La scuola degli egoisti

Descrizione

Un ricercatore in filosofia si imbatte del tutto casualmente nel nome di Gaspard Languenhaert, oscuro filosofo del Settecento propugnatore di una singolare quanto esclusiva “filosofia dell’egoismo”, dottrina in base alla quale il mondo non esiste in quanto fatto oggettivo, ma è semplicemente una proiezione mentale dell’individuo. Attraverso le scoperte del ricercatore, quindi, il lettore viene a conoscenza della strana dottrina dell’uomo che affermava di essere l’unica entità realmente esistente, e della vita assurdamente comica da lui condotta in un mondo che non è “vero”… Il tutto culmina in un finale a sorpresa che giustifica pienamente come il mondo, negato dal filosofo, non abbia conservato del filosofo alcuna traccia. “La scuola degli egoisti” esce dalla fucina del miglior Schmitt, uno Schmitt d’antan (1994) che ha da poco lasciato la carriera di professore universitario di filosofia per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Il suo stile veloce e incisivo ci porta con altrettanta facilità a ragionare su concetti che danno le vertigini e a ridere di gusto per le avventure del filosofo convinto di essere l’unico autore della realtà, un filosofo che ci rimane malissimo quando constata che la realtà esterna non corrisponde alla sua volontà, e che ha seri problemi a gestire una Scuola degli Egoisti dove ogni singolo affiliato è graniticamente convinto di essere l’unica cosa vera al mondo!

Gaspard Languenhaert è convinto di essere l’autore del mondo: lui solo esiste e tutto promana da lui.

Le creature che popolano la terra, gli oggetti, la materia in generale, nascono e vivono in quanto percezioni, l’unica realtà possibile è il sensibile e l’unica verità sta nella sua testa.

“... sia ch’io mi innalzi fino alle nubi, sia che sprofondi negli abissi, non esco mai da me stesso, e percepisco sempre e solo il mio proprio pensiero. Ergo il mondo non esiste in sé, ma in me. Ergo la vita non è altro che un mio sogno. Ergo, io sono tutta la realtà…“.

Inizialmente la presenza del bizzarro filosofo è molto richiesta e gradita nei salotti parigini del Settecento: i discorsi di Gaspard divertono e la sua bellezza è davvero sorprendente.

Tuttavia, il successo delle sue teorie è destinato a durare poco: l’attenzione procurata dalla curiosità si trasforma ben presto in diffidenza per poi diventare emarginazione. Così anche la Scuola degli Egoisti da lui fondata nel villaggio di Montmartre chiude i battenti e Languenhaert viene abbandonato ai suoi deliri…

Il protagonista dell’opera di Schmitt è un ricercatore annoiato e stanco che una sera di Dicembre, mentre legge dei dossier nella sala grande della Biblioteca Nazionale, apprende per caso dell’esistenza di Languenhaert e ne rimane sbalordito:

E così un giorno, nella storia del mondo, un uomo aveva teorizzato ciò che anch’io provavo spessissimo, quella stessa sensazione che pochi minuti prima si era impossessata di me… l’impressione vertiginosa che né gli altri né le cose esistessero… l’idea di essere l’unica coscienza vivente persa in mezzo a un universo di sogni… quel dubbio umidiccio, stopposo, invadente che svuota il reale della sua realtà...”.

Languenhaert diventa un’ossessione per lui, tant’è che decide di concedersi una vacanza dal lavoro e dedicarsi interamente al filosofo egoista, ma nelle sue ricerche incontra molte più difficoltà del previsto: di quell’uomo che aveva pensato di essere tutto, sembra non essere rimasto niente…

È esistito davvero Gaspard Languenhaert? E se si, chi ha fatto sparire ogni sua traccia e perché?

Il mistero si infittisce sempre più e le informazioni si accumulano, si intrecciano e si contraddicono, finché non appare evidente quanto sia inutile battere a tappeto archivi, soffitte e biblioteche: che senso ha cercare nel visibile quello che è invisibile?

Recensione di Marika Piscitelli