Le Beatrici

Descrizione

Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un’adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno “spartito” di voci, un’opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione. Tra un monologo e l’altro, sei poesie e due canzoni.

Autore: Benni Stefano

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Chiara Amato

 

Recensione

Che ore sono? Non voglio saperlo. Le ore in cui si aspetta non hanno la durata del tempo quotidiano. La loro misura non è quella di un pendolo che oscilla regolare, ma quella di un cuore che batte, a spasmi e inciampi. Il tempo dell’attesa ti circonda, ti avvolge interminabile. È come navigare in un mare di cui non si vede la fine.

Aspettiamo senza riuscire a pensare ad altro, spesso senza cercar rifugio in un libro o in una musica. Ogni squillo di telefono ci fa tremare il cuore, ogni voce vicina ci inquieta: ed è nuovo dolore, non è questa la voce, non è questo il volto che aspettavamo. C’è follia in questo? Sì, c’è, spesso. Si può aspettare qualcuno che ha bisogno di noi o che noi crediamo abbia bisogno di noi,

oppure di cui in fondo abbiamo bisogno. Noi crediamo, sì. La nostra è una fede che conosce una sola preghiera, un solo tocco di campana. Vieni… ritorna…

Le Beatrici di Stefano Benni è una raccolta di otto monologhi che attraversano l’universo femminile. Otto donne differenti, ognuna immersa in una dimensione stravagante, grottesca, esilarante, drammatica. Semplicemente ed incredibilmente reale. Stefano Benni tesse le fila delle loro storie: i desideri reconditi, gli spasmi amorosi, le confidenze, le paure.

La protagonista del primo monologo è la Beatrice dantesca in una versione originale ed ironica.

Fior di vaniglia

Il tempo passa e nessuno mi si piglia

Si sposan tutte quante

E a me tocca di aspettar Dante.

Seguono poi un’adolescente crudele, una donna in carriera, una suora con una strana vocazione, una giovane irrequieta, una vecchia bisbetica ed un’anziana sognante, una donna-lupo.

 Ciao bella Deborah…sono l’Angie… te ne devo dire una da urlo…guarda, la vita ha proprio il telecomando, non sai mai quale tasto premerà, se un horror o un harmony… certo che te lo racconto, bella, stavo per andare a vedere i saldi di Dolce-e-Gabba quando mi chiama la Fede, la Federica, sì, la culona sgrausa, guarda, piangeva che non si capiva cosa diceva… certo, non si capisce cosa dice neanche quando non piange… sarà l’apparecchio per i denti o che è scema?…

tutte e due le cose, secondo me…

Le Beatrici è un’opera che scompone il mondo femminile in otto volti poliedrici, per poi ricomporre lo stesso in un unico insieme: in tal mondo Stefano Benni ci mostra la particolarità e l’unicità della donna, che racchiude in sé stessa tanti stati d’animo, tante fragilità, tanta bellezza. E che il più delle volte non è in grado di aprire al mondo la sua sfera intima, oppure crede di non riuscirci, timorosa del giudizio altrui, soprattutto spaventata dall’eventualità di soffrire. Una donna a volte ignara, a

volte volontariamente cieca, dinanzi al fatto che l’essenza della vita è data da gioie e dolori, sorrisi e lacrime.

E la mia vita povera come quella di tutti, all’improvviso si incendia di dolorosa meravigliosa passione. E il mio cuore batte forte perché lei è tornata. LA LUNA.

Da questo libro è nato uno spettacolo-laboratorio, dal titolo Beatrici, che si è tenuto a Genova nel Teatro dell’Archivolto ed è stato messo in scena da sei attrici italiane. Benni scrive che “lo spettacolo Beatrici è stato l’occasione per mostrare che esistono giovani attrici italiane di talento e non necessariamente devono essere ingoiate dalla televisione”.

Insieme ai monologhi femminili il libro contiene sei poesie e due canzoni, di cui una è stata scritta per l’indimenticabile voce di Fabrizio De Andrè.

Io non voglio far altro che vivere

Tra una corda e l’altra saltando

Dentro la cassa di una viola da gamba

Voglio ascoltare le voci di fuori

E voci spezzate di cento popoli

Che dalla mia terra non voglio scacciare

Io voglio vivere, non ho altro da fare

Recensione di Chiara Amato