Le parole perdute di Amelia Lynd

Descrizione

L’Italia che cambia degli anni settanta non sembra aver voglia di cambiare in via Icaro 15, Milano. Sì, certo, l’eco arriva anche lì ma Elvira, la portinaia, è, come un secolo prima, alla mercé di inquilini gretti, litigiosi, pettegoli. Un universo di maligne ottusità e luoghi comuni che tuttavia diventa teatro del mondo nell’immaginazione duttile e porosa di Chino, il figlio adolescente di Elvira. Quando, al quinto piano, prende casa Amelia Lynd, un’anziana signora dall’incedere altero, maniere impeccabili, madrelingua inglese, Chino ne avverte subito il carisma e ne diventa adorante discepolo.Da dove viene? Cos’ha da nascondere? Qual è il suo segreto? Gli inquilini la mettono al bando, la ostracizzano. Chino si muove, con una sorta di strana ebbrezza, fra i sogni combattivi della madre – diventare proprietaria di uno degli appartamenti abitati dai suoi aguzzini – e le utopie della nuova madre-maestra dalla quale apprende la magia delle parole, le parole che raccontano e le parole che semplicemente dicono. Proprio allora la commedia quotidiana cede al dramma e le vicende di via Icaro e della sua portineria subiscono una fortissima accelerazione. E Chino deve imparare più in fretta, di che passioni, di che ambizioni, di che febbri è intessuta la vita. Nicola Gardini racconta, con vigore e dolcezza, di un piccolo palazzo brulicante di caratteri variegatissimi che si apre però a una smagliante grandezza attraverso due indimenticabili figure femminili, porte di ingresso, l’una e l’altra in maniera diversa, al mistero di esistere.

Autore: Gardini Nicola

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

Milano, primi anni Settanta.

Elvira, la portinaia di via Icaro 15 coltiva il sogno proibito del riscatto sociale.

Dopo una vita passata a lucidare pavimenti e chinare il capo di fronte alle angherie di inquilini gretti e presuntuosi, finalmente è riuscita a racimolare un bel gruzzoletto per acquistare un piccolo appartamento. Naturalmente il suo desiderio è diventare a pieno titolo un’inquilina di quello stesso stabile in cui ha sofferto insopportabili umiliazioni, reali o presunte tali, ovvero farsi chiamare “signora” dalle stesse persone che l’hanno sempre trattata con sufficienza, se non addirittura con disprezzo.

Suo marito è assolutamente contrario a quest’idea malsana: i locali della portineria non saranno il massimo del comfort, ma sono praticamente a costo zero. E poi lui, di banche e mutui, non vuole sentir parlare.

Ma Elvira è stata furba: ha accumulato banconote su banconote e ha custodito il suo bottino alla vecchia maniera, in una scatola da scoperchiare al momento giusto.

Luca, detto Chino, è forse il vero protagonista del romanzo. I sentimenti acerbi e i dissidi interiori del figlio della portinaia sono infatti meglio descritti rispetto alla rappresentazione piuttosto confusa della signora che dà il nome al libro, Amelia Lynd.

In un condominio che si nutre di dispetti e pettegolezzi, l’arrivo della donna colta, atea e anticonformista dall’accento inglese,  genera un gran subbuglio e alimenta sin da subito bizzarre leggende. Chino la frequenterà assiduamente e la sua mente trarrà dalla nuova amicizia tanti eccitanti stimoli, non solo aprendosi alla lettura e allo studio delle lingue ma anche imparando ad abbattere barriere culturali e pregiudizi. “La Maestra”, come lui la chiama, lo aiuterà a crescere…

Il libro di Nicola Gardini è breve, leggero, veloce.

In rete ho letto diversi commenti contrastanti e ho notato che molti sono incentrati sul facile confronto con un bellissimo libro di qualche anno fa, di cui mi sembra superfluo riferire il titolo.

In entrambi ci sono un condominio, una portinaia e un bambino/bambina dalla sensibilità particolare.

Ebbene, a mio parere fare paragoni è umano e naturale, ma spesso distruttivo.

Con la storia di Elvira, Chino e Amelia Lynd, Gardini non punta su “L’eleganza” della prosa per trasmettere i suoi messaggi, ma propone un simpatico siparietto di personaggi litigiosi e cattivelli, un microcosmo di fragilità, mediocrità e velate ipocrisie che rispecchiano l’anima di una società in ogni tempo e in ogni luogo.

L’opera va dunque inquadrata tra i romanzi di intrattenimento, si tratta di un testo semplice e piacevole, senza troppe pretese e, a ben guardare, persino ricco di spunti. Il problema è che, a parte qualche guizzo di vivacità, la storia risulta piuttosto scialba, sebbene non manchino i colpi di scena. Spesso si avverte la sensazione che gli episodi siano slegati, impersonali, e i personaggi sono caratterizzati in maniera un po’ schematica e frettolosa. Una sufficienza piena.

Recensione di Marika Piscitelli