Noi e la bomba atomica

“Noi e la bomba atomica” raccoglie undici scritti di George Orwell, tra cui diversi inediti in italiano, che trattano temi chiave come guerra, scienza, violenza politica e militare, ingiustizia sociale e l’ipocrisia delle classi politiche. L’articolo che dà il titolo alla raccolta, scritto nell’ottobre 1945, pochi giorni dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, è noto per aver coniato il termine “guerra fredda” per descrivere il nuovo ordine mondiale dominato da pochi superstati totalitari. Cinque saggi inediti in Italia sono inclusi: “Che cos’è la scienza”; “Appunti sparsi”; “La giornata di un vagabondo”; “Chi sono i criminali di guerra”; “I socialisti possono essere felici?”. Questi articoli, scritti tra gli anni ’30 e ’40, offrono una visione sorprendentemente attuale della minaccia nucleare, la lotta per l’egemonia tra superstati, il mancato progresso etico delle società avanzate e l’ingiustizia sociale come base di guerre e caos.

Autore: Orwell George

Editore: Piano B

Autore della recensione: Alessandra Allegretti

 

Recensione

La raccolta di saggi e articoli “Noi e la bomba atomica” di George Orwell, Piano B, propone undici tra estratti, saggi, articoli (alcuni inediti in Italia) di inquietante attualità. L’articolo che dà il nome alla raccolta è stato pubblicato originariamente in Tribune nel 1945 e tratta un tema oggetto anche di dispute contemporanee, ovvero la paura della bomba atomica e l’analisi delle conseguenze dello sgancio della bomba su Hiroshima e Nagasaki, avvenuto qualche settimana prima della pubblicazione. Emergono qui la lucidità e la lungimiranza dell’autore che, in uno stile personale e molto scorrevole, accompagna in riflessioni sulle poche superpotenze mondiali che, spartendosi il potere globale, strumentalizzavano e giocavano sullo scacchiere del mondo con la minaccia dell’unica arma che ancora oggi incute terrore, cioè quella nucleare. A ciò si aggiunge anche la preoccupazione dell’impotenza della scienza e del progresso scientifico, che non fanno ben sperare per l’immediato e il medio futuro.

Ma c’è una soluzione? “Gli scienziati dovrebbero essere incoraggiati a uscire dal loro isolamento e a partecipare maggiormente alla politica e all’amministrazione pubblica” secondo l’autore.

Leggere queste pagine fa vibrare una nota che fa volgere il lettore al presente e alle sue paure. Dietro ai paesi dai nomi tipicamente “orwelliani” come Estasia, Eurasia, Oceania, Australasia si possono riconoscere anche alcuni dei protagonisti della scena politica internazionale odierna, perché cambia l’epoca ma le logiche restano le stesse. E sembra che l’autore lo sappia, in una sorta di oggettività quasi messianica che affascina e sorprende.

Il rapporto tra Noi e la bomba atomica è solo uno dei temi affrontati in questi piccoli saggi che conducono nei dibattiti di allora, tra le strade di Londra e nelle dinamiche sociali e culturali del tempo, che  ci toccano da vicino grazie allo stile ma anche al contenuto, in una serie di corsi e ricorsi storici che rendono la lettura di questo libro davvero interessante. Si fa a tutti gli effetti un tuffo indietro agli anni ’30-’40 e si ha la sensazione di essere tra i cittadini che aprivano i quotidiani dell’epoca e si informavano dei fatti principali.

Il saggio “La giornata di un vagabondo” ad esempio è una effettiva passeggiata tra le strade e i ricoveri alla scoperta della condizione dei senzatetto, trattati con disumanità, non aiutati e spesso semplicemente segregati e tolti alla vista dei benpensanti. Si percepisce l’ingiustizia sociale che è accettata con naturalezza dai più e che George Orwell sperava di colpire. Lo stesso vale per il saggio “Luoghi di piacere” che sonda un altro buco nero della politica sociale.

Orwell si pone molti interrogativi che riguardano anche i singoli individui, come quello sulla possibilità per il socialista di essere felice, che si estende alla capacità di essere felice in genere.  E “sembra che gli uomini non siano capaci di descrivere la felicità – forse neppure di immaginarla – se non in termini di contrasto. […] Gli uomini consumano la loro vita in lotte politiche strazianti, o restano uccisi in guerre civili, o torturati nelle galere della Gestapo, non per realizzare un paradiso illuminato al neon, con impianti di aria condizionata e di riscaldamento centralizzato, ma perché desiderano un mondo in cui gli esseri umani si amino, invece di truffarsi e uccidersi a vicenda.”

Quella di Orwell è una voce disincantata che descrive un mondo buio, fatto di male e di guerra, individualismo e prevaricazione, alla ricerca di spiragli che possano illuminare quell’oscurità, che è in fondo senza tempo.

Questo romanzo è quindi un libro esemplare che sicuramente fa riflettere sulla direzione che stiamo prendendo e sugli avvenimenti del passato che potrebbero essere utili per non ripetere gli stessi errori. Il fine? Vivere in un mondo che non sia solo confortevole, ma anche ricco d’amore.

Recensione di Alessandra Allegretti