Nati due volte

Che cosa succede in una famiglia quando nasce un figlio handicappato, come si evolvono le paure, le speranze, l’angoscia, le normali esperienze di tutti i giorni. Come reagiscono i familiari, gli amici, i medici, “la gente”, e il padre, la madre, il fratello. I bambini disabili, come suggerisce il titolo, nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all’amore e alla intelligenza degli altri. Coloro che nascono con un handicap devono conquistarsi giorno per giorno, più degli altri il proprio diritto alla felicità. Il libro è un romanzo coraggioso e anticonformista che alterna a pagine tese, drammatiche e commoventi altre eccentriche o decisamente comiche.

Nati due volte di Giuseppe Pontiggia

Nati due volte – considerato il capolavoro di Giuseppe Pontiggia – nel 2021 viene pubblicato in nuova edizione tra gli Oscar Mondadori.

La storia a molti è ormai nota.

Le difficoltà del parto hanno gravi conseguenze sulla salute del secondo figlio del narratore (“tetraparesi spastica distonica”), un insegnante che è completamente impreparato di fronte alla nascita di un figlio “diverso”: ed è per questo che la tragedia impone ai protagonisti una condizione di Nati due volte.

La seconda nascita è infatti quella della consapevolezza rispetto alla disabilità, una coscienza conseguita attraverso un tortuoso percorso di maturazione, irto di ostacoli: inizialmente le dolorose scoperte sulla patologia del figlio, l’angoscia di preventivarne l’evoluzione futura, la scoperta delle peculiarità di Paolo, le difficoltà pratiche da risolvere per assicurare al portatore di handicap ciò che per gli altri è scontato (“Che tipo di favore?… Editoriale…”), la battaglia contro i pregiudizi (“Se qualcuno usa come epiteto spregiativo spastico o mongoloide, si può essere certi che nessuno della sua famiglia lo è. Le disgrazie, fra i tanti effetti, ne hanno alcuni linguistici immediati…”) e molto altro.

Con ritmo scorrevole e tonalità di amara ironia, fluiscono personaggi talvolta surreali, i diversi atteggiamenti con i quali i familiari – il narratore, la moglie Franca, l’altro figlio Alfredo – affrontano la disabilità, le sorprese che lo stesso Paolo riserva (“Va a scuola in go-kart. Il go-kart è stata un’idea di Franca”), le sue domande spiazzanti e sorprendenti (“Ma anche tu diventerai così?”), le malattie – come la demenza del suocero e l’afasia del cognato operato alla gola – che assumono una fisionomia diversa dinnanzi alla disabilità di Paolo…

La particolarità dello stille di Pontiggia in questa storia molto efficace e avvincente sta forse nell’intensità dei dialoghi, sempre coordinati dai retropensieri del narratore in una sorta di analisi freudiana che decodifica e smaschera ogni ipocrisia.

Recensione di Bruno Elpis