Ninna nanna

Descrizione

Carl Streator è un uomo solitario. Ha quarant’anni, è vedovo e fa il giornalista. Mentre lavora a un reportage sulla sindrome della morte improvvisa di un neonato scopre qualcosa di terribile: la presenza in tutti i luoghi dove sono morti dei bambini piccoli del libro “Poesie e filastrocche da tutto il mondo”, immancabilmente aperto su una nenia africana usata per dare la “dolce morte”. Black comedy sulfurea ad alto contenuto nichilistico, Ninna nanna è una raggelante parabola sui pericoli di infezione psichica in un’epoca di proliferazione spropositata dell’informazione.

La presenza del libro “Poesie e filastrocche da tutto il mondo”, aperto su una cantilena africana usata per dare la “dolce morte” è la coincidenza agghiacciante che emerge dall’indagine del giornalista Carl Streator, incaricato di scrivere un reportage sulle numerose inspiegabili “morti in culla”.

Il canto è un’arma micidiale: basta recitarla a voce alta o anche solo ripeterla nella mente “dirigendola” verso qualcuno per procurargli la morte.

Qui si parla del potere di vita e di morte. Di una morte fredda, pulita, senza spargimento di sangue, facile, alla portata di chiunque. Di tutti...”

Quello di Palahniuk è il romanzare della poliedricità. Il metafisico diventa strumento per l’esaltazione del nichilismo, la corsa verso il nulla sembra essere un profetico monito per il lettore, una richiesta di attenzione verso le manipolazioni di una società dell’informazione troppo veloce nei suoi ritmi da non poter essere più controllata, “Immagina una peste che ti può essere trasmessa attraverso le orecchie… immagina un’idea che occupa la tua mente come una città“, in un dilagare di fobie e follie, morbo letale che implode nell’intimità dell’umanità, fino a giungere sotto forma di antica nenia a sopprimere i figli prima che possano diventare Uomini.

Così è per questa fredda, incruenta morte che si diffonde come un morbo inconsapevole, una pestilenza silenziosa, che tarlo inestirpabile si insinua nella mente di Carl Streator, il giornalista, che ama il silenzio, si imbatte in tutto l’orrore visionario di un mondo appestato da fobie, insicurezze, forze oscure, ricordi, rimpianti e amore irrazionale. “Uccidere una persona che si ama non è il peggio che le si possa fare”.

Carl diventa, più o meno involontariamente, un giustiziere in possesso di un potere sciamanico, in una società malata che dovrebbe essere annientata per risorgere dalle ceneri, impara a controllare il suo potere, lo fa nel tentativo di rimuovere e distruggere la causa del caos che genera rumore e che non fa pensare, che immobilizza, “forse non finiamo all’inferno per quello che facciamo. Forse finiamo all’inferno per quello che non facciamo. Per le cose che lasciamo a metà.”

Portandosi dietro il lutto di moglie e figlia, Streator costituisce una nuova ‘famiglia’ nella quale trovano posto Helen Hoover Boyle, agente immobiliare specializzata in compravendita di case infestate da “presenze”, che nella ricerca esoterica aspira a trovare un modo per riportare in vita il figlio misteriosamente morto e ibernato, l’assistente di Helen, l’aspirante strega Mona Sabbat, con il suo ragazzo Oyster, eco-terrorista che vive di truffe e di ricatti.

Insieme si imbarcano in una odissea in giro per gli USA con lo scopo di togliere di torno tutte le copie del libro dalle biblioteche, nel timore che il mortale virus verbale si diffonda fino a cancellare ogni forma di vita umana.

“Ninna Nanna” è un’indagine psicologica fatta attraverso l’avventura metropolitana, che nell’intrecciarsi di vita e di morte si sublima nella passione, ma è anche una nenia a volte purificatoria che si abbatte impietosa sul male.

Recensione di Giuseppe Lizza