Le città invisibili

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Sono stata qualche giorno fa a Saragozza. Mi è saltato in mente Italo Calvino, con le sue Città Invisibili. Saragozza è la città che non ti aspetti. Quella che ti ritrovi a raccontare senza sapere cosa dire.

In un mondo ideale dove l’urbanistica è sistema essenziale per l’evoluzione della società, dove ogni cosa sembra essere stata concepita prendendo spunto dal paradosso dell’esistenza.

Le Città invisibili di Italo Calvino sono un orizzonte infinito sul quale noi miseri osservatori ci affacciamo, senza poter avere contezza della totalità della percezione. Un equilibrio intenso e impercettibile, tra la realtà e la necessità, tra la caduta e la risalita. Come l’equilibrismo del circo, un magico momento in cui l’attenzione si focalizza sul filo teso della vita, con o senza rete.

Intimamente immersi nell’equilibrio della vita, disassiamo la nostra ricerca verso un nuovo linguaggio libero dagli schemi precostituiti, ma intimamente immerso in un nuovo pensare. L’umanità ha bisogno di riscattarsi e di immaginarsi proiettata in nuovo spazi, senza confini, dove la parte più profonda di ognuno trova la sua giusta collocazione e la sua massima realizzazione. Non c’è paura nella scoperta del nuovo e nella riscoperta di se stessi. Vedersi riflessi in un lago al contrario e vedere l’altro mondo possibile, perché è possibile tutto ciò che prende forma dalla creatività e dalla passione.

Si entra in una città invisibile per non fermarsi: viandanti attenti e affamati di spunti per costruire la propria città possibile, la città visibile in cui fermarsi e decidere di essere al di sopra di ogni sovrastruttura.

Recensione di Lucilla Parisi[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column]

  • Il barone rampante

    Il narratore ripercorre la lunga vicenda del fratello, Cosimo di Rondò, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo a Ombrosa, in Liguria. Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Cosimo si costruisce un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica (Napoleone compreso) lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione. Vive anche una tormentata storia d’amore con la volubile Viola. Cosimo muore vecchio, senza mai discendere in terra: ammalato, in punto di morte, si aggrappa alla fune di una mongolfiera e scompare mentre attraversa, così appeso, il mare.

  • Il cavaliere inesistente

    Suor Teodora narra la storia di Agilulfo, cavaliere senza corpo, di cui vive solo l’armatura. Mentre Carlo Magno assedia Parigi, Agilulfo, dopo essersi coperto di gloria, decide di partire alla ricerca di Sofronia, fanciulla da lui salvata quindici anni prima. Accompagnato dallo scudiero Gurdulù, attraverso numerose peripezie, inseguito dalla guerriera Bradamante innamorata di lui, Agilulfo riesce a trovare Sofronia, ma credendola macchiata di gravi peccati, decide di scomparire. Si sveste dell’armatura e la consegna a Rambaldo, giovane compagno d’armi. Sarà ora questi a proseguire nella bianca corazza, le gesta del cavaliere senza corpo.

  • Il sentiero dei nidi di ragno

    Questo romanzo è il primo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi racconti. Che impressione mi fa, a riprenderlo in mano adesso? Più che come un’opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale d’un’epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Al tempo in cui l’ho scritto, creare una ‘letteratura della Resistenza’ era ancora un problema aperto, scrivere ‘il romanzo della Resistenza’ si poneva come un imperativo; …ogni volta che si è stati testimoni o attori d’un’epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale …A me, questa responsabilità finiva per farmi sentire il tema come troppo impegnativo e solenne per le mie forze. E allora, proprio per non lasciarmi mettere in soggezione dal tema, decisi che l’avrei affrontato non di petto ma di scorcio. Tutto doveva essere visto dagli occhi d’un bambino, in un ambiente di monelli e vagabondi. Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo…” (Italo Calvino)

  • Lezioni americane

    Nate come testi per un ciclo di conferenze da tenere ad Harvard queste lezioni costituiscono l’ultimo insegnamento di un grande maestro: una severa disciplina della mente, temperata dall’ironia e dalla consapevolezza di non poter giungere ad una conoscenza assoluta.

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