La scuola è finità

Descrizione

La maggior parte dei grandi dice che è ormai troppo tardi, non si può tornare indietro. Ma i miei compagni e io sogniamo tutti di cambiare questo stato di cose, e ci siamo ripromessi di riuscirci, un giorno”. “Quel giorno verrà, Lila. Io sarò con te, e saremo in tanti”. Nel 2028 solo i figli dei ricchi frequentano le scuole private; tutti gli altri vengono subito avviati al lavoro nelle aziende, dove sono costretti a sopportare turni massacranti e mansioni alienanti. Lila decide di ribellarsi iscrivendosi a un istituto clandestino, e Albert diventa suo complice, scatenando la repressione spietata della polizia. Con un intervento dell’autore sul rapporto tra scrittura e insegnamento. La scuola che non c’è… come dovrebbe o potrebbe essere? Provano a rispondere in questa serie alcuni tra i migliori insegnanti scrittori che con la scuola hanno un rapporto molto stretto, da dentro, e che ce la raccontano ciascuno a modo suo, con un proprio racconto inedito, di genere e ambientazione diversi. Età di lettura: da 11 anni.

Autore: Grevet Yves

Editore: Sonda

Autore della recensione: Valeria Martino

 

Recensione

L’ambientazione del nuovo romanzo di Yves Grevet, “La scuola è finita” è solo apparentemente futuristica. Ad un primo approccio, l’anno a cui si riferisce lo scrittore, il 2028, trasporterebbe il lettore direttamente nel futuro, eppure leggendo queste brevi ma intense pagine, ci si accorge, ahimè, che in realtà la situazione della nostra scuola non è poi così lontana. Chi la scuola la vive, e Grevet lo fa in prima persona, sa bene che l’istruzione è un servizio, anzi è il servizio pubblico per eccellenza, continuamente minacciato e alla mercé di chi, in qualche modo, deve far quadrare i conti dello Stato.

È il 2028: Alberto e Lila sono due ragazzi, poveri, le cui famiglie hanno “venduto” la loro istruzione a sedicenti aziende, in cambio di servigi e servitù. Alberto è il factotum della “Bricogarden”, Lila del “Fast food”… Il programma didattico? Calcolare con precisione la somma da pagare, saper applicare lo sconto del 5% per i possessori della carta fedeltà, calcolare il numero di rotoli che il cliente dovrebbe comprare per tappezzare un’intera stanza di casa. Il maestro? Figura desueta…oggi c’è il “promoter pedagogico”. Obiettivo trasversale? Impegno e impegno…per raccogliere le promozioni e i buoni acquisto.

Scappa una risata, lo so. È surreale, eppure a tratti tanto realistico. Si parla di LIM, multimedialità, know how, TIC, Clil ma poi gli edifici sono ancora pericolanti, manca la carta, il riscaldamento non funziona.

La scuola è di tutti e per tutti. Deve essere così, ora come nel 2028.

Possibile salvezza? La “scuola della Resistenza”, nomen omen

P.S.: ho letto con amarezza ogni pagina di questo libro, e così dovrebbe fare chi, come me, tenta ogni giorno di imparare ad insegnare.

Recensione di Valeria Martino