La natura esposta

Un uomo di molti mestieri è incaricato di un delicato restauro. La statua del crocifisso contiene segreti che si rivelano solo al tatto. Bisogna risalire a diverse nudità per eseguire. C’entra una città di mare e un villaggio di confine, un amore d’azzardo e una volontà di imitazione.

 

 

La natura è il termine con il quale Erri De Luca designa il sesso. “La natura esposta” è quella di una scultura in marmo, un crocefisso, che un artista del primo novecento ha rappresentato nella totale nudità. Ma l’opera è stata censurata ed è stato aggiunto un panneggio a coprire il grembo della scultura.

Oggi la Chiesa vuole recuperare l’originale. Si tratta di rimuovere il panneggio”. Per questo viene ingaggiato uno scultore, sfollato dalla montagna ove aiutava i profughi a passare il confine.

Il compito è delicato (“In quel corpo morente si manifesta un principio di erezione”) e viene interpretato dal restauratore con grande senso dell’immedesimazione (“La sera mi guardo nudo allo specchio. Ripeto la forma stirata del corpo in torsione, la mia natura si curva seguendo la tensione dei muscoli ventrali”) e con partecipazione totalizzante (“Ho messo la mano sui suoi piedi, per riscaldarli”).

L’incarico, svolto frequentando un operaio mussulmano che fornisce la materia prima per il restauro e un rabbino che aiuta a interpretare i segni presenti sulla statua (“Ura, svegliati… in cima alla croce… Secondo lui Ura è poi passato al grido di esultanza Hurrah! Inciso sulla croce fa diventare il legno una scrittura”), assume il valore simbolico dell’incontro pacifico tra le tre grandi religioni monoteiste e conduce il protagonista a interiorizzare arte e simboli (“Ma qui, sulla statua e sulla croce, avviene il rovesciamento. Il corpo offeso si trasfigura e la sua nudità, da vergogna di essere umano diventa purezza di agnello sacrificato. La croce diventa altare e il corpo la sua offerta”).

Bruno Elpis