Il morbo di Haggard

Nella Londra del 1940 il dottor Haggard riceve la visita di un giovane aviatore figlio della donna che ha amato. Nel ricostruire le vicende e le atmosfere di un amore feroce e claustrofobico, Haggard si rende conto di aver liberato, ancora una volta, una forza oscura che ora lo spinge irresistibilmente verso il ragazzo e che la sinistra somiglianza tra questi e la madre non basta a spiegare.

Autore: McGrath Patrick

Editore: Adelphi

Autore della recensione: Ivana Bagnardi

 

Recensione

Quel sabato era a Elgin, nel mio studio al piano di sopra, e osservavo il mare, ricordo, riflettendo su un verso di Goethe, quando la signora Gregor ha bussato alla porta per dire che in ambulatorio c’era un ragazzo che desiderava vedermi, un pilota. […] «Mi chiamo James Vaughan» hai detto. Senza esitazione. «Penso che lei abbia conosciuto mia madre.»”

Inizia così la tormentosa vicenda che vede come protagonista il Dott. Haggard, medico zoppo e in esilio ad Elgin, un luogo sospeso dal tempo, in bilico tra il mare e il cielo, velato dalla pioggia e scompigliato dalle onde. E’ in quella casa a picco sulla scogliera che il medico tenta di dimenticare la passione vissuta per Fanny, moglie di Ratcliff Vaughan, un collega d’ospedale.
In una Londra in fermento, alla vigilia della seconda guerra mondiale, si consuma l’amore tra Haggard e Fanny; amore proibito e destinato, fin dall’inizio, a un tragico epilogo.
Sarà proprio lo svelamento del tradimento da parte di Ratcliff a far precipitare le cose. Haggard viene spinto con violenza dalle scale dell’ospedale dal marito geloso e la caduta gli provoca la rottura del femore. Il chiodo conficcato nella gamba diverrà, per lui, il simbolo più concreto della sofferenza profonda che la perdita della donna amata gli ha inflitto. Il dolore, che il medico chiama con il nome di Spike, lo accompagnerà negli anni a venire, tanto da costringerlo, ogni volta, a metterlo a tacere attraverso una dose massiccia di morfina.
E’ l’incontro con James, figlio di Fanny, a riconsegnare ad Haggard la voglia di vivere e di lottare. Il ragazzo, pilota presso una base militare poco distante da Elgin, tenta di ricostruire la storia della sua famiglia attraverso i racconti dell’ex amante di sua madre e tra i due nasce un rapporto indecifrabile. Haggard si accorge che il giovane assomiglia, ogni giorno di più, alla donna che ha amato e, da medico, comprende che tali mutamenti fisici possono essere correlati a una malattia ormonale della quale, però, ignora le cause.

Difficile catalogare il romanzo di McGrath in qualche genere preciso. Il romanticismo tormentato si fonde con lo studio psicologico dei lati più oscuri dell’uomo e l’amore, vero protagonista della storia, diventa così reale e palpabile da assumere esso stesso le fattezze ambigue di un essere umano. Il dolore e l’amore diventano le due facce di una stessa medaglia: uno ha l’aspetto terribile di Spike, l’altro la sensualità sfumata di Fanny. In questo dilemma senza uscita si infila James che, con la sua metamorfosi, mostra ad Haggard una terza espressione di amore, altrettanto terribile ma, in un certo modo, salvifica.

McGrath ci immerge in un’atmosfera unica e irripetibile e ci tiene agganciati, pagina dopo pagina, anche grazie a una scrittura semplice e accattivante, svelandoci, con grazia e maestria, i lati più intensi e oscuri del genere umano.

Recensione di Ivana Bagnardi