La guerra del cinema

Descrizione

Più che “La guerra del cinema” il libro avrebbe potuto chiamarsi “Perché l’Europa ha perso la guerra del cinema”. Di questo in effetti si parla, e questo si spiega. Il libro infatti racconta la storia dell’epico scontro tra la potente armata dei produttori hollywoodiani, sempre supportata dal potere politico, e le fragili e divise cinematografie europee sempre in cerca di sussidi statali e di leggi protezionistiche. Ma ci spiega anche come una diversa idea di cinema tra Vecchio e Nuovo Continente abbia influito sullo sviluppo e sull’esito di questo scontro. Così da una parte c’è stata l’orda famelica di produttori che, a partire da Luis Mayer e Jack Warner con la loro ambizione di sviluppare il mercato interno e conquistarne di nuovi all’estero, si sono spinti a realizzare storie sempre più popolari, emozionanti e universali capaci così di parlare al pubblico di tutto il mondo fino a creare un immaginario collettivo sovranazionale. Dall’altra, in Europa, il cinema inteso innanzitutto come arte ha prodotto capolavori assoluti, ma ha anche generato un’ideologia del cinema d’autore che, sfornando centinaia di film autoreferenziali, ha progressivamente allontanato per decenni il pubblico europeo dal proprio cinema. Anche le politiche governative di aiuti al settore sono state essenzialmente differenti tra i due continenti: da una parte stimoli e investimenti per lo sviluppo industriale del settore, dall’altra aiuti spesso di tipo mecenatistico nei confronti dei singoli autori. Così, elencando e spiegando decine di esempi, Puttnam da una parte ricostruisce la storia dello sviluppo del cinema nei due continenti e dall’altra fa emergere le ragioni storiche di una guerra che noi europei non potevamo non perdere.

Autore: Puttnam David

Editore: Dino Audino Editore

Autore della recensione: Sara Barbieri

 

Recensione

I film sono potenti. Nel bene e nel male, agiscono sulla nostra mente. Si insinuano dentro di noi nell’oscurità del cinema per sviluppare o confermare comportamenti sociali. Possono contribuire a creare una società sana, informata, interessata e curiosa oppure, al contrario, una società negativa, passiva e ignorante, a un passo dal nichilismo.

Questa dichiarazione d’amore e di fiducia nei confronti della Settima Arte è il fulcro di La guerra del cinema. L’autore David Puttnam, produttore inglese di grande successo, presidente della Paramount negli anni Ottanta e produttore di film importanti quali I duellanti di Ridley Scott (1977) e Momenti di gloria di Hugh Hudson (1981), indaga le ragioni dello scontro culturale ed economico tra Stati Uniti ed Europa in nome di un’idea di cinema totalmente divergente.

Partendo dalla seconda guerra mondiale (intelligentemente, l’edizione italiana presenta solo la seconda parte del volume di Puttnam, tenendo presente la vasta letteratura esistente sull’industria cinematografica delle origini e la scarsità di studi sulla seconda metà del Novecento), l’autore si avventura in un percorso che delinea un panorama ben preciso: da un lato gli Stati Uniti che, grazie ad una politica industriale aggressiva e ben strutturata e all’appoggio al settore da parte del governo, sono riusciti a sviluppare il mercato cinematografico e a farsi portatori di valori universali, capaci di fare presa anche sul pubblico estero; dall’altro, l’Europa, priva di un sostegno statale e di stimoli e investimenti, irriducibilmente ostile all’idea di cinema come attività industriale e commerciale e prigioniera di un’ideologia autoriale, che si è condannata ad un’emarginazione sempre più profonda, allontanando il pubblico. Scrive Puttnam:

“…I cineasti, i dirigenti e i politici di tutta Europa furono o scelsero di essere troppo ignoranti per imparare la lezione che Hollywood aveva offerto alle industrie cinematografiche meno capaci di ottenere risultati positivi. Il cinema […] è un’impresa costosa […] In un sistema simile, l’indipendenza artistica è limitata e spesso si trova in opposizione alle esigenze economiche fondamentali. Così è accaduto che le due idee di cinema, che si trovavano in opposizione sotto ogni possibile aspetto – culturale, economico, politico – sono entrate in guerra per contendersi il cuore, la mente e i soldi del pubblico di tutto il mondo.”

Lucido e cristallino nella sua analisi, il saggio di Puttnam è perfetto per chi vuole approfondire la sua conoscenza della Settima Arte e informarsi su alcune delle tappe fondamentali della sua storia (nascita degli studios hollywoodiani, rivalità con il mezzo televisivo, Nouvelle Vague) ma è utile anche per i cosiddetti esperti del ramo, che vi troveranno alcuni gustosi aneddoti e una grande precisione storica.

Recensione di Sara Barbieri