Mogol. Oltre le parole

Sinfonia di sessanta canzoni scritte da Mogol. Sessanta canzoni per sessant’anni di carriera. Una selezione fatta da Clemente Mimun, direttore del Tg5, e Vittoria Frontini, giovane giornalista al suo esordio letterario. Al di là, Emozioni, Pensieri e parole… Un’analisi di opere letterarie di Mogol per scoprire la profondità e la sensibilità del suo poetico sguardo sull’esistenza. Qui ritroviamo la vita di tutti i giorni, le emozioni, i piccoli gesti quotidiani indagati e raccontati con i versi che hanno fatto sognare i ragazzi di ieri e di oggi. Una antologia, uno strumento didattico utile a insegnare ai più giovani l’arte della parola utilizzata con spontaneità e semplicità per esprimere il proprio pensiero, anche col sorriso dell’ironia. Un viaggio senza tempo con Mogol, nel quale vengono esplorati e commentati i testi delle sue canzoni che da oltre 60 anni penetrano nella nostra mente e nel nostro cuore. L’analisi delle situazioni, delle parole usate per descriverle, il loro contesto storico, la diversa età di Vittoria, Clemente e Mogol mettono in luce l’identità dei sentimenti di tre generazioni in cui tutti, a prescindere dall’età, ci riconosciamo anche attraverso espressioni poetiche che dalle canzoni sono entrate nel linguaggio comune. Fra le tante: «Lo scopriremo solo vivendo». Un libro per conoscere più da vicino Mogol, l’autore, il poeta, l’uomo e la sua storia. Come sottolinea Vincenzo Mollica, i testi di Mogol «sembrano scritti per il momento esatto in cui li cantiamo».

Autore: Frontini Vittoria, Mimum Clemente

Editore: Minerva

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Recensione

È stato pubblicato Mogol. Oltre le parole a cura di Clemente Mimun e Vittoria Frontini, un libro che analizza sessanta canzoni scritte dal paroliere che per l’anagrafe compie 85 anni. Sessanta canzoni come sessanta sono gli anni di carriera del compositore. Sessanta su oltre mille: tante sono le canzoni scritte da Mogol, lo pseudonimo – che è diventato il suo secondo cognome legale  – di Giulio Rapetti.

«Per quest’anno, non cambiare…»
«Tu chiamale se vuoi, emozioni»
«Una lacrima sul viso»
«Cervo a primavera»
sono soltanto alcune tra le più celebri.

L’antologia è commentata e curata da Clemente Mimun con la giovane giornalista Vittoria Frontini per Minerva edizioni.

«Ho impiegato 25 anni ma alla fine ho messo in un volume le storie che stanno dietro alle sue canzoni», dichiara Mimun, direttore del Tg5 e amico del paroliere nato a Milano e oggi cittadino di Toscolano, provincia di Terni.

Paroliere e giornalista si conobbero molti anni fa grazie al comune amico Ottaviano Del Turco.

Mogol. Oltre le parole si apre con una lunga conversazione tra i due per poi lasciare spazio ai testi dei brani scritti per Battisti, Mina, Celentano, Cocciante e tanti altri.

Molti sono gli aneddoti legati a pezzi  come «La canzone del sole» o «E penso a te» («quest’ultima l’ho scritta in quindici minuti  mentre “L’arcobaleno”, che venne interpretata da Celentano, ha una storia particolare: una medium mi disse di aver avuto un contatto con Battisti da morto e non la presi sul serio. Però poi quando vidi la foto di Lucio su una copertina, con un arcobaleno accanto, mi misi a lavorare al testo. E sono certo che in qualche modo la canzone mi è “arrivata”»). E inoltre: «Una donna per amico» nasce per far contenta un’amica di Mogol, alla quale il brano venne dedicato.  «La canzone del sole» si ispira a Titti, una bambina vicina di casa del bambino Giulio, figlio di un manager della Ricordi e talento precoce perché vinse Sanremo a soli 25 anni con «Al di là», brano interpretato da Luciano Tajoli.

Dal canto suo Mimun scrive: «Con le parole, Giulio è come un cacciatore di farfalle. L’ho visto comporre, gli bastano un paio di ascolti di una musica e ha già trovato il testo. Quando gli chiedi come fa, lui ti risponde che le parole erano già nella musica». E poi: «Fateci caso, anni di scuola e non impariamo a memoria che poche poesie. Le canzoni di Battisti-Mogol le sappiamo a memoria. Perché? Io penso che con le parole Giulio abbia saputo toccare corde molto sensibili, dall’innamoramento alla gelosia fino all’abbandono o ai ritorni. Certo, negli anni Sessanta e Settanta dominati dalla canzone impegnata, quei due passavano per qualunquisti, ma nello stesso tempo entravano nelle vite di tutti».
E poi rincara la dose: «Come lui solo Vasco è andato dritto al cuore con le parole. Certo, Vasco non ha fatto quell’enorme lavoro sui termini desueti che invece Giulio fa da anni».

Nel libro, che ha la prefazione di Vincenzo Mollica, Mogol confessa: «Io non conosco la musica. Quando ero ragazzo mio padre provò a farmi prendere lezioni di pianoforte ma io scoprii che il maestro amava il cognac e allora gliene facevo trovare sempre un bicchiere, per stordirlo e dissuaderlo dal far lezione». Un vero paradosso per un compositore che ha venduto 523 milioni di dischi, ammette di non saper leggere le note e ha una sua filosofia: «Una canzone non deve essere scritta per commuovere la gente o per una ricerca di mercato. Deve essere qualcosa di vero. Se le parole riescono a esprimere ciò che è nascosto nella musica allora si raggiunge l’emozione».

Tra gli incontri memorabili Mogol – impegnato a produrne le cover – ricorda quello con Bob Dylan («Prima mi disse che avrei dovuto essere fedele ai suoi testi, ma poi, quando gli chiesi di spiegarmi un passaggio di una canzone lui esitò e, infine, bofonchiò “Forget it”, come a farmi intendere che nemmeno lui capiva i suoi pezzi»)…