L’infedele

Un galateo fin de siècle delle passioni, descritto dalla penna inesauribile di Matilde Serao attraverso quattro racconti di amori nati e bruciati rapidamente: c’è la passione che si consuma tra fedeltà e infedeltà in un singolare triangolo amoroso, quella che si infrange contro i dubbi di una confessione tra amanti, quella che si tormenta nell’attesa di un incontro incerto, fino alla passione che, ormai trasformata in ricordo, può essere catalogata insieme agli oggetti insignificanti di un personale museo. Sullo sfondo, un microcosmo aristocratico e alto-borghese, chiuso nei suoi riti codificati come nell’eleganza dei suoi salotti. E un fantasma inquietante: “che la vita nella sua più alta espressione, che è l’amore”, sia solo “un vano e miserabile sogno”.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]L’Infedele è una raccolta di quattro racconti brevi, il primo dei quali dà il nome all’opera. Il tema ricorrente è l’amore, abilmente affrontato dall’autrice in ogni suo aspetto, come amore tradito, amore non corrisposto, amore che consuma e amore incompreso.

Il primo e più lungo dei racconti tratta ovviamente dell’infedeltà. L’autrice non ci parla però dell’infedeltà come tradimento della persona amata, ma piuttosto come tradimento di se stessi e dell’amore eterno. “Tre sono i personaggi di questa istoria d’amore: Paolo Herz, Luisa Cima e Chérie”.

Nelle prime pagine l’autrice di descrive con dovizia di particolari i tre personaggi.

Paolo Herz è un uomo eminentemente portato all’amore. Dopo aver percorso tutte le vie dove vibra la vita, egli ha ritrovato, non so in quale pozzo, la Verità; ed Essa gli ha detto una cosa antichissima: solo l’amore vale la pena di vivere”. Ferma restando la sua predisposizione per l’amore, Paolo Herz “non è un Don Giovanni. Nella sua anima esiste una limpida corrente sentimentale che viene a temperare tutte le fiamme troppo improvvise, tropo violente, troppo fugaci”; eppure “in questa istoria d’amore, Paolo Herz è il traditore”.

Luisa Cima, “non possedendo nessuna bellezza, non avendo nessuna formosità, non facendo mostra di nessuna grande qualità estetica palese … è seducente. Quando è in una sala, in un teatro, dove deve tacere, stare quieta, in silenzio e al riposo, ella sembra una donnina insignificante, poco sana anche, anemica, senza nessun genere di attrazione: e può essere, è trascurata. Ma, l’ora passa: ella si muove, si leva, parla, sorride, va, viene, compare e scompare, gira, danza, pare che si spezzi in due, si gitta estenuata in una poltroncina, coi grandi occhi limpidi, maliziosi e teneri bene aperti, con la bocca socchiusa e la sua attrazione vincola, lentamente. L’uomo ha cominciato per considerarla come un qualunque inutile e trascurabile piccolo elemento muliebre: poi la sua attenzione benevola ha pensato che Luisa Cima sia una cosetta carina e infine, infine, quando il fascino si è sviluppato, che Luisa Cima sia un prezioso piccolo gioiello”. Luisa Cima, “in questa storia di amore, è la tradita”.

Chérie è, relativamente onesta. Non ha mai due amanti, nello stesso tempo; non ha mai preso, solo per il denaro, un amante brutto, vecchio o ladro; … e se le è capitato che il suo amante fosse egualmente ricco, giovane e bello, ella gli ha dato uno o due anni di amore, gli è stata fedele, gli ha fatto spendere una quantità di denaro, lo ha lasciato solo quando costui ha voluto esser lasciato e ha tenuto sempre due o tre mesi di lutto”.  Chérie, “nella istoria di amore che qui racconto, è la complice necessaria del tradimento fatto da Paolo Herz a Luisa Cima”.

Quella narrata dalla Serao, però, non è la solita storia di tradimento. L’amore di Paolo per Luisa è forte, così forte che pur dopo essere lasciato e pur sentendosi tradito, lui si impegna a non amare mai altra donna. Un momento di entusiasmo accompagna il nuovo incontro tra Paolo e Chèrie. Le emozioni di lui sono quelle del primo amore, dell’attesa prima che venga consumato. Dopo mesi di completa rassegnazione, seguiti al distacco con Luisa, Paolo sembra finalmente aver ritrovato la fiamma della passione.

Quali tragiche conseguenze però, di tale passione. Quando si spegne l’ardore, e si torna a ragionare, ci si accorge spesso di aver fatto qualcosa che in realtà non si voleva fare. Di aver tradito se stessi e ciò in cui si crede. Questa è la reazione di Paolo al suo essere infedele, all’aver tradito l’amore non più corrisposto di una donna che ormai lo ignora totalmente.

Gli altri tre racconti affrontano temi connessi. L’attesa di un incontro amoroso e l’impazienza che rende ogni minuto lungo come una giornata; il ricordo di amori non corrisposti, attualizzato mediante una serie di oggetti appartenuti a donne che il protagonista ha amato, senza però che loro amassero lui, e di donne che lo hanno amato, senza però che lui amasse loro; il discorso di due innamorati inconsapevoli, che scoprono un trasporto mai dichiarato.

Recensione di Diego Manzetti

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  • Il ventre di Napoli

    Spesso considerata, con tono benevolo e sprezzante, “un reportage”, il capolavoro della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella “retorichetta a base di golfo e colline fiorite che serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie”. La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: “Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?”.

  • La virtù di Checchina

    Nonostante qualche critica iniziale e un certo scetticismo, alimentato dalla stessa autrice in lettere private, La virtù di Checchina è uno dei testi più riusciti di Matilde Serao, un racconto borghese gradevole e coinvolgente, in cui l’innata simpatia della sua protagonista, i suoi ostentati timori, i vorrei ma non posso che ne animano di continuo le azioni e le esitazioni, riescono a creare una naturale empatia con il lettore che pur lasciandosi scappare magari più d’un sorriso dinanzi all’esibita ingenuità della donna, non può che divertirsi a sospirare e cospirare con lei, nella ricercata realizzazione di desideri tanto comuni quanto umani.” (dalla prefazione di Aldo Putignano).

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