Non ci sono solo le arance

Descrizione

Adottata da una famiglia religiosissima della provincia inglese – dove «i pagani sono dappertutto, specialmente alla porta accanto» – la piccola Jeanette impara tutto sulle sacre scritture ma niente sul resto del mondo. Inventiva e ingenua la ragazza sconcerta le insegnanti ricamando minacciosi versetti biblici e preparandosi con impegno a un futuro da missionaria. Ma invece della vocazione le giunge l’amore, nella forma imprevista di una coetanea, cosa che, nella comunità, fa subito sospettare un intervento diabolico. Ma per Jeanette la scoperta del desiderio è una verità emozionante e naturale.

Autore: Winterson Jeanette

Editore: Mondadori

Autore della recensione: Simona Comi

 

Recensione

La vicenda, una sorta di romanzo di formazione, percorre la storia della vita di una bambina, Jaenette, omonima e alter ego dell’autrice, che viene adottata all’età di sette anni da una coppia di evangelisti.

La ragazzina cresce e scopre l’amore, quello omosessuale, ed è costretta a viverlo come un peccato all’interno della comunità bigotta e fanaticamente religiosa frequentata dalla famiglia.

Il nucleo familiare viene delineato fin dalle prime righe. “Come quasi tutti ho vissuto a lungo con mio padre e mia madre. A mio padre piaceva guardare la lotta, a mia madre piaceva farla.

Mentre il padre, che guarda in silenzio la TV, ha un ruolo pressoché nullo, la madre, soldato di Cristo, è una presenza ingombrante, ossessiva e paranoica.

Per evitare che la bambina venga “condotta alla perdizione”, viene mandata a scuola, il “Vivaio”, solo in un secondo momento, dopo che “un grosso plico di carta marrone piombò improvvisamente nella cassetta della posta”, e fino ad allora è la madre ad impartirle lezioni.

La donna vuole fare della figlia “assegnatale dal Signore” una missionaria, scambia la sua sordità per estasi mistica, pretende di “curare” la sua omosessualità con un esorcismo e pensa di poter ovviare a tutti i problemi di una Jaenette adolescente offrendole delle arance.

Il rapporto con la madre è prevedibilmente conflittuale ma, nonostante tutto, s’instaura tra le due una sorta di complicità e solidarietà femminile che porterà la protagonista a raccontarci di lei, fino alla fine della storia, con tenerezza e senza rancore.

Nel testo leggiamo spesso frasi del tipo “Non c’è nulla come le arance” o “E’ l’unica frutta buona” ma, lo vediamo già dal titolo, le arance, simbolo di omologazione, non sono l’unico frutto possibile.

La comunità non riuscirà a “purificare” Jaenette, si ribadisce più volte nel corso della storia che ci sono più modi di amare, non solo quello eterosessuale, e più modi di rapportarsi alla divinità, non unicamente la subordinazione cieca alle parole del pastore Spratt.

Ci sono tante forme di passione e di affetto; ci sono persone che vivono insieme tutta la vita senza neppure conoscere i loro nomi. […] L’amore romantico è stato stemperato in un’infinità di romanzi rosa e ha venduto milioni di copie. Da qualche parte esiste ancora l’originale, scritto su tavole di pietra.” Traspare un’idea di fiducia nell’amore assoluto che certamente esiste ma che non è palpabile e raggiungibile.

Il romanzo è suddiviso in otto parti, di cui le prime cinque portano il nome dei libri della Legge, che ci danno un input di quello che sarà il contenuto del capitolo. La narrazione è intervallata da fiabe che sono parallele alla vicenda, vi si agganciano tematicamente ed è possibile ricavarne, alla vecchia maniera, una morale.

La storia è narrata in forma davvero originale, anche se in un linguaggio semplice, e segue i dettami della letteratura postmoderna ma, credo, in base alla mia esperienza personale di lettrice, che non permetta appieno l’identificazione con il personaggio principale.

Punto di forza (o più grande neo, punti di vista) è che nonostante la profondità del tema trattato, risulta un libro leggero, anche da sfogliare in treno o alla fermata dell’autobus.

Recensione di Simona Comi