Le età della vita

Tutto lo sforzo che facciamo per dare ordine alla vita è un logorio costante, disperato, che usura i nervi, li sfianca, ma è necessario alla nostra sopravvivenza. “Le età della vita” è proprio questo, è il tentativo di dare ordine al caos, di riordinare i ricordi, le sensazioni, di prendere per le briglie una vita che è sempre sul limite di deragliare. Ambientato negli anni Ottanta a Roma, i fondali della narrazione sono il mercato ittico di via Ostiense, l’università La Sapienza e la metropoli romana. È in queste praterie urbane che il protagonista diventa funambolo della propria vita, mentre gli spazi vuoti vengono controbilanciati da svariate pressioni: il lavoro, l’università, una storia d’amore e l’intenso rapporto con Carmine, figura ai margini della società.Questo scenario acquisisce ulteriore forza grazie al doppio registro linguistico (romanesco e italiano) che ha la capacità di catapultare il lettore all’interno di ogni immagine descritta, dentro ogni inquadratura che viene proposta, nel cuore della narrazione. L’immersione è totale.

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Autore della recensione: Caterina Ferraresi

 

Recensione

Il protagonista, ventenne universitario iscritto a lettere, vive scisso tra due realtà: lo studio, la sua passione per i libri, la cultura, di giorno; il lavoro, al mercato del pesce di Roma, la notte. Queste due realtà: la luce e il buio, il giorno e la notte, si congiungono quando il ragazzo (che nel romanzo non ha un nome) incontra Carmine, un illuminato poveraccio che vive abusivamente in un appartamento vuoto, circondato da carte, lettere, documenti che rappresentano l’ingarbugliato filo della sua vita. Il dipanare questo filo- che darà identità e dignità a Carmine – diventerà l’obiettivo e la scuola di vita del giovane universitario.

Ad una scrittura colta, elegante, parlata dal giovane universitario, fa da contraltare la parlata romanesca  che lo stesso ragazzo usa quando lavora al mercato. La parte ” romana” del romanzo costruisce un collage di bozzetti curiosi, divertenti, a volte tragici, che rendono bene il calore e il colore di quella pancia che è il mercato del pesce.

Però, c’è un però: è come se queste due anime – rappresentate dalle due diverse scritture – non riuscissero a fare una sintesi e a costruire fino in fondo il romanzo di iniziazione che poteva essere.

La parte finale è interessante: la parte migliore. Inutile l’esile trama di una storia d’amore di cui si poteva fare a meno.

Recensione di Caterina Ferraresi