Una notte sul treno della Via Lattea e altri racconti

“Una notte sul treno della Via Lattea e altri racconti” è una raccolta di sei fiabe che incarna la poetica di Miyazawa Kenji. Questo libro, curato da Giorgio Amitrano, include il racconto che ha ispirato numerose serie di telefilm, fumetti e cartoni animati di fantascienza. La sua prosa delicata e visionaria trasporta i lettori in mondi fantastici, dove treni galattici e stelle danzanti si intrecciano con la vita quotidiana. Le storie sono intrise di spiritualità e riflessioni sulla natura umana, offrendo un’esperienza di lettura unica e coinvolgente.

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Autore della recensione: Stefania De Lucia

 

Recensione

Per chi come me ha trascorso la sua infanzia negli anni ‘80, la lettura di questa piccola raccolta di racconti brevi è stata come un piccolo tuffo nel passato. Poche pagine della storia che dà titolo al libro e, immediatamente, si è materializzato ai miei occhi il Galaxy Express 999, il treno che viaggiava nello spazio siderale del futuro per raggiungere il pianeta Andromeda. Lì, il giovane Masai, accompagnato dalla bellissima e triste Maisha, si recava alla ricerca del corpo meccanico che gli avrebbe consentito di sopravvivere alla distruzione del pianeta terra.

Non saprei dire con esattezza quanto il cartone animato si sia ispirato all’opera di Miyazawa Kenji per dare vita alla sua storia interstellare, ma è certo che Giovanni, il piccolo protagonista di Una notte sul treno della Via Lattea, dovrà compiere il suo viaggio nello spazio dei cieli più alti per capire, esattamente come Masai, di essere un privilegiato. In modo del tutto fortuito, la sera della Festa della Via Lattea, Giovanni si ritrova a bordo di un treno, con in tasca un biglietto assai prezioso che egli non ha mai acquistato:

Caspita,– griderà il cacciatore, compagno di scompartimento – è roba preziosa quella! Con un biglietto così si può arrivare nel più alto dei cieli! E non solo lassù. È un lasciapassare che permette di andare liberamente dappertutto. Con un biglietto del genere, potete arrivare dovunque senza limiti, su questo treno della Via Lattea, nello spazio fantastico e imperfetto a quattro dimensioni. Signori miei, tanto di cappello!

La locomotiva viaggia nello spazio, costeggiando galassie di astri e pianeti, superando di molto i confini del mondo a tre dimensioni, per dirigersi verso quella quarta dimensione alla quale agli uomini comuni è dato accedere solo nel momento del trapasso definitivo ad altra vita. Si tratta di un treno che, al pari della barca di Caronte nella Divina Commedia, è deputato a traghettare le anime di chi è in vita nel mondo dei morti. Novello Dante, a Giovanni sarà concesso di tornare sulla terra, dove tarderà poco a capire di essere già stato lo spettatore di un evento tragico e doloroso che sta per verificarsi nella vita del suo giovane amico Campanella.

Forse punta di diamante della raccolta, la fiaba di Giovanni si inserisce all’interno di un progetto narrativo più ampio, che nel suo complesso potremmo definire come un insieme di piccoli quadri di una falsa semplicità. Negli altri cinque dōwa (fiabe), che Giorgio Amitrano traduce con la sua consueta eleganza, il lettore- spettatore si muove in un mondo di rapporti umani, paesaggi lunari, marini e montani, sentimenti e introspezioni. Se da un lato, infatti, ci irretiscono le fitte conversazioni tra animali e piante parlanti, che hanno lo scopo di farci registrare il delicato equilibrio che si nasconde dietro l’apparente essenza inanimata delle cose, dall’altro, invece, ci si trova prigionieri in un mondo di cacciatori più o meno consapevoli del loro operato. Lo scopo è quello di spingerci a riflettere sulla natura dei rapporti di potere, dei meccanismi di prevaricazione sociale e culturale, del carattere illusorio di ogni azione e decisione dinnanzi alle leggi immutabili che regolano la nostra esistenza.

Recensione di Stefania De Lucia