Mystic river

Boston. Dave Boyle, Sean Devine e Jimmy Marcus trascorrono un pomeriggio come un altro giocando tra le strade del loro quartiere quando una strana auto li avvicina e accosta. Uno di loro cede, sale in macchina. Qualcosa di terribile accade quel giorno, la violenza irrompe nelle vite dei tre bambini e pone fine alla loro amicizia, li cambia per sempre. Venticinque anni dopo Sean è un detective della omicidi, Jimmy è un ex detenuto e si guadagna da vivere grazie a un negozietto. Dave, invece, è alle prese con un matrimonio pericolante e tenta di tenere a bada i suoi demoni e i suoi più oscuri desideri. Tutto cambia quando la figlia di Jimmy viene brutalmente uccisa e Sean viene assegnato al caso: i tre uomini torneranno così tragicamente in contatto, e dovranno fare i conti con un segreto che coinvolge tutti e tre. Ma più di ogni altro Dave… Chi è l’assassino?

Strano destino, quello dei romanzi di Dennis Lehane quando finiscono nelle mani dei signori della Piemme (a cui dobbiamo eterna gratitudine per lui, Connelly e i tanti altri grandi autori internazionali di genere che hanno portato nel nostro paese). Prima escono con un titolo tremendo, da tascabile stile edicola di stazione ferroviaria, quelli nascosti tra riviste porno e fumetti. Poi, trainati dal successo di una trasposizione cinematografica, conoscono una seconda, fortunata giovinezza con la titolazione originale.

Pensiamo al caso recente de “L’isola della paura” (!), a cui l’ottima trasposizione con Leo di Caprio ha restituito il titolo di “Shutter Island”. O a “La casa buia” (!!): il film di Ben Affleck ha avuto l’unico merito di farlo tornare “Gone Baby Gone”. E risaliamo fino al caso forse più eclatante: grazie a Clint Eastwood, l’agghiacciante “La morte non dimentica” (!!!) lascia spazio a “Mystic River“.

Ora che ci siamo tolti il sassolino, veniamo alla trama. Si potrebbe dire: tre vite, due tragedie. Nei 70’s, in una Boston (scenario consueto dei romanzi di Lehane) classista, in una periferia, East Buckingham, divisa tra quelli del “Flat”, zona popolare, e quelli del “Point”, borghese, si forma una strana compagnia di tre ragazzini, Sean Devine, Jimmy Marcus e Dave Boyle. Jimmy, capo carismatico e sopra le righe. Sean, l’amico equilibrato. Dave, il debole, succube di Jimmy. Durante uno dei pomeriggi di scorribanda, un’auto, apparentemente guidata da due poliziotti, carica Dave. Il finto controllo in centrale si trasforma in altro, oscuro e terribile. Dave scompare per quattro giorni poi riesce a fuggire. Il suo ritorno viene celebrato come quello di un eroe, ma qualcosa dentro di lui si è spezzato per sempre, così come il legame tra i tre amici.

Venticinque anni dopo, il male li riunisce. Katie, figlia di Jimmy, viene trovata morta in un parco, bordato dal Mystic River. L’assassino si è accanito sulla ragazza a bastonate, per poi finirla a colpi di arma da fuoco. A indagare sarà Sean, diventato detective della omicidi. E tutte le piste sembrano portare a Dave, l’amico debole, l’amico la cui fanciullezza è stata interrotta dalle violenze di due pedofili. La grandezza (perché di grandezza si può parlare) di Dennis Lehane è nella costruzione della psiche dei personaggi, nella ricerca delle ragioni che possono portare a commettere il male, quasi sospendendo il giudizio di condanna o assoluzione per il colpevole. Perché, in Mystic River come in molti altri suoi romanzi, è qualcosa di altro che guida la mano dell’assassino. Qualcosa che l’assassino, anche volendo (e non è detto che lo voglia) non riuscirebbe a controllare. Esageriamo? Un Mc Grath che costruisce trame alla Connelly. Provare per credere.

Recensione di Vanloon12