Lunar Park

Descrizione

Quanti sono i Bret Easton Ellis di questo romanzo, in cui l’autore racconta la storia della propria vita? C’è lo scrittore Bret Easton Ellis, giovane, ricco e famoso, che viene a sapere della morte improvvisa di un padre violento proprio mentre la sua carriera naufraga in un mare di degradazione. C’è lo scrittore Bret Easton Ellis una decina di anni più tardi, insediato in un elegante quartiere residenziale con moglie, figli e governante. C’è il Bret Easton Ellis padre di Robert Ellis jr, che tenta disperatamente di evitare il perpetuarsi di un modello distruttivo. E c’è anche uno scrittore senza nome, che è la voce interiore del nuovo Bret Easton Ellis. Un gioco di specchi, di padri ossessivamente presenti e figli fatalmente assenti, in un crescendo di orrore reale e soprannaturale, fino a una conclusione sorprendente.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Lo scrittore Bret Easton Ellis decide di mettere la testa a posto, di sposare la bella attrice Jayne Dennis e di andare a vivere con lei e i suoi figli. Ma non è facile lasciarsi alle spalle il passato e tutti i suoi fantasmi, e questi -veri o fasulli che siano- trovano sempre il modo per ritornare.

Sei una perfetta caricatura di te stesso”.

E poi, ancora:

Ma il lavoro dello scrittore è proprio questo: la vita diventa un vortice di menzogne. L’abbellimento è al centro di tutto. Serve a compiacere il prossimo. Serve a stare a galla. Da un punto di vista fisico la vita dello scrittore è fondamentalmente statica, e per combattere questa condizione è necessario costruire un mondo alternativo, creare un altro sé.”

Così si dice (e ci dice) Ellis nell’incipit di Lunar park, che più che un incipit è una dichiarazione di intenti e una chiave di lettura per tutto ciò che seguirà. Ma nonostante sia l’autore stesso a fornircene una spiegazione, rimane un po’ difficile inquadrare esaurientemente un romanzo come questo, perché, per citare ancora una volta lo stesso Ellis, la storia che lo anima è una bella “sbandata lungo il tragitto che collega realtà e illusione“, e sfido chiunque a delineare con chiarezza i contorni dell’una e dell’altra durante la lettura.

Quella di Ellis è una di quelle personalità da autore ingombrante, che sfonda ogni pagina dei suoi scritti chiedendo insistentemente udienza, eppure rimanendo sempre indefinita nei lineamenti, grazie a una sapiente opera di camouflage che lascia una sensazione di indefinibile e caotico nelle menti dei suoi lettori.

Lunar Park si presenta come un’autobiografia, in cui l’autore millanta “l’onesta” intenzione di spiegare la sua esistenza e il suo essere scrittore, per poi ripiegare su se stessa e adottare la forma della fiction dalle sfumature horror.

La trama intreccia tra loro personaggi e avvenimenti reali (l’Ellis e la sua vita dissoluta, l’Ellis scrittore, alcuni luoghi, le citazioni delle opere…) e personaggi di fantasia che non sembrano tali (l’inesistente moglie- attrice Jayne Dennis, sopra tutti), per dare vita al caleidoscopio dei suoi demoni interiori, fino a quando non si confonderanno con quelli di tutta la società americana. Dalla droga agli psicofarmaci, dalla terapia alle ingestibili conseguenze dell’esporre i propri mostri di carta al grande pubblico, Ellis usa l’immaginazione per raccontarci quanto sia terribile la realtà, fino a quando, a un certo punto della storia, non importerà più che cosa sia vero e cosa falso.

Sopra ogni cosa, aleggia il fantasma della paura dell’inadeguatezza: dell’essere uomo, dell’essere marito, ma in particolare dell’essere padre. Perché quando non si è in grado di gestire il caos nella propria vita, in che modo si potrà evitare la stessa sopraffazione ai propri figli?

Sicuramente un romanzo denso, da alcuni definito l’opera delle opere di Ellis, se non altro perché vi confluiscono personaggi e citazioni tra le sue più famose, a punteggiare la verosimiglianza di questa sua autobiografia vera e finta allo stesso tempo.

Recensione di Alessandra Lusso

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