Nient’altro che amare

Autore: Di Cesare Amneris

Editore: Cento Autori

Autore della recensione: Monica Caldarelli

 

Recensione

Il romanzo d’esordio di Amneris Di Cesare, sebbene a tratti crudo e realistico, si può leggere come una fiaba. La protagonista Maria, detta “a’Zannuta” per via dei denti sporgenti, vive in un paesino arcaico e ottuso del Sud Italia, dove i pregiudizi sono più forti della compassione. A causa del suo fisico provocante, capace di risvegliare gli istinti più bassi negli uomini e il disprezzo nelle donne, e complice lo sguardo un po’ assente, Maria diventa la vittima designata di violenze, abusi e umiliazioni.

L’ignoranza è la prigione in cui l’eroina è rinchiusa e, come in una prigione, si perde il senso di causa ed effetto e si finisce con il subire il ritmo scandito da eventi predeterminati ad opera di un destino ineluttabile.

A una brutta, tutte le disgrazie che ci capitano nella vita è come se fossero meritate.

Maria non sa, però, odiare chi le fa del male, perché per lei gli esseri umani sono tutti degni di essere rispettati, soprattutto gliultimi, i reietti, come lei. Ed è fra questi che troverà conforto e comprensione; in questa fiaba crudele, forse, c’è spazio anche per eroi e principi azzurri.

Lo stile dell’autrice intreccia italiano e dialetto crotonese in una vivace alternanza di registri che aiuta ad immergersi nell’ambiente del racconto. Tuttavia la scelta di far narrare a Maria la sua storia in prima persona contrasta con l’uso di espressioni ricercate, che rischiano, in alcuni punti, di strappare il lettore all’immedesimazione in personaggi delineati come primitivi.

Avrebbe fatto piacere una maggiore cura nella revisione del testo, che presenta, qua e là, carenze dal punto di vista dell’uniformità redazionale e alcune ripetizioni, pur rimanendo complessivamente una lettura gradevole.

Recensione di Monica Caldarelli