L’innocente

Descrizione

Tullio Hermil, dal temperamento inquieto e sensuale, è il marito di Giuliana. Un giorno apprende che la donna lo ha tradito e aspetta un figlio da un altro uomo. Comincia cosi a nutrire odio verso quel figlio non suo e, una notte, espone il bambino al gelo provocandone la morte. I temi de “L’innocente” sono quelli della colpa e dell’espiazione, cari alla grande narrativa russa dell’Ottocento, fusi con le aspirazioni del naturalismo francese: ne risultano le pagine più inquiete e coinvolgenti della prosa dannunziana.

Quello di Giuliana, (turris eburnea…), è uno dei più bei ritratti femminili della nostra letteratura. Fragile e prodigiosamente forte, D’Annunzio ce la descrive sia quando, pallida ed inferma, è preda di un dolore disperato, che quando con malizia si riscatta dalle sofferenze patite e seduce con la sua innata sensualità. In entrambe le situazioni la donna appare fiera, elegante, impenetrabile.

Suo marito Tullio le è stato infedele, più volte (“I miei torti verso di lei s’erano andati accumulando. Io l’aveva offesa nei modi più crudeli, senza riguardo, senza ritegno, trascinato dalla mia avidità di piacere, dalla rapidità delle mie passioni, dalla curiosità del mio spirito corrotto”), ma nel momento in cui percepisce qualcosa di insolito nel comportamento di Giuliana e si rende conto che forse anche la moglie si è lasciata tentare da una nuova passione, esplode di gelosia…

Ella stava in piedi, presso a un tavolo ornato di merletti su cui rilucevano sparse le innumerevoli minuterie moderne destinate alla cura della bellezza muliebre. Portava un abito di vigogna oscuro; e teneva ancora in mano un pettine di tartaruga bionda con la costola d’argento. L’abito, di foggia semplicissima, secondava la svelta eleganza della persona. Un gran mazzo di crisantemi bianchi le saliva di sul tavolo all’altezza della spalla. Il sole dell’estate di San Martino scendeva per la finestra; e nella luce vagava un profumo di cipria o d’essenza che io non seppi riconoscere (…).

Ella mi riapparve quale era in realtà: una giovine signora elegantissima, una dolce e nobile figura, piena di finezza fisiche, e illuminata da intense espressioni spirituali; una signora adorabile, insomma, che avrebbe potuto essere un’amante deliziosa per la carne e per lo spirito. «S’ella fosse veramente l’amante di qualcuno?» allora pensai. (…) «S’ella giudicasse alfine inutile e ingiusto il sacrificio della sua giovinezza? S’ella fosse alfine stanca della lunga abnegazione? (…) Se io avessi già perduto interamente il suo cuore, troppe volte calpestato senza pietà e senza rimorso? ».”

E in effetti Tullio non sbaglia: anche Giuliana si è abbandonata tra le braccia di un altro uomo, lo scrittore Filippo Arborio, ed ora è incinta.

Quel figlio illegittimo, quell’intruso frutto della lussuria, diventa per Tullio un’ossessione distruttiva che gli logora la mente giorno dopo giorno e lo porterà a commettere un gesto miserabile…

Recensione di Marika Piscitelli