La natura è innocente

«Ho scelto due “tipi” generalmente condannati dalla società: il matricida e l’arrampicatore sessuale – li ho ascoltati per mesi, mi stanno simpatici; potrebbero essere miei figli. Se li ho scelti non è solo perché amo le stranezze; la ragione per cui ho raccontato insieme le loro storie è più sotterranea e radicale: perché, sommandosi, i miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io.»

La natura è innocente di Walter Siti

Con La natura è innocente Walter Siti scrive due biografie sui generis, quella di Filippo Addamo e quella di Ruggero Freddi alias Carlo Masi, svelando nell’epilogo la matrice di una scelta bizzarra: quella di tracciare il parallelismo tra un matricida e un pornoattore (“Il matricida e l’arrampicatore sessuale”).

Sono due vite complicate, i due protagonisti non sono nient’affatto semplici e lineari nel loro percorso di vita.

Il matricidio compiuto da Filippo matura nella Catania impregnata di mentalità (“Devo farla smettere di farsi disprezzare così”) e di contraddizioni culturali (“Come un fiume che ha nostalgia della sorgente, l’amore risale all’origine – verso un luogo terribile e vero in cui la Madonna e sant’Agata siedono a consesso, tra rocce eternamente viscide, con le dee primordiali: un luogo dove ogni madre genera il proprio assassino, dove Rosa non è colpevole per aver causato il disonore degli Addamo ma per non aver saputo trattenere lui, Filippo, all’interno del proprio ventre”). Segue un percorso carcerario di redenzione del matricida, che è stato narrato anche da Franca Leosini in una delle puntate di Che fine ha fatto Baby Jane (a questo link puoi rivedere la puntata).
Come sempre, le analisi di Siti culminano in modo fulminante: “Il matricidio è un atto fondamentalmente inutile, le madri non muoiono mai”.

Ruggero è volitivo, desidera affermarsi economicamente, ma anche culturalmente (“La sua tesi è molto lodata; il suo aspetto fisico suscita curiosità perché non corrisponde allo stereotipo dello scienziato nerd, gracile con gli occhiali”) e sceglie una via contorta per realizzare questo obiettivo: prima come pornoattore presso Colt (“Per gli strip chiede cifre alte sperando che gli dicano di no, ma scopre che più alza il prezzo, più lo cercano, bella lezione d’economia”); poi come escort. Nel corso di quest’ultima esperienza conosce il principe Giovanni del Drago (“Non ho mai conosciuto uno che possedesse un’isola intera” – ndr: l’isola è La Bisentina, nel lago di Bolsena) che sposa con matrimonio portoghese, pur essendo sentimentalmente legato a Gustavo Leguizamon (in arte Adam Champ).
In questo modo Ruggero assume un profilo davvero composito: “Io il prof. Ruggero Freddi, io il pornoattore Carlo Masi, io la principessa Fieschi Ravascheri del Drago”.

La conclusione di questa “vita parallela” alla Plutarco è impervia e scandalosa: “Oggi né uccidere la madre né sposare un principe, tradizionali vertici letterari della tragedia e della fiaba, bastano per acquisire una fisionomia o (come raccomandano i social) un profilo”.

Altrettanto sconcertante è il movente dell’interesse di Siti che – tra le tante vite parallele possibili – ha scelto proprio questa: “I miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io. Uno come soggetto e uno come oggetto della frase: avrei voluto uccidere mia madre per essere libero di possedere tutti i pornoattori muscolosi del mondo” (il mio spoiler è giustificato dal fatto che il movente è stato ampiamente dichiarato dallo stesso Siti e viene anticipato perfino nella sinossi del romanzo).

Bruno Elpis