La sfida

Uno strano rapporto, quello che lega il protagonista e io narrante di questo romanzo, uno scrittore scorbutico e arrabbiato con il mondo, in crisi creativa, e Davide Yalta, un paralitico dotato di un senso dell’umorismo molto particolare, e a tratti sinceramente sgradevole. Un’amicizia, se tale si può definire, nata da un incontro casuale in un bar in un giorno di temporale e vissuta tra cene e situazioni imbarazzanti, soprattutto per il narratore. Davide Yalta infatti non fa nulla per rendersi simpatico: usa il suo handicap come un’arma contro le persone “normali”, se ne fa scudo e ci gioca prendendo in giro tutto e tutti, alla faccia di ogni correttezza politica, vera o presunta. Quando tra i due uomini si mette di mezzo una donna, un’affascinante vicina di casa di Yalta da lui corteggiata, la situazione si complica…

Autore: Vichi Marco

Editore: Guanda

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

Marco Vichi immagina “La sfida” tra un paralitico ebreo, Davide Yalta, e lo scrittore-sceneggiatore Trotti. Oggetto de “La sfida” è la conquista della bella Elena.

I due sfidanti si conoscono in un bar: Davide s’impone subito all’attenzione per il suo modo di fare irritante e antipatico (“Non ha mai visto un paralitico? M’interruppe lui, con un tono di voce insopportabile”). L’atteggiamento dissacrante (“Voglio desiderare quanto posso, buttarmi nella mischia, voglio sentirmi dire di no, voglio picchiare ed essere picchiato. Come fanno tutti”) e l’intelligenza dell’uomo menomato esercitano su Trotti una reazione mista: di repulsione e di attrazione (“Gliel’ho già detto, non mi piace il suo teatrino, lo trovo macabro e volgare”). Quando la conoscenza tra i due si fa più intima, Davide confessa all’altro di essere innamorato della bella vicina, Elena. Trotti s’introduce nella relazione tra i due e comincia a frequentare Elena…

Chi vincerà la sfida?
Davide?
Trotti?
O, come dice il proverbio, “tra i due litiganti il terzo gode”?

La narrazione viene condotta sempre in bilico tra provocazione e volontà di superare l’imbarazzato approccio all’handicap. Il metodo proposto attraverso i personaggi è istrionico, sopra le righe e ciò compromette il coinvolgimento e l’emozione…

Bruno Elpis