Maria De Filippi ti odio

Descrizione

Nessun pregiudizio personale, meschinità o moralismo contro la carriera e i format della famosa conduttrice. Ma una critica al vetriolo sulle logiche di retrovia, i meccanismi di falsificazione, i linguaggi di massa, il grande inganno dell’intrattenimento “facile” che hanno trasformato i suoi format in centri di raccolta e smistamento delle nostre identità, sempre più bisognose degli scintillii della televisione per consistere e sopravvivere di fronte all’anonimato dilagante. “Maria De Filippi ti odio” è il tentativo di scardinare, con il grimaldello della filosofia, la grammatica di certi programmi di grande audience, visti come epicentro di un immaginario televisivo ormai anacronistico, devastante, da sostituire con un nuovo modo “ecologico” di pensare l’uso e l’impatto dei media sulle nostre vite già fin troppo spettacolarizzate.

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Autore della recensione: Riccardo Melito

 

Recensione

Che la televisione in Italia sia di pessima qualità non è certo un segreto. Ricordo un amico berlinese che già una decina di anni fa mi chiedeva come facessero gli italiani a guardare la televisione commerciale ed erano solo i primi anni del periodo politico di Berlusconi. Io stesso mi ritrovavo da adolescente a guardare Amici, che all’epoca stava muovendo i primi passi, scaricando contro lo schermo tutta la mia critica e il mio disprezzo, quasi fossero i “cinque minuti dell’odio” orwelliani. Un giorno ho capito che sarebbe stato molto più intelligente non guardare per niente il programma e impiegare quel tempo in modi più proficui. Da quel giorno, solo lontane eco degli sviluppi dell’aberrazione defilippiana mi hanno raggiunto e la mia vita è proseguita piuttosto placidamente. La Maria nazionale stava quasi sparendo dalla mia mente quando un giorno ho incrociato Maria de Filippi ti odio, secondo volume di Carmine Castoro dedicato alla televisione spazzatura e alla sua influenza sulla vita quotidiana, pubblicato da Caratterimobili.

Castoro viviseziona i format condotti dalla de Filippi con il bisturi concettuale della filosofia foucaultiana. Ispirato da Jaspers e la fenomenologia e dal Situazionismo debordiano, passa al microscopio i dispositivi che sono impiegati e dispiegati durante i programmi. Nella prima parte del libro la conduttrice viene smascherata, se ne svela la sua natura prossima alla santità, potenziata dalla macchina dello spettacolo, che promette imparzialità e giustizia, ma al contrario fomenta solo odio e rivalità. Nella seconda parte sono indagate le modifiche che Amici e co. stanno apportando alla nostra vita e ai nostri valori, con una parte interessante e divertente in modo macabro, dedicata alle psicopatologie causate dall’esposizione massiccia a tali programmi. Nella terza e ultima sezione l’autore cerca di fornire alcune possibili soluzioni, elogiando un determinato tipo di misantropia. Il volume si chiude con un’intervista, piuttosto breve, con l’antropologo francese Marc Augé, famoso per aver inventato il concetto di non-luogo, altro punto di riferimento concettuale del libro.

Nonostante il libro sia divertentissimo per chi considera quei programmi la tv spazzatura per antonomasia, il tono di Castoro è piuttosto retorico e reazionario, quasi spettacolare a sua volta. Il male causato dalle creazioni defilippiane, questa “fenomenologia dell’illusione organizzata”, è visto al pari di un’arma di distruzione di massa, senza possibilità di redenzione, quasi che non ci sia più salvezza o non si possa più esercitare uno spirito critico dopo essersi appassionati a tali programmi. L’autore invoca l’avvento di una casta di eletti che possa salvaguardare una certa ortodossia concettuale: “in attesa di un rinnovato certo intellettuale che, senza ideologismi e faziosità da politichese, si proponga come il vero guardiano dell’immaginazione foucaultiana”. Sicuramente il filosofo francese avrebbe reagito a un uso così forte della sua opera. Rimane il dubbio che Maria de Filippi ti odio possa rimanere un po’ autoreferenziale e possa fornire una sorta di orizzonte martiriologico a coloro che sostengono la conduttrice. Forse era meglio attuare una delle strategie che Castoro descrive: “basterebbe disattivare attenzione e obbedienza cieca verso il potente di turno e questi perirebbe nel silenzio dell’indifferenza più totale, privo di sostegno, privo di seguaci. Oggi diremmo: spegnere lo schermo e leggere un libro”. C’è però il rischio che quel libro resti confinato nel novero di chi già detesta quella sfacciata sovrapproduzione di illusioni, quando invece dovrebbe essere letto e compreso da chi adora quella televisione “distrazione-distrofia-distruzione dell’umanità”

Recensione di Riccardo Melito