La novella degli scacchi

Stefan Zweig scrisse “Novella degli scacchi” nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella “Novella degli scacchi” lo stato d’animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l’intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera.

A bordo di una nave che percorre il tragitto da New York a Buenos Aires, si sfidano in una partita di scacchi due uomini molto diversi tra loro.

Da un lato troviamo Mirko Czentovič, da tutti acclamato come il campione mondiale in carica; dall’altro c’è uno sconosciuto Dr. B, che sembra tenere testa alla magistrale bravura dell’astuto ventenne di origini slave.

Ripercorriamo insieme le vicende che hanno condotto i due a sfidarsi dinanzi agli altri passeggeri presenti a bordo della nave.

La voce narrante, affiancata da un suo conoscente, sa che a bordo della nave c’è il famoso giocatore di scacchi di fama mondiale Czentovič, nonché campione mondiale in carica. Attratto da questo enorme ragazzo dagli atteggiamenti riservati e poco garbati, il narratore riesce a strappargli un minimo d’attenzione attraverso l’aiuto – agonistico ed economico – di un facoltoso uomo d’affari, il signor McConnor. Quest’ultimo paga la disponibilità del giovane campione e si cimenta nella sfida su di una scacchiera appositamente allestita.

In seguito alle prime sconfitte, una folla di curiosi accerchia il tavolo da gioco. Tra questi c’è proprio il Dr. B che,  suggerendo una mossa al magnate McConnor, decreta il finale di partita in pareggio per poi allontanarsi dalla sala.

Giunti all’esterno, sul ponte, il dottore cede alle richieste del narratore e decide di riportargli nei minimi particolari le vicende che hanno segnato il suo passato.

Il Dr. B era un modesto avvocato e con l’aiuto di suo padre aveva gestito per parecchio tempo le finanze della corona austriaca, sino al giorno della cattura e dell’invasione da parte dei nazisti. Questi lo avevano rinchiuso in una camera ben curata ma priva di oggetti.

Dopo qualche settimana di prigionia, il Dr. B era riuscito a sottrarre dal cappotto di un militare un manuale che riportava le tecniche e le regole del gioco degli scacchi e nella sua più completa solitudine era riuscito ad imparare tutte le mosse possibili, utilizzando una scacchiera immaginaria e schierandosi in contemporanea sia dalla parte dei bianchi che dalla parte dei neri, fino al giorno in cui – in preda ad una crisi nervosa – era stato trasferito in un ospedale.

Convinto dal narratore, il Dr. B accetta di sfidare Czentovič, immergendosi completamente nei propri calcoli e cedendo nuovamente alla follia…

Considerato un capolavoro della letteratura del ‘900, questo racconto fu scritto da Stefan Zweig (Vienna, 1882 – Petròpolis, 1942) nel 1941 durante il soggiorno in Brasile, pochi mesi prima del suicidio.

Recensione di Michele Nenna