La società eccitata

Descrizione

La «società eccitata», estrema propaggine della «società dello spettacolo» di cui parlavano Guy Debord e i situazionisti, ha trasformato il sensazionale in regime di vita, oltre che in industria. La sovraesposizione agli stimoli, producendo assuefazione a ciò che impressiona, magnetizza e sconvolge, ha inciso profondamente sull’assetto antropologico, e la lingua ha registrato lo smottamento sociale: la sensazione, da fenomeno percettivo, si è intensificata, ed è ormai sinonimo di shock, emozione al limite del tollerabile. Proprio al «far sensazione», al fenomeno del sensazionale, è dedicato il saggio di Christoph Türcke, che tuttavia non si spinge a predicare l’astinenza mediatica, l’ascetismo emotivo. Il suo sguardo si volge piuttosto all’indietro, risale la modernità dal Rinascimento all’Illuminismo a oggi, per mostrare come la situazione odierna sia la conseguenza di una evoluzione secolare.

Autore: Türcke Christoph

Editore: Bollati Boringhieri

Autore della recensione: Riccardo Melito

 

Recensione

Lentamente nel corso dei secoli il concetto e la prassi della sensazione sono scivolati drasticamente verso una accezione specifica del termine. Con il progredire dell’intrattenimento o meglio dell’industria culturale, com’era definita dalla Scuola di Francoforte la produzione di materia culturale, la sensazione, il sentire, da attributo riguardante la mera percezione, i sensi appunto, è divenuto sinonimo di sensazionale. Nell’era digitale, con l’aumento esponenziale dell’informazione, una notizia fatica a raggiungere la visibilità, deve competere con una quantità immane di altri input e solo la sua spettacolarità può garantirgli la sopravvivenza e la ricezione. Con La società eccitata, Christoph Türcke, professore di filosofia a Lipsia, esperto di teologia e Nietzsche, traccia un’archeologia della sensazione che, attraverso un percorso storico e scientifico, approda all’infotainment (information + entertainment, n.d.r.), come il filosofo definisce l’attuale epoca dell’informazione spettacolarizzata.

Partendo dai punti di rottura presenti nella storia della sensazione come la diffusione delle notizie della Rivoluzione Francese, le Wunderkammern rinascimentali o le grandi fiere medievali, sulle spalle di Aristotele, Cusano, Locke e Berkeley, Türcke si spinge ancora più avanti tentando di risalire a un momento preistorico, si potrebbe quasi dire primigenio, in cui la sensazione, lo shock, diventa la causa prima della formazione del sistema nervoso e delle primitive istanze del sacro. Da questo fenomeno preistorico, la trasformazione in sacrificio e poi in commercio è facile. La società eccitata intreccia così il capitale con il sacro e fa dialogare Freud e Marx nelle loro interpretazioni postmoderne, mentre sullo sfondo si staglia l’influenza costante e sottesa, quanto palese e dichiarata, di Michel Foucault.

L’immagine che Türcke tratteggia dell’attuale situazione sociale è a dir poco inquietante, ma non per questo meno rappresentativa. Attraverso la fotografia prima e il cinema poi, si è pervenuti alla sovraesposizione della e alla immagine e alla creazione del mercato assoluto e del suo contraltare la sensazione assoluta, costantemente frustrata dall’impossibilità del suo raggiungimento in alienazione e depersonalizzazione. Se questa pulsione verso il sensazionale assoluto è instancabilmente instillata negli individui dal mercato assoluto, ma è allo stesso tempo costantemente frustrata, allora ci si rivolgerà a qualche surrogato per poterla blandire. Türcke individua nella diffusione di massa degli alcolici e delle droghe i palliativi atti a saziare questo ardente desiderio indotto, la tossicodipendenza, nella sua accezione più ampia e etimologica, sarebbe quindi il sintomo di questa dipendenza trans-erotica indotta dal capitale.

Benché la prospettiva de La società eccitata sia, a ragion veduta, pessimistica, tanto da fargli affermare: “La tendenza in corso è quella di ridurre i sensi a riflessi condizionati, di far disimparare loro la capacità di aggregare le sensazioni in modo da conservare immagini rappresentative interiori”. Nonostante la sua analisi della tossicodipendenza sia sbilanciata da istanze di carattere morale, il saggio mostra anche una possibile via d’uscita dalla deriva sensazionalistica, una serie di controfuochi da opporre alla grande macina molare del capitale. Secondo Türcke una delle possibili soluzioni sarebbe di rallentare il consumo e diminuire l’esposizione alla macchina spettacolare o come scrive: “Il gesto di azionare il freno d’emergenza compiuto a suo tempo dall’arte in maniera spettacolare, diventa ora compito elementare composto di piccole chiare azioni quotidiane di pronto soccorso, che però, nonostante tutta la loro banalità, ottengono un peso significativo inconsueto”. Azionare il freno d’emergenza è però solo una fase perché anche la salvezza, perché sia reale, non può essere assoluta, deve quindi essere accompagnata da una serie di azioni costruttive capaci di ricreare dopo la terra bruciata scaturita dalla società dello spettacolo.

Recensione di Riccardo Melito