nell’angolo della porta ed era scivolata giù, come una gazza ferita. Un dolore che strappa, uno spasimo al petto. Si butta su di lei e l’abbraccia. E’ piccola, il suo corpo la raccoglie completamente….Sorride e piange. Provano a baciarsi ma non si può. Appena le labbra si incontrano, l’amore deraglia. Gli occhi pretendono, le mani vogliono sentire. Devono separarsi, e sorridere. O stringere. E poi tenersi, e tenersi ancora. L’unico modo di quietare quel miscuglio di gioia e sofferenza“. L’immagine è quella di un amore a cui non tutto è permesso. Perché Livio e Dorina quell’amore non lo possiedono. Le loro vite si sono incrociate solo per caso, su “un strada centrale secondaria…di quelle che, anche se ci abiti vicino da vent’anni, hai sempre fatto per andare da un’altra parte“.

Il tempo concesso all’altro è ciò che rimane del resto delle loro vite. Livio è già di Laura, sua moglie, “una di quelle donne che vedi immediatamente in prospettiva. Ti conquistano per la naturalezza  con cui sembra che sappiano aspettare le cose e poi farle andare dalla parte giusta“. Dorina è tutto il resto del mondo possibile, è quella domanda che ti sale da dentro e che ti fa guardare la tua vita per quello che è. Dorina è la bellezza che, si sa, “solleva cose rimpiante”. E’ la terra da occupare. Livio si era sentito spinto verso di lei “dalla sua unicità” anche se “nel profondo di sé avrebbe voluto scoprire che era una donna come tante“.

Questo però non accadrà: Dorina non è come tante e soprattutto non chiede più di quello che Livio, con tutte le sue paure, è in grado di darle. Dorina non gli sbatte in faccia la sua ipocrisia di uomo sposato, non urla la sua gelosia, non rivendica un posto nella sua vita e non gli chiede un seguito. Dorina c’è nella sua solitudine silenziosa, con le sue certezze conquistate che spiazzano e che, difficilmente, la debolezza di un uomo può comprendere.

Ormai conosceva tutto di lei, anche i graffi sulle mani, eppure quando la cercava col pensiero non c’era verso di prenderla. Era come quei personaggi dei sogni che ti dicono due o tre parole alludendo a una verità che ti guarda, e quando ti avvicini per sapere si allontanano appena, ma abbastanza per non farsi raggiungere“.

Il lettore però ha bisogno di capire, di comprendere. Il lettore vede ciò che a Livio non è dato sapere, perché legge l’intimità di Dorina, guarda il posto lasciato vuoto nel suo letto di donna sola. Sente i suoi pensieri quando Livio la stringe a sé e quell’impressione nemica che la occupa poco prima di vederlo. Ne percepisce il dolore trattenuto quando lui le mostra sua figlia e sua moglie, quasi come una provocazione, o le dice che Laura, sì sua moglie, è incinta. Il lettore vorrebbe abbracciare Dorina quando, sola nella notte della sua casa, stringe a sé lo spazzolino ed il dentifricio lasciati lì da Livio, unico segno concreto della presenza di quell’uomo nella sua vita.

La scrittura di De Silva crea vicinanza, quella del lettore ai due protagonisti e al loro amore, perché in fondo di amore si tratta. Amore maltrattato, secondario forse, un amore la cui unica sfortuna è quella di essere arrivato troppo tardi, rispetto ad una famiglia che c’è nella sua rassicurante normalità. Il lettore entra dentro alla confusione di Livio, percepisce forte il suo attaccamento a Dorina e la paura di ferire Laura; il lettore cerca nei non detti di Dorina le conseguenze dell’amore poco presente di Livio. Tutto senza dare un giudizio, in rispettoso silenzio di fronte all’impossibilità di quel sentimento, senza aspettarsi nulla di più dalle loro scelte.

Livio e Dorina insieme sono in fondo un istante, quel  momento di unicità che la quotidianità della vita ha concesso loro. Su quel terrazzo affacciato sulla città, sotto un cielo denso ed una luna debole, tristi, nella consapevolezza della fugacità di quel tempo, abbracciati, nel cercare di guardare le stesse cose, De Silva lo fa sentire tutto il loro desiderio,  dà consistenza a quel sentimento che c’è e che, comunque vada, non è un amore di scorta.

Dorina stava con gli occhi chiusi quando sentì scendere le mani di lui verso i seni…alzò le braccia e gli prese la nuca…tirò l’aria. Livio le affondò la bocca tra il collo e la spalla. Dorina si voltò…gli sbottonò la camicia…scoprendogli completamente il torace. Gli percorse la pella nuda….Si levò il maglione..e scoprì il seno. Livio voleva toccarla. Lei lo prese per i fianchi e lo tirò a sé. Poi gli strinse le braccia intorno al collo. Lui sentì i suoi capezzoli che gli affondavano nella pelle…Le restituì l’abbraccio. Rimasero schiacciati uno all’altro, con la città accesa tutt’intorno“.

Recensione di Lucilla Parisi

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  • La donna di scorta

    Descrizione

    S’incrociano in una mattina di pioggia, su un marciapiede scivoloso. Dorina che fa tesi a pagamento e Livio che fa l’antiquario. Subito s’innamorano. Dorina, una giovane single, e Livio, un uomo sposato… Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare un’ordinaria relazione fra amanti clandestini s’invertono fin dall’inizio. Livio, radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere. Perche Dorina non vuol prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente piú di quello che Livio è disposto a darle. Accetta la sua condizione di marito e di padre con una naturalezza che sconvolge l’assetto ordinato della vita di lui. Tanto da fargli montare dentro l’ossessione di sapere se il silenzio di Dorina, la sua mancanza di domande, la sua tranquillità ogni volta che lo vede tornare in famiglia, la luce tiepida e rassegnata che le raddolcisce lo sguardo siano cicatrici o espressioni naturali della sua persona. La donna di scorta è la messa a nudo di un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende; e non ha bisogno di investiture, sacrifici o riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell’altro trova la sua sola ragione di essere.

  • Mancarsi

    Descrizione

    Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d’amore. Semplice per modo di dire, perché la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. Perché, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, solo i racconti scarni e le canzoni dicono la verità sull’amore: quanto fa male, quanto fa bene. Solo lì si cela l’assoluto. Cosi De Silva prende i suoi due personaggi e li osserva con pazienza, li pedina, chiedendoci di seguirlo – e di seguirli – senza fare domande. Irene vuole essere felice, e quando il suo matrimonio inizia a zoppicare se ne va. Nicola è solo, confusamente addolorato dalla morte di una donna che aveva smesso di amare da tempo. Anche lui, come Irene, è mosso da un’assoluta urgenza di felicità. Anche lui vuole un amore e sa esattamente come vuole che sia fatto. Sarebbero destinati a una grande storia, se solo s’incontrassero una volta nel bistrot che frequentano entrambi. Ma il caso vuole che ogni volta che Nicola arriva, Irene sia appena andata via. Se le vite di Nicola e Irene non s’incontrano fino alla fine, le loro teste invece s’incontrano nelle pagine di questo libro: i pensieri, le derive, il sentire si richiamano di continuo, sono ponti gettati verso il nulla o verso l’altro. Forse, verso l’attimo imprevisto in cui la felicità finalmente abbocca.

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