L’armonia dei sogni spezzati

Descrizione

Un solitario viaggiatore nel bel mezzo di un deserto, guidato da una dolce musica. Un incontro di pugilato la cui vittoria si snoda ben oltre i confini di un ring. Una simpatica amicizia tra l’oscurità e la stretta morsa del sottosuolo. Un gatto che si aggira tra le pareti di una scuola, cercando una bambina smarrita. Un negozio che offre un ultimo, invitante premio per chi ha patito troppa tristezza. La vita e la morte… da sempre legate, da sempre amate e odiate. La vita, la morte e cinque storie legate a una melanconica armonia di sospiri spezzati.

Autore: Carollo Fabrizio

Editore: Falzea Editore

Autore della recensione: Serena Vissani

 

Recensione

Una raccolta di cinque racconti legati da un filo conduttore: quell’imperscrutabile rapporto tra la vita e la morte che coinvolge ogni singolo individuo dal giorno della sua nascita.

Una prosa incalzante quella di Carollo, che induce il lettore, anche il più annoiato, a incuriosirsi, a percepire il desiderio, la necessità di andare avanti, di capire dove si sta andando, dove ci si trova. Gli indizi vengono trasmessi pian piano, fin quando poi il finale colpisce e meraviglia chi si trova di fronte a quelle pagine.

Vita che sembra morte e morte che sembra vita: il filo è così labile che permette di creare mondi nei quali i due confini sono a tal punto sfumati da non poterli percepire.

La coscienza di una vita non rammentata, con l’unica consapevolezza di vivere e di aver vissuto.

La sensazione di un momento di trapasso, senza però capire dove si è.

La volontà di superare se stessi, almeno una volta nella vita.

Il desiderio di vivere i luoghi più comuni, con un senso di smarrimento.

Il timore di non riuscire a farcela e l’amore come ancora di salvezza.

Un alternarsi della vita e della morte per poi concludersi in un racconto, il più lungo dei cinque, nel quale il compromesso con la vita, che sembra impossibile, trova la sua soluzione nella fonte stessa del suo dolore. A riprova del fatto che vita e morte, dolore e piacere, sono due facce della stessa medaglia.

Luogo comune di tutti i racconti è sicuramente la musica, che accompagna i protagonisti nei loro percorsi, spesso assurdi, spesso fantascientifici, spesso grotteschi: dal cantuccio che ad essa viene riservato, lancia una grido di speranza e spesso indica una strada da seguire, che, forse, è la stessa che viene indicata al lettore

“Tutti siamo costretti a vivere”. Ogni racconto a suo modo mostra questa condizione: anche la vita strappata precocemente è vivere, insieme alla volontà di tornare a vedere quei luoghi tanto amati e troppo presto abbandonati. Ugualmente è vita quella che si illude di vivere, perché non si riesce a vivere in quella vera.

Un elogio della vita, dunque, ma non al contempo un rifiuto della morte: più semplicemente, una sua necessaria sfumatura.

Recensione di Serena Vissani