Montedidio

Chi salirà nel monte di Dio? Chi ha le mani innocenti e il cuore puro. Un quartiere di vicoli a Napoli: Montedidio. Un ragazzo di tredici anni va a bottega da Mast’Errico, il falegname. E’ l’inizio della sua vita nuova, la vita che a sera, a casa, in una casa vuota per l’assenza del padre e per la malattia della madre, il ragazzo va scrivendo su una bobina di carta avuta in regalo dal tipografo di Montedidio. Ha anche un altro regalo, che porta sempre con sé, un “bùmeran”, un legno nato per volare che il padre ebbe a sua volta da un marinaio di passaggio. Così passano i giorni: Mast’Errico gli insegna il mestiere e Don Rafaniello, uno scarparo che Mast’Errico tiene ospite a bottega, gli insegna a pensare sugli uomini e sulle cose.

Autore: De Luca Erri

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Marika Piscitelli

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Montedidio è un antico quartiere napoletano di vicoli stretti e povera gente. Tanta povera gente.

Su un rotolo di carta regalatogli da un tipografo, il protagonista tredicenne scrive una sorta di diario in un italiano inquinato dal dialetto, e perciò ancora più incisivo, schietto, diretto.

Lavora nella bottega del falegname Mast’Errico e di sera si esercita in segreto per far volare il suo “bumeràn”. Si esercita soltanto, ma non lo lancia: aspetta pazientemente il momento giusto…

In poche pagine, De Luca  racchiude degrado e saggezza, speranza e sacrificio; ci fa ascoltare voci e sentire odori, ed anche vivere le emozioni di una tenera storia d’amore, quella con Maria, una ragazzina che sembra più grande della sua età, come spesso accade quando c’è la necessità di arrangiarsi, di sopravvivere in una realtà che è disagio e fatica.

Alla fine, il bumeràn si librerà nel cielo tra i fuochi dell’ultimo dell’anno, dal punto più alto di Montedidio, portando con sé il passato e spalancando la porta al futuro. E quella stessa notte si avvererà anche quanto era stato profetizzato al calzolaio ebreo Rafaniello, nella cui gobba crescevano le ali che dovevano condurlo alla Terra Promessa…

Romanzo commovente, semplice, concentrato.

I capitoli ed anche i dialoghi sono brevi. I personaggi, appena tratteggiati, risultano nitidi.

Neo: il colpo di coda.

Finora la mia presenza, c’era o non c’era, non spostava niente. Maria dice che io ci sto e così ecco qua me n’accorgo pur’io che ci sto. Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere per conto mio di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un’altra persona che avvisa

A Napoli si porta rispetto alle famiglie, due che s’incrociano si salutano

Chiudo la porta di casa uscendo dietro Maria e mi capacito di essere onorato di babbo che per leggere deve battere le labbra una contro l’altra e agguantare in età avanzata un poco d’istruzione

Io porto i sandali pure d’inverno, il piede cresce e può pure sporgere un poco senza bisogno di comprare un paio nuovo

Ho visto che in italiano esistono due parole, sonno e sogno, dove il napoletano ne porta una sola, suonno. Per noi è la stessa cosa

Recensione di Marika Piscitelli

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  • Il peso della farfalla

    II re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” – per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l’abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. “In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.

  • Non ora, non qui

    Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase – mi sembra – i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de “Il posto delle fragole” di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un’infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell’immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato.” (Raffaele La Capria)

  • Tu, mio

    C’è un’estate brusca nell’età giovane in cui si impara il mondo di corsa. In un’isola del Tirreno, alla metà degli anni Cinquanta, un pescatore che ha conosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzione trasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta una risposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita. “Tu, mio è un racconto di superamento della cosiddetta “linea d’ombra”, centrato sul passaggio dai privilegi dell’adolescenza alla ruvidezza della maturità. Oltre le illusioni della giovinezza si apre il campo dell’avventura nell’esistenza; e questa avventura, ogni adolescente lo scopre con dolore, con sofferenza, non potrà essere mai cifrata negli schemi delle consolazioni giovanili” Enzo Siciliano.

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