Le belve

Descrizione

Ben e Chon sono amici per la pelle: un genio delle economie di scala e un prodigio di forza fisica e addestramento militare. Diversi, complementari, accomunati dalla stessa filosofia – vivi e lascia vivere – condividono tutto, inclusa Ophelia, la ragazza dei loro sogni. In California hanno creato un piccolo regno coltivando e smerciando un prodotto speciale: la miglior marijuana degli Stati Uniti. Ora, però, la loro remunerativa attività è finita nel mirino dei cartelli messicani. Che hanno un modo tutto loro di comunicare le proprie intenzioni: spedire un video nel quale mostrano la sorte riservata a chiunque non si conformi alla loro volontà. A Ben e Chon non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi in buon ordine o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale a essere in gioco non sarà solamente la loro impresa commerciale, ma la loro stessa vita. Ben e Chon, due personaggi avvolti da un insolito, accattivante alone di romanticismo. Loro due soli contro i grandi cartelli della droga. Una storia dal ritmo implacabile, piena di azione e colpi di scena. Un nuovo tassello della saga di confine inaugurata da “Il potere del cane”. Da questo romanzo Oliver Stone sta girando il suo nuovo film.

Autore: Winslow Don

Editore: Einaudi

Autore della recensione: Sandro Salerno

 

Recensione

Ti avverto subito: se ti piace Susanna Tamaro, gira i tacchi e stai alla larga da questa roba. Don Winslow è tutta un’altra storia. A leggere le cose sue ti si drizzano pure le sopracciglia.

Di autori Pulp in giro ce n’è un fottìo. Ma di gente capace di scrivere come lui, ben pochi. Mi vengono in mente solo Palahniuk e Medina Reyes, con le dovute differenze.

Le Belve narra di due ragazzi californiani che coltivano marjuana per rivenderla, rompendo le scatole a un’organizzazione criminale che ne detiene il monopolio. Sono entrambi innamorati di una ragazza di nome O, dove la lettera è l’abbreviazione di Ophelia, ma anche di Orgasmo. O multi-O, come la chiamano le amiche.

I fatti sono avvincenti, tant’è che Oliver Stone ne ha fatto un film. Ma Don Winslow ha due caratteristiche solo sue: lo stile, e la musica. Se hai letto La cognizione del dolore di Gadda sai di cosa parlo, cioè di quella vertigine che ti prende nel seguire le parole come se ascoltassi una musica ritmata e incessante.

Lo scrittore americano lancia parole come Cassius Clay menava pugni. Arrivano da tutte le parti, con una forma e una grazia solo sua. Se ascolti della musica mentre stai leggendo Le Belve, devi interrompere una delle due cose. Rischi l’overdose.

C’è il rullante della batteria: “Vaffanculo!” Il libro inizia proprio così, con un vaffanculo urlato.

C’è il rif di chitarra: ”Fin da bambino, Lado sembrava non avere emozioni, o comunque non le manifestava. Abbracciarlo, cosa che sua madre faceva spesso, non provocava in lui nessuna reazione. Prenderlo a frustate sul culo con la cintura dei pantaloni, cosa che suo padre faceva altrettanto spesso, otteneva il medesimo risultato. Ti guardava con quegli occhioni neri, e un’aria come per dire: che diavolo volete da me?”

C’è una tastiera che suona in Mi 7: “Erba del Sesso marca Ben & Chon.

Sulla costa Ovest, ha procurato più orgasmi dei «giocattoli» marca Doc Johnson.

Nessuna meraviglia che i messicani la vogliano.

Tutti la vogliono.

La fai fumare al Papa, e quello si affaccia al balcone lanciando preservativi sulle folle adoranti. Esortandole a darci dentro. Dio è amore, scopate. Dio è buono, fate l’amore.

O fa due tiri.

Oh mio Dio.”

Dietro all’apparente cinismo del quasi 200% dei personaggi ci sono invece sentimenti, gelosie, invidie, sesso. E amore.

Esiste anche l’amore a tre, se è per questo.

“La foto arriva sul monitor di Ben.

Tre ragazzi morti.

Con la didascalia: «Stiamo badando ai nostri affari». Ma non sono i nostri tre eroi, questi morti qua.

Come si dipana la matassa e che fine fanno Ben, Chon e O, non lo dico. Può darsi che finisca bene. O può darsi che.

Però arrivato a voltare la copertina del libro ormai finito di leggere, pensi: suonane un’altra, Don.

Recensione di Sandro Salerno