Lezioni di strip-tease

Descrizione

Pubblicato postumo dopo il precoce suicidio del suo autore e tradotto ora per la prima volta in Italia, “Lezioni di striptease” conferma il talento brillante e misconosciuto di John O’Brien, che con “Via da Las Vegas” aveva già creato uno dei romanzi di culto degli anni Novanta, portato al successo dal fortunato adattamento cinematografico con cui Nicolas Cage si aggiudicò un premio Oscar. In queste pagine O’Brien torna a indagare le esistenze di silenziosa disperazione che si annidano ai margini del sogno americano, regalandoci una storia d’amore e di solitudine che non è solo il ritratto toccante di un personaggio, ma anche un atto di accusa contro la società del benessere, del profitto, della performance. Il protagonista è Carroll, un uomo timido di mezza età, archivista in un ufficio legale dove accumula solo umiliazioni e nevrosi. Carroll è privo di fascino e di amici: a rischiarare il grigiore della sua esistenza ci sono solo gli scintillii di paillettes dello strip-club di second’ordine dove passa sempre più spesso le sue serate, in cerca non tanto di eccitazione sessuale, quanto – per improbabile che sia – di un contatto umano con le ragazze che ai suoi occhi rappresentano solo calore e bellezza. Quando nel locale arriva una nuova spogliarellista, Stevie, che per la prima volta sembra concedergli un briciolo di confidenza, la sua vita abituale comincia a sussultare e sgretolarsi: sarà un nuovo inizio, o solo l’inizio della fine?

Autore: O’Brien John

Editore: minimum fax

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

I wish he could’ve seen the movie. Not that a little cash or fame would’ve changed anything, but at least he would have finally had some applause”.

Sono le parole di Stuart Regan, il produttore cinematografico che fece di Via da Las Vegas (Leaving Las Vegas) un film di grande successo, con Nicholas Cage. O’Brien, poco più che trentenne e afflitto da gravi problemi di alcolismo, si era suicidato senza aspettare di ottenere il plauso che la sua opera avrebbe meritato.

Lezioni di strip-tease invece (così come The Assault on Tony’s e Better) è stato pubblicato postumo e si è guadagnato la stima dei critici americani; la bella traduzione italiana, a cura di Anna Mioni, è poi arrivata con Minimum fax.

Si tratta di un romanzo intimistico, profondo e malinconico, con un titolo intrigante che evoca erotismo e dissolutezza e invece racconta di un’esistenza infelice e solitaria.

Il protagonista fa l’archivista per uno studio legale e trascorre le sue monotone giornate tra mille paranoie. Carroll non è bello, non è geniale, non è spigliato. Avrebbe tanta voglia di amare ed essere amato, eppure non si sente all’altezza del mondo. Solo a tarda sera riesce a trovare un pò di conforto, quando si dirige, guardingo e timoroso, in uno strip club e ordina il suo succo di mela frizzante. Le spogliarelliste sono le uniche donne che osa guardare, sia pure di sottecchi, nell’ingenua ricerca di calore umano. Poi un giorno il dj/bigliettaio annuncia l’esibizione di una nuova ragazza: Stevie…

Questa è la bellezza. Unica. Ineffabile. Che senso ha descriverla, o addirittura pensarci? Stare qui seduto a vivere la tua vita, quando improvvisamente il mondo cambia: come si può andare avanti quando siamo soggetti a una manipolazione di questo genere? E come si può non farlo? L’immagine di questa donna, così eterea, così distante da qualsiasi posto dove mai saranno le mie mani, nonostante tutto è tangibile: me la sento nelle VISCERE. È come se potessi farla finita qui, come se avessi visto troppo. Potrei chiudere gli occhi adesso e non riaprirli mai più, sapendo, mentre percorro cieco a tentoni il resto della mia misera vita, che ho fatto proprio la cosa più giusta. Come se prendendo un pizzico di sale sapessi la quantità esatta di granelli che stringo fra le dita: sarei un artista. O un peccatore, forse. Sì, sarei un peccatore per non essere riuscito a dedicare la mia vita a inseguire il più a lungo possibile questa visione. Sarei un peccatore per non averla vista nel momento successivo a quello in cui ho chiuso gli occhi”.

È su Stevie che Carroll proietta tutte le sue aspettative sentimentali: sogna di potersi avvicinare a lei, di farsi chiamare per nome, e finalmente trova il coraggio di comprare dei vestiti nuovi e pagare un privè. Pochi dialoghi, poche battute e Carroll si innamora follemente, di un amore puro e innocente. Anche Stevie sembra quantomeno commossa, intenerita da quell’uomo ingenuo e gentile come un ragazzino. Però, proprio quando sembra aprirsi uno spiraglio, Carroll commette, o crede di commettere, un errore clamoroso, sciocco e imperdonabile che rovinerà tutto…

Mai più… non avrebbe mai, mai, mai più visto Stevie. Mai più parcheggiato, mai più varcato la soglia, mai più visto l’interno di quel locale, mai più visto Melissa, Tina, Nikki, nessuna. Mai più fatto quello che stava al centro del suo mondo”.

Recensione di Marika Piscitelli