Mercurio

Un’isola. Il capitano e la sua pupilla abitano in un castello da dove sono stati eliminati tutti gli specchi, perché la giovane Hazel non veda il suo viso. È prigioniera? L’infermiera Françoise, chiamata a curare la fanciulla, scopre gli elementi di un mistero. Doppio finale a sorpresa…

Mercurio è una delle opere più interessanti di Amélie Nothomb.

Affidiamo alla stessa autrice un’efficace sinossi dell’opera:
“Arrivo in una casa che non conosco, incontro una ragazza segregata, lei si lamenta con me delle sevizie che deve subire dal suo vecchio carceriere, è completamente indifesa, mi guarda con grandi occhi supplichevoli dicendomi che sono la sua unica amica e io, ingenua provinciale, rimango sconvolta, metto a repentaglio la mia stessa vita per aiutare questa povera vittima, compro così tanti termometri che passo per un’avvelenatrice, vengo imprigionata a mia volta, evado correndo rischi mortali, invece di tornare a nuoto torno indietro nella tana del lupo per salvarla, le rivelo finalmente l’odiosa menzogna in cui il suo torturatore la fa vivere, e il risultato dei miei sforzi è che quell’oca dice al vecchio porco con la sua voce più dolce: Provo per lei qualcosa di più della tenerezza.”

In questo commento ci soffermiamo su due momenti clou del romanzo: il titolo e il finale.

IL TITOLO

Secondo la mitologia, Mercurio è il messaggero degli dei.
Leggendo il titolo dell’opera, ho subito pensato al dio con il caduceo  (“simbolo della medicina”) e i calzari alati, i talari o πέδιλα.
Sono rimasto pertanto sorpreso quando ho constatato che l’autrice con ‘mercurio’ si riferisce principalmente all’elemento chimico (“… si ostinava a restare disperso in goccioline …”) presente nei termometri (quelli di penultima generazione, visto che oggi i termometri sono fabbricati con un materiale meno inquinante): “… avevano ricevuto l’ordine di non lasciar passare nessun materiale riflettente. Ma chi poteva pensare al mercurio del termometro!”
Poi però arriva anche il dio Mercurio: “Con una maiuscola, il mercurio diventa il dio messaggero, Mercurio”.

IL FINALE

Amélie Nothomb propone non uno, ma due finali. Un’autentica mostruosità estetica, che rende l’opera una creatura bicefala, demandando al lettore l’onere della scelta.

La storia è un po’ fiaba e un po’ no: come fiaba è un ibrido tra “La bella e la bestia” (“Si tratta della mia pupilla, Hazel, una ragazza che ho raccolto cinque anni fa, in seguito a un bombardamento che aveva ucciso i suoi genitori e l’aveva ferita gravemente”), “Il brutto anatroccolo” (“Ero solo un relitto fra migliaia di vittime di guerra che morivano come mosche”) e i miti greci.
Al di fuori della fiaba, be’… vi rimando alla lettura del testo, per rispettare lo spirito di Libreriamo!

Bruno Elpis