La penultima illusione

Due donne, due età, due mondi: dalle loro distanze nasce l’incontro sofferto, ironico, triste e gioioso tra Ginevra e N., l’adolescente somala a cui ha offerto un nido provvisorio. Nella luce di questa “penultima illusione”, Ginevra Bompiani rivive e ci fa rivivere una vita impulsiva e divergente, al centro della storia culturale e politica italiana ed europea.

Non cìè mai un ragionamento dietro le mie azioni, le mie svolte, le mie mutazioni. C’è l’intuizione, l’evidenza, l’illusione.

Ginevra Bompiani ha attraversato il Novecento da trottatore, all’insegna della cultura e dell’impegno sociale. La incontriamo nelle prime pagine insieme a N., adolescente somala di cui è tutrice legale, con cui trascorre «giorni ciarlieri» e «altri che aprono una piccola voragine nel suo passato e nel mio presente». Nel loro dialogo, fatto più di gesti e sensazioni che di parole, Ginevra Bompiani torna spesso con il pensiero al proprio passato: l’essere figlia di uno dei principali editori italiani, l’infanzia tra Milano e Vigevano, la guerra e una pace da scoprire. Tra i viaggi e le amicizie, si incontrano Umberto Eco, Italo Calvino, Elsa Morante, Giorgio Manganelli, Giorgio Agamben – per citare solamente alcuni –, si partecipa alla fondazione di una casa editrice, alla costruzione e ricostruzione di biblioteche a Sarajevo e nell’Africa subsahariana, alle tante battaglie, vinte e perse, che segnano fino a oggi il cammino dell’autrice. Mentre la pandemia tiene in scacco il mondo, Ginevra vuole aiutare N. a trovare una strada che le apra quell’orizzonte che si è subitaneamente richiuso. Questa proiezione verso un futuro da inventare le permette di guardare al passato senza provare né rimorsi né rimpianti, in equilibrio tra chi si poteva essere e chi si è effettivamente stati. Sempre alla ricerca della prossima illusione. «E chissà che tutta la vita non sia davvero così, un accavallarsi confuso di immaginazione e memoria, e questo velo di Maya si stenda sulla nostra esperienza del mondo vivo.»

Autore: Bompiani Ginevra

Editore: Feltrinelli

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Recensione

La penultima illusione di Ginevra Bompiani

La penultima illusione di Ginevra Bompiani narra i ricordi di una vita, il primo affiora da una vecchia fotografia. Ritrae Valentino Bompiani, l’editore, intento a un solitario, sotto gli occhi delle sue due figlie: Emanuela, la maggiore, e Ginevra.

Valentino Bompiani pubblicò Vita privata con Mondadori nel 1973: un’opera dedicata alle figlie, con ricordi che si fermano al 1947.  La penultima illusione sembra proseguire quel libro. Da tempo Emanuela non c’è più e Ginevra ha compiuto ottant’anni. Nell’opera Ginevra assume le età del ricordo: ora ha trent’anni, ora venticinque, poi di nuovo ottanta.

Da qualche tempo Ginevra ha aperto la sua casa a N, una ragazza somala, della quale ha chiesto l’affidamento. Con lei non è facile vivere: all’affetto e alla riconoscenza si alternano difficoltà e imprevisti. L’ospite ha trascorsi travagliati e non dimentica la violenza alla quale ha assistito durante l’infanzia. Anche il percorso per vivere in Italia è complicato: deve studiare, ambientarsi, integrarsi. Quando riesce a superare le difficoltà, Ginevra è felice. Dal canto suo N vuole osservare il ramadan, desidera uscire la sera con gli amici, a volte scompare o si allontana (“È tornata. La casa canta“).

Ginevra, anche nel suo passato, è sempre stata accogliente. Lo testimoniano le esperienze delle molte case nelle quali ha vissuto, in città diverse. A Siena, dove ha insegnato all’università per molti anni. O in America, a Providence, la città di Lovecraft. Joe Formica, un ragazzo americano di origine italiana, ha abitato con lei vicino a Siena, senza riuscire a imparare l’italiano. Era forte e voleva proteggere Ginevra, come una guardia del corpo. Un altro ragazzo, David, è restato con lei due anni: le ha rotto i letti di casa, la macchina, non studiava. Ciononostante, quando prese il morbillo e fu costretto a ripetere l’anno, Ginevra era contenta perché non sarebbe andato via…

Dal padre Valentino – morto ultranovantenne – Ginevra eredita la passione per i libri. Dopo aver curato per Bompiani la collana Il Pesanervi (con la consulenza del marito Giorgio Agamben), nel 2002 avvia la casa editrice Nottetempo, contraddistinta dall’eleganza e dall’accurata scelta degli autori. I libri sono una costante, anche nei progetti speciali come le Biblioteche del Deserto o il soccorso alla biblioteca di Sarajevo. Per questo il fatto che N non ami i libri è un cruccio: e così Ginevra cerca di leggere insieme a lei.

La penultima illusione è segnata dagli scontri con i baroni universitari che vogliono pilotare i concorsi e dalle prese di posizione in ambito politico. Ginevra è (stata) una femminista “dura”.

Ne La penultima illusione si incontrano molti intellettuali: Arbasino, Filippini, Manganelli, Eco e Calvino (che venne a Siena per vedere il Palio ed ebbe una stanza tutta per lui e la moglie, affacciata sulla piazza). Proprio a Siena Calvino sarebbe morto nel 1985. Ginevra frequentò anche i filosofi grazie al futuro marito Giorgio Agamben (“Gli occhi di Heidegger erano acuti come pungiglioni, non amichevoli, non benevoli, mi facevano paura anche quando a colazione nel giardino dell’albergo gli allungavo la marmellata“).

Ho lasciato andare tante cose“, scrive Ginevra ed elenca: la laurea in psicologia, Il Pesanervi, l’università, i viaggi nel mondo in guerra, il progetto delle Biblioteche del Deserto, Nottetempo. “Non si erano esaurite, se non dentro di me. A ciascuna di loro avrei potuto dedicare la vita, e invece no. Quando ho smesso di inventarle le ho lasciate andare“.