La promessa

Descrizione

Promisi sulla mia coscienza di trovare l’assassino, solo per non essere costretto a vedere ancora il dolore di quei genitori… e ora devo mantenere la mia promessa.” Il freddo e infallibile investigatore, il commissario Matthäi, è vincolato all’impegno preso, e obbligato a risolvere il caso di una bambina di sette anni brutalizzata e uccisa in un bosco. Ma “La promessa”, “antiromanzo giallo”, liquida con un massimo di crudeltà e finezza il genere poliziesco colpendolo proprio alla radice, cioè nella sua favolosa e assoluta consequenzialità. Gli elementi del genere ci sono tutti: i colleghi, ottusi o altezzosi, che si rifiutano di prestare fede alle sorprendenti intuizioni del commissario; un delitto raccapricciante con drammatici precedenti; un presunto colpevole; e la sorpresa finale, con lo scioglimento del mistero e la rivelazione dell’autentico assassino. Tutto viene però parodisticamente distorto e deformato nella celebrazione funebre del personaggio del detective e del racconto giallo tradizionali. Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto (il delitto non paga) una morale metafisica in cui regna l’assurdo: il razionale non prevale affatto sul caos, o almeno non fatalmente, e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima incompresa vittima.

Autore: Dürrenmatt Friedrich

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Vanloon12

 

Recensione

Quanti romanzo conoscente che ribaltano i cliché di un genere letterario? Io pochi, pochissimi. “La promessa” dello scrittore (ma anche drammaturgo e pittore) svizzero Friedrich Dürrenmatt è senza dubbio uno di questi. L’autore stesso, nella postfazione, annuncia il suo obiettivo di “mettere disordine” nell’ingessato mondo del poliziesco anni ‘50. Il romanzo, infatti, è uscito in Svizzera nel 1957, l’edizione che ho letto io è un tascabile della Feltrinelli (192 pp., 7,50 €) che riporta l’intrigante sottotitolo di “Un requiem per il romanzo giallo”.

E perché mai? Mi sono chiesto per gran parte della lettura, immerso nei paesaggi campestri e cittadini di una Svizzera di cantone dipinta con tratti poco accoglienti, quasi aspri, tutta radunata attorno a minestre di fegatini al carrello, alcol per dimenticare (forse la Svizzera stessa) e nuvole di fumo di sigari grandi, grandissimi e minuscoli. Apparentemente c’è tutto: un delitto efferato (una bambina massacrata a colpi di coltello), un investigatore (il commissario Matthäi), colleghi altezzosi che si rifiutano di prestare fede alle sue intuizioni. E la promessa che dà il titolo all’opera: quella che Matthäi rivolge ai genitori della bambina: troverò l’assassino, a ogni costo. Poi, ecco un altro elemento fondamentale del poliziesco classico: il depistaggio. L’arresto di un ambulante, su cui convergono tutti i sospetti. C’è persino il serial killer: una catena lega quest’ultimo omicidio a quelli di altre due bambine, in altri cantoni. E la stoica lotta di  Matthäi, che rovina se stesso e la propria carriera per mantenere la sua promessa.

Tutto torna, mi dicevo. Siamo nei binari del giallo classico. Se non che, a un certo punto, la voce narrante, il capo di Matthäi, spiega al proprio interlocutore (uno scrittore, reduce da una fallimentare presentazione di un romanzo) che “la sorpresa finale è estremamente povera e meschina, tanto meschina che non potrebbe adoperarla in nessun film o romanzo appena appena decente”. Eccolo, il requiem di Dürrenmatt. Con l’arte di un grande tragediografo greco, fa entrare il fato nella storia. Cade la consequenzialità degli eventi, struttura portante dell’intero genere poliziesco.  Le cose, semplicemente, accadono e gli uomini le subiscono, senza capirne le ragioni.

Un romanzo sorprendente, modernissimo nonostante i cinquant’anni suonati. Non può lasciare indifferenti né per il linguaggio e le ambientazioni, né per la pletora di riferimenti a miti e, persino, alle favole. Dürrenmatt non vuole stupire a tutti i costi, ma ci riesce perfettamente. Dote dei grandi scrittori.

Recensione di Vanloon12