La sabbia non ricorda

Autore: Scerbanenco Giorgio

Editore: Garzanti

Autore della recensione: Sara Barbieri

 

Recensione

La sabbia non ricorda, romanzo di Giorgio Scerbanenco, rappresenta in pieno la duplice anima dello scrittore: da un lato, un serratissimo intreccio giallo, strutturato con precisione millimetrica; dall’altro, un piano sentimentale che guida il lettore nella progressiva comprensione dei personaggi, tratteggiati nelle loro più intime sfumature.

La trama ruota intorno all’omicidio di Giovanni Masetta, meridionale emigrato in Friuli per fare fortuna, trovato morto sulla sabbia di Lignano Sabbiadoro. Le indagini, condotte dal funzionario Silvestro Lorè e dall’agente della scientifica Alberto Missaglia, sveleranno il lato oscuro dei protagonisti, portandoli verso scoperte tragiche e dolorose.

La forza del romanzo consiste nella capacità, da parte di Scerbanenco, di analizzare la psicologia dei suoi personaggi, approfondendo le loro personalità e le loro crisi, con particolare attenzione verso Michela Lorè, figlia del poliziotto Silvestro, ragazza fragile e perciò protetta dal padre e dall’amico Alberto, da sempre innamorato di lei. Una delle più belle pagine del libro è dedicata proprio alla sua sofferenza, provocata da una delusione amorosa che l’ha lasciata in uno stato di prostrazione profonda. Vale la pena di riportarla, almeno in parte: “Pensava raramente. Era quasi divenuta incapace di pensare, di leggere, di scrivere, e anche per questo non parlava. E quando pensava era peggio, perché pensava una sola cosa: alla miseria di essersi ridotta così per una tanto misera causa, un falso amore. E per un tanto misero uomo, un falso uomo. Non era stato neppure un grande, profondo, sconvolgente amore: era stata una storia penosa e ridicola, e frusta come un vecchio abito, perché accade ogni giorno, a centinaia di donne sciocche o inesperte”.

La scrittura dell’autore, secca e ripetitiva, porta il lettore quasi ad identificarsi con Michela, riuscendo a coinvolgere e appassionare. Per contro, altri personaggi sono ritratti con ferocia e disgusto: basti pensare ad Irene Prasin e a suo padre, il pregiudicato Romeo, esempi di un’umanità quasi bestiale e per questo immediatamente identificabili come polo negativo.

L’immediatezza del romanzo e la sua semplicità, unite alla grande attenzione per i più piccoli dettagli espressivi, rendono La sabbia non ricorda un’opera degna di essere ricordata.

Recensione di Sara Barbieri