La vita accanto

Descrizione

Rebecca è nata irreparabilmente brutta. Sua madre l’ha rifiutata dopo il parto, suo padre è un inetto. A prendersi cura di lei, la zia Erminia, il cui affetto però nasconde qualcosa di terribile, e la tata Maddalena, affettuosa e piangente. Ma Rebecca ha mani bellissime e talento per il piano. Grazie all’anziana signora De Lellis, Rebecca recupera un rapporto con la complessa figura della madre, scoprendo i meccanismi perversi della sua famiglia. E nella musica trova un suo modo singolare di riscatto, una vita forse possibile. La Veladiano racconta senza sconti l’ipocrisia, l’intolleranza, la crudeltà della natura, la prevaricazione degli uomini sulle donne, l’incapacità di accettare e di accettarsi, la potenza delle passioni e del talento.

Autore: Veladiano Mariapia

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Bruno Elpis

 

Recensione

La vita accanto: con curiosità mi accosto alla lettura di questo “pluridecorato” romanzo: premio Calvino 2010 e finalista al premio Strega 2011!

Con queste premesse, ho aspettative davvero sostenute. Sono in Liguria, nel “ponte dei morti”, l’ultima parentesi semi-estiva prima della tragedia che in questi giorni ha colpito Genova. Sfoglio le prime pagine… e già mi catturano.

La storia è avvincente e scorre da sé, pagina dopo pagina.  Senza accorgermi, la mattinata trascorre in riva al mare e io … ho già quasi divorato il romanzo di Mariapia Veladiano. Quando un libro mi appassiona, provo una strana sensazione: voluttà nella lettura e, a ridosso, una sorta di dispiacere, che sperimento sempre più intenso man mano che le pagine procedono  e mi avvicino alla fine. Questo mi è capitato anche vedendo scorrere “La vita accanto”. La passione per la storia ha presto lasciato il posto al rimpianto: ho “consumato” il libro in una sola giornata! Anche se “consumare” è verbo inappropriato: perché un libro può entrarti dentro e divenire una parte di te, proprio come questo…

La vicenda è quella di una bambina straordinariamente brutta e quindi afflitta da “un terribile debito d’origine”, che la mette in condizione naturale “di non avere il diritto di chiedere niente più dell’affetto miracoloso” che il padre e una fin troppo disinvolta zia Erminia riescono ad avere per lei. E proprio  in questi rapporti familiari, forse, si annida “la vita accanto”. Nulla è come sembra: il rifiuto ostinato della madre, che si suicida buttandosi nel fiume, in realtà nasconde un sentimento tormentato e forte, strangolato dal disagio esistenziale e psichico. Invece,  chi sembra nutrire affetto…

Rebecca, il piccolo “mostro” (!!!), affronta con rassegnazione e consapevolezza le sofferenze della sua condizione, dilaniando il lettore con alcune spietate riflessioni: “La bellezza vuole essere visibile. Per me era una grazia l’invisibilità”, nonostante una straordinaria abilità nelle mani. Ma anche “quando suonavo il mio corpo feriva la vista di chi mi ascoltava”.

Pur vittima di una rara sfortuna, la piccola Rebecca intesse rapporti umani importanti. Con l’emotiva tata Maddalena (“Suona qualcosa che ci faccia piangere tutte le lacrime…”), con l’estroversa e comunicativa Lucilla, compagna di sventure ai tempi della scuola elementare, con il maestro di pianoforte De Lellis e la “di lui” madre, anche lei pianista. Gabriella De Lellis é affetta dal morbo di Pick, una forma di demenza senile che la rende smemorata: eppure la diafana anziana sembra saper leggere i pensieri! Proprio grazie a questa figura,  che nasconde un altro terribile segreto, Rebecca riuscirà a completare un doloroso processo di autocoscienza e porterà a galla una realtà sommersa a suon di terribili rivelazioni.

Voglio qui fare una precisazione. Un libro “riuscito” non è soltanto potenza della storia e abilità nella caratterizzazione dei personaggi. Di un romanzo, io apprezzo l’ambientazione. E, anche in questo, “La vita accanto” regala descrizioni di una città di provincia: la Vicenza del Palladio, con i suoi due fiumi (il Retrone, ai bordi del quale sorge la casa di Rebecca, e il Bacchiglione: entrambi ambienti di morti tragiche), con i suoi viali, con il monte Berico. La “santa-cattolica-apostolica-pettegola città dei preti e delle monache”. Una città che “é come il suo fiume … meglio non scavare sul fondo!”

Infine, per completezza, una nota critica anche allo stile: sempre appropriato alle situazioni descritte. Cristallino, lucido nel narrare, sa farsi concitato e impressionistico nel capitolo ove Rebecca si avvicina alla verità sulla madre: quando le parole mimano il battito di un cuore in tumulto, per effetto della vicinanza alla verità…

Recensione di Bruno Elpis