Le sorgenti del male

Che cos’è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue modalità di aggredire il tessuto del mondo e delle persone che lo abitano si siano modificate? Zygmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori viventi, già nel 1989, con Modernità e olocausto, aveva riletto le atrocità del Terzo Reich sovvertendo l’opinione comune che si fosse trattato un «incidente» della Storia e dimostrando che invece la «società dei giardinieri» della modernità aveva raggiunto con l’olocausto il suo risultato più esemplare. In questo libro Bauman compie un ulteriore decisivo passo avanti nell’identificazione del «male» ai giorni nostri.

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Autore della recensione: Elisabetta Terigi

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Zygmunt Bauman, il sociologo al quale si deve la ormai celebre definizione “modernità liquida”, dedica oggi un saggio alle origini del male. Snello, ma densissimo. In dodici capitoli tocca le principali tappe storiche: dalla Rivoluzione Francese all’Olocausto fino alle torture di Abu Ghraib, il carcere nel quale detenuti iracheni, durante la seconda guerra del Golfo, vennero seviziati e umiliati da parte di soldati statunitensi. Bauman affianca alla storia e alla cronaca le tesi principali che fino ad oggi hanno cercato di spiegare da dove venga il male: la teoria della personalità autoritaria di Adorno, la banalità del male di Hannah Arendt e infine l’approccio antropologico metafisico di Günther Anders.

In “Modernità e Olocausto” nel 1989 Bauman aveva già riflettuto sulle atrocità del Terzo Reich con una chiave di lettura nuova. La Shoah, secondo il pensatore polacco, non è un incidente della storia, ma ha un legame strettissimo con la logica dei nostri tempi. La razionalizzazione e la burocratizzazione sono state le due premesse fondamentali del genocidio nazista. Bauman paragona la società odierna a quella dei giardinieri che estirpano le erbacce. Utilizza spesso questa metafora quando si riferisce alla prima fase della modernità. Ogni giardiniere parte da un progetto di spazio verde, armonioso e ordinato. Tutto quel che non fa parte del suo piano, che non si integra al suo pensiero è considerato erbaccia e per questo deve essere eliminato.

Le sorgenti del male parte da queste premesse e fa un passo in più. È un libro complesso che svela una verità difficile da accettare. Non esistono infatti personalità o caratteri particolari che permettono di individuare le persone malvagie, capaci di compiere azioni raccapriccianti. Il confine tra il cittadino rispettoso e lo sterminatore, che distrugge senza consapevolezza e senza rimorsi, è poroso. Anche le persone buone possono, facilmente e impercettibilmente, trasformarsi in individui spietati e crudeli. A questo Bauman aggiunge che le “atrocità non si autocondannano e non si autodistruggono. Al contrario, si autoriproducono: ciò che una volta era un inatteso terrificante scherzo del destino e un trauma (una scoperta orribile, una rivelazione raccapricciante) degenera in riflesso condizionato di routine“.

Il sociologo prosegue con l’esempio di Hiroshima e Nagasaki. Se la prima bomba atomica ebbe echi che sembravano inestinguibili, per la seconda ve ne furono molti di meno. Anche Joseph Roth si ricorda nelle Sorgenti del male nel suo libro Juden auf Wanderschaft (Ebrei erranti) scriveva:

Quando l’emergenza si protrae troppo a lungo, le mani che si protendevano a offrire aiuto tornano a infilarsi nelle tasche, i falò della compassione si spengono“.

Al lettore basta pensare alle cronache dei nostri giorni, all’eccidio siriano per citare solo uno delle ultime tragedie che non fanno più rumore, per capire che Roth ieri e Bauman oggi hanno ragione.

Recensione di Elisabetta Terigi

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  • “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” Falso!

    In quasi tutto il mondo la disuguaglianza sta aumentando, e ciò significa che i ricchi, e soprattutto i molto ricchi, diventano più ricchi, mentre i poveri, e soprattutto i molto poveri, diventano più poveri. Anzi: i ricchi diventano più ricchi proprio perché sono ricchi; i poveri diventano più poveri proprio perché sono poveri. La disuguaglianza si approfondisce per sua logica interna. Non ha bisogno di altri aiuti; non ha bisogno di nuovi stimoli e pressioni, né di spinte dall’esterno. Il fatto è che il nostro mondo non è favorevole alla coesistenza pacifica, e tanto meno alla cooperazione amichevole. Esso è conformato in maniera tale da rendere la cooperazione e la solidarietà una scelta non solo impopolare ma anche diffcile e onerosa. La grande maggioranza delle persone, per quanto animate da intenzioni nobili ed elevate, si scontrano con realtà ostili e vendicative, e soprattutto indomabili: cupidigia e corruzione onnipresente, rivalità ed egoismo da ogni parte. Sono realtà che lo sforzo individuale non può cambiare. Esse riproducono monotonamente il mondo della guerra di tutti contro tutti. Per questo sono realtà che troppo spesso siamo indotti a considerare come la ‘natura delle cose’, che nessun potere umano può cambiare e riformare. L’antico adagio ‘homo homini lupus’ è un insulto per i lupi. La nostra situazione è la conseguenza ultima dell’aver sostituito la competizione e la rivalità alla cooperazione amichevole, la reciprocità, la condivisione, la fiducia, il riconoscimento e il rispetto vicendevole.

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