La seconda porta

Milo Molteni è un pubblicitario e insieme all’amico Pietro Carminati ha aperto «La Moca», un’agenzia che sforna idee, slogan e campagne pubblicitarie per aziende. Soffre di insonnia, che lui chiama «la mia signora e tiranna» e si è separato dalla compagna Elisa con la quale non è riuscito ad avere un figlio. Tutto cambia quando una notte, alle quattro e sette minuti, i coniugi Mattei, i due anziani inquilini che vivono nell’appartamento sopra il suo, muoiono. Avvelenamento da funghi. Il figlio Gianluca, sconvolto, vuole liberarsi in fretta della casa e quando incrocia Milo il mattino seguente gli confida che i due anziani genitori avevano sempre desiderato vendere il loro appartamento a lui, che negli anni era stato così gentile e affettuoso. Nonostante le cose non stiano esattamente come Gianluca le ha percepite, secondo Milo i due vecchi non erano delle belle persone e l’età da sola non poteva bastare ad assolvere dalla meschinità o dall’idiozia, accetta di buon grado. Nel giro di pochi giorni fa sgombrare l’appartamento ed è proprio in quel momento, mentre i ragazzi di una onlus stanno portando via i mobili dei Mattei, che Milo scopre una seconda porta, nascosta nello sgabuzzino. Una porta che conduce a delle scale e poi giù, verso il cortile. Che senso ha? Perché qualcuno avrebbe dovuto tenere aperto quell’accesso? Quella stessa notte, Milo sente dei passi e dei rumori provenienti dal piano di sopra che non fanno presagire nulla di buono. Che qualcuno possa essere entrato proprio da quella porta? Quando decide di andare a controllare di persona, la sua vita cambia. C’è una persona che dorme sul materasso, l’unica cosa lasciata lì dopo lo sgombero. Milo Molteni non sa ancora quanto l’incontro con Adam, il bellissimo ragazzino migrante che ha preso possesso momentaneo del suo piccolo appartamento, gli cambierà la vita.

La seconda porta di Raul Montanari si trova nell’appartamento dei Mattei e connette l’angusto mondo del condominio con il mondo esterno (“Ma cos’è? Un passaggio segreto?”).

Quando Milo Molteni, pubblicitario creativo e con vocazione per il sociale (“Io intanto mi occupavo di oscure onlus senza soldi che mandavano volontari in zone di guerra dove nessun altro avrebbe osato mettere un alluce”), decide di acquistare l’appartamento che si trova sopra la sua proprietà (“La visione delle due barelle che portavano i vecchi Mattei a pianterreno mi attraversò la mente”), La seconda porta dall’incerta origine (“Forse l’appartamento in un primo momento era stato concepito come una soffitta e questa era una scala di servizio…”) diventa un portale spalancato sulla realtà multietnica e conflittuale della nostra epoca.

Nell’appartamento si è infatti introdotto un giovane nordafricano, si chiama Adam ed è tanto bello quanto atterrito. Perché fugge perfino dalla comunità che lo ha accolto (“Una cooperativa per l’assistenza ai migranti: la HoSpes di Luca Pandoro”)?
“Il ragazzo era venuto con quelli dell’associazione a sgomberare l’appartamento che avevo appena comprato… Ha trovato una chiave della seconda porta… e l’ha usta per entrare. L’ho trovato lì mercoledì notte… Mi ha raccontato che aveva paura a tornare all’associazione… era arrivato un ragazzo nuovo che lui a suo tempo aveva denunciato…”
Con questa irruzione clandestina due mondi lontani/opposti entrano in contatto e collisione: adulto-giovane, benessere-disagio, bisogni secondari-primari (per dirla con Maslow), padre-figlio, legalità-vita di espedienti, problemi esistenziali-problemi di sopravvivenza…
Mentre il rapporto di attrazione reciproca si snoda, affiorano menzogne, debolezze, resistenze, paure, desideri di sentirsi amati e accettati.

Senza mistificazioni e buonismi (termine orrendo, ma evocativo delle discussioni in atto in questo momento storico) Raul Montanari ci propone una storia ricca di umanità e psicologia con abile passaggio dalla narrazione in modalità ironica – notevoli le rappresentazioni delle dinamiche condominiali, familiari (“Il protocollo delle mie visite si ripeteva con una fedeltà che era di conforto sia per me sia per loro”), coniugali (“Il dettaglio dell’avvelenamento da funghi la deliziò. Elisa era una di quelle persone che quando si sentono offese erigono rancori duraturi come monumenti”) e femminili (“Le due donne si squadrarono con quella rapida efficienza femminile che nel giro di un secondo porta alla formulazione di un giudizio definitivo”) – al registro drammatico, per affrontare anche il tema della paternità in senso lato (“Sei contento? Gli chiesi. Oh, questi padri mai sazi! I padri mancati, poi, peggio di quelli veri!”) e del disagio esistenziale prodotto dalla nauseante società del voluttuario (“Siamo fatti di passato molto più che di presente, perché il presente si sbriciola tra le nostre mani attimo dopo attimo mentre il passato è un nocciolo duro, roccioso. Il passato è quella parte di presente che ha meritato di rimanere dentro di noi per sempre”).

Alle soglie delle festività La seconda porta – ennesima prova delle abilità narrative di Raul Montanari – rappresenta l’idea di una strenna ricca di significati per chi voglia attribuire al regalo natalizio un contenuto culturale dall’impatto sicuro e imprimere all’augurio una sonorità originale e critica.

Recensione di Bruno Elpis