La memoria del destino

Descrizione

Un colpo sordo, un corpo che si schianta sui sampietrini di una nobile strada romana. Via Rasella, sessant’anni dopo l’attentato che fece da drammatico prologo all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Così muore Friedrick Gius, professore ordinario di Storia Moderna all’Università La Sapienza, nel giorno del suo sessantesimo compleanno. E l’ora di quella morte, omicidio o suicidio che sia, è la stessa della strage ordinata dalle cellule partigiane. Prende le mosse da qui, una delle più straordinarie storie gialle ambientate nella Capitale, nella quale si fondono passato e presente, esoterismo e misteri, inseguimenti e colpi di scena, in un intreccio che si salda nei canoni più classici dell’indagine poliziesca fino al rendez vous conclusivo, ad alta tensione.

Autore: Turitto Pierpaolo

Editore: Absolutely Free

Autore della recensione: Sara Barbieri

 

Recensione

Friedrick Gius, professore ordinario di Storia Moderna all’Università La Sapienza di Roma, muore in circostanze misteriose nel giorno del suo sessantesimo compleanno, cadendo da una finestra. Il tragico evento porterà alla luce un complotto massonico sul quale, in un complesso intreccio tra passato (l’attentato di via Rasella e la conseguente strage delle Fosse Ardeatine) e presente (le ripercussioni che questi due eventi hanno sui protagonisti della vicenda), cercheranno di indagare due allievi di Gius, Marta e Tommaso, aiutati dall’ispettore Cangemi.

​Pierpaolo Turitto (romano, classe 1969, programmatore di giochi e videogiochi), al suo primo romanzo non si risparmia e vola alto, tratteggiando una storia che presenta tutti i canoni classici del giallo poliziesco, con rimandi ad Eco (la piantina dei luoghi romani, filo conduttore alla soluzione del mistero, che apre e chiude il libro,  ricorda quella dell’abbazia de Il nome della rosa) e a Dan Brown. Purtroppo, se l’autore da un lato dimostra una notevole padronanza nell’uso tensivo dei colpi di scena, unita ad una non trascurabile conoscenza della materia trattata (i rimandi storici sono precisi, le spiegazioni esaustive; basti pensare al brano dedicato alla stella di David, a cui Turitto dedica un monologo attraverso il personaggio di Marta: “In realtà la vera stella dovrebbe essere la contrapposizione di due triangoli equilateri identici e disposti specularmente. […] La regolarità della figura è importante, anche perché ci sono tutta una serie di teorie numerologiche collegate all’immagine geometrica della stella di David. C’è che sostiene che è la rappresentazione del numero 6, simbolo stesso della vita che nasce dal carbonio, che nel suo atomo ha 6 elettroni che ruotano intorno al nucleo; c’è chi invece sostiene che è il simbolo della trinità e della conseguente sacralità essendo incardinato sul numero tre, tre vertici, tre lati…”), lo stile non mi ha convinta… In sostanza, il contenuto non corrisponde alla forma: quanto è dinamico il primo, tanto è statica la seconda.

Recensione di Sara Barbieri