Orgoglio e pregiudizio

Non aveva mai capito di amarlo tanto come ora, quando l’amore era vano”. Jane Austen è una delle poche, autentiche grandi scrittrici che hanno saputo fare breccia nei cuori e nelle menti di tutti i lettori, senza eccezioni. Fra i suoi tanti capolavori, Orgoglio e pregiudizio (pubblicato nel 1813) è sicuramente il più popolare e amato: le cinque figlie dell’indimenticabile Mrs Bennet, tutte in cerca di un’adeguata sistemazione matrimoniale, offrono l’occasione per tracciare un quadro frizzante e profondo della vita nella campagna inglese di fine Settecento. I destini di Elizabeth, Jane, Mr Bingley e dell’ombroso Mr Darcy intrecciano un balletto irresistibile, una danza psicologica che getta luce sulla multiforme imprendibilità dell’animo umano, specie quando si trova alle prese con l’amore o qualcosa che all’amore somiglia.

Autore: Austen Jane

Editore: Feltrinelli

Autore della recensione: Donatella Perullo

 

Recensione

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Parlare della scrittura di Jane Austen, lo confesso, mi mette in soggezione. Su di lei e sulle sue opere, sono stati spesi ettolitri d’inchiostro e consumati chilometri di pellicola.

Orgoglio e Pregiudizio, in particolare, l’opera di cui mi appresto a scrivere, ha sicuramente ispirato molti autori e stimolato la cinematografia a trarne diverse versioni filmiche.

La trama è piuttosto complessa e non facile da sintetizzare, ma tenterò la sfida per chi non dovesse conoscerla, senza però rovinare fino in fondo la sorpresa di una buona lettura.

Elisabeth Benneth è la secondogenita di cinque sorelle in una famiglia di basso ceto sociale. Assillate dall’ossessione della madre a trovar loro marito, le sorelle Benneth si trovano a frequentare l’alta società e a conoscere giovani uomini economicamente e socialmente appetibili.

Le vicende hanno inizio nel momento in cui un ricco scapolo, il signor Bingley, prende in affitto la tenuta di Netherfield, vicina all’abitazione dei Benneth.  I Benneth sono invitati a un ballo dato in onore dei nuovi vicini e presentati al giovane Bingley e al suo scontroso amico Mr. Darcy. Mentre tra Jane e Bingley è subito attrazione e i due ballano per tutta la serata, tra Darcy ed Elisabeth inizia un gioco di odio–amore. Uno scambio di sguardi e battute al vetriolo che vanno avanti per tutto il romanzo in uno stillicidio di emozioni e battibecchi.

Durante una delle visite a una vicina, le sorelle Benneth hanno l’opportunità di conoscere un aitante ufficiale, Wickham, il quale rivela a Lizzy di conoscere da tempo Darcy e lo descrive come un individuo spregevole, causa di tutte le sue disgrazie.

Bingley corteggia Jane, tanto che in società inizia a vociferarsi di un loro possibile matrimonio. Al contrario di tutte e attese, però, improvvisamente, Bingley e Darcy lasciano Netherfield e tornano a Londra senza neanche salutare la famiglia Benneth. Si verrà a sapere poi che Bingley si è allontanato su suggerimento di Darcy.

Sconvolta per l’improvvisa partenza del giovane, Jane si reca a Londra ospite di una zia, mentre Lizzy va in visita dalla sua migliore amica che ha sposato il signor Collins, cugino delle Benneth e pastore anglicano. Durante questo periodo, Lizzy conosce Lady Catherine De Bourgh, protettrice e vicina del signor Collins, nonché zia di Darcy, il quale si trova ospite nella sua tenuta. I due hanno così modo di vedersi più volte e, durante uno di questi incontri, inaspettatamente Darcy confessa tutto il suo amore alla giovane. Chiarisce anche, però, di aver fatto un enorme sforzo per riuscire a dichiararsi, data la loro diversa estrazione sociale e la sconvenienza del comportamento di sua madre e di due delle sorelle minori. Oltraggiata più che gratificata da tale dichiarazione, Lizzy respinge brutalmente Darcy, chiarendogli di detestarlo a causa del suo comportamento con Wickham e per l’essere la causa delle sofferenze amorose di sua sorella Jane.

Da qui in poi è un ulteriore susseguirsi di sorprese e intrecci che avvincono il lettore fino all’anelato lieto fine.

La forza di questo meraviglioso romanzo sono senza dubbio la sapienza con cui è scritto e la moltitudine di emozioni che riesce a suscitare. Lo stile di Jane Austen è incredibilmente attuale. Perspicace, ironica, profonda, la Austen riesce a divertire ed emozionare con la sagacia dei dialoghi, con la profondità dei personaggi e la spontaneità delle loro reazioni agli eventi.

Jane Austen ha un umorismo sottile e piacevole e riesce a proporre con sorprendente leggerezza una storia di crescita e formazione. Durante il racconto Elisabeth abbandona gradualmente i pregiudizi nei confronti di Darcy, indotti sia dai suoi preconcetti nei confronti dei potenti sia dalle maldicenze riferitele da Wickham, fino a ricredersi e innamorarsi di lui. Al contempo l’orgoglioso Darcy riesce a vincere la propria ritrosia e riconosce, dopo aver combattuto contro il proprio istinto e aver indirizzato più di una frase sdegnosa a Lizzy, di amarla.

Anche l’ambientazione è a dir poco perfetta. La descrizione dell’epoca con i suoi costumi e le diverse consuetudini sociali è impeccabile. Non trovo insomma difetti in questo romanzo che, come altri scritti da Jane Austen, è un capolavoro della letteratura.

Non tutti sanno, forse, che Orgoglio e Pregiudizio è stato scritto e revisionato in un arco di tempo di ben diciassette anni. La prima versione del romanzo s’intitolava Prime impressioni e risale al 1797; fu poi revisionata fino a divenire, nel 1813, Orgoglio e pregiudizio (fonte Isobel Armstrong). Jane Austen nacque nel 1775 a Steventon, un villaggio dell’Hampshire. Figlia di un reverendo era la più giovane di sette figli. Nel 1809 si trasferì a Chawton, dove rimase fin quando la salute, cagionevole, glielo consentì. Morì nel 1817 a Winchester, dove fu seppellita nella cattedrale.
Jane Austen fu una donna colta, ma mai saccente. Si dice di lei che avesse una lingua tagliente e uno spiccato senso dell’umorismo. Non ci si meraviglia, quindi, quando si legge che ci sapesse fare con i bambini, che apprezzavano in lei sicuramente la spontaneità e i suoi racconti che pare si divertisse a inventare estemporaneamente.

Recensione di Donatella Perullo

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  • Ragione e sentimento

    Lo scenario è la lussureggiante campagna inglese. Siamo a cavallo fra due secoli, Settecento e Ottocento. Tre sorelle perdono il padre, venendo a trovarsi in ristrettezze economiche a causa dell’avidità della cognata. Le reazioni a catena generate dall’improvvisa povertà influenzeranno profondamente le loro vite, anche negli aspetti sentimentali più privati. Jane Austen costruisce attorno a due delle sorelle una corrente emozionale potentissima, utilizzando la prima, Elinor, come incarnazione della “ragione” e l’altra, Marianne, del “sentimento”. La tensione fra queste due forze, egualmente potenti, consente a Jane Austen di intessere una storia indimenticabile, amatissima dai lettori e dalle lettrici sin dalla prima pubblicazione di due secoli fa, nel 1811. Introduzione di Sara Poledrelli.

[/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]”It is a truth universally acknowledged that a single man in possession of a good fortune must be in want of a wife. However little known the feelings or views of such a man may be on his first entering a neighbourhood, this truth is so well fixed in the minds of the surrounding families, that he is considered the rightful property of some one or other of their daughters.”

Undoubtless this is one of the most famous “incipit” in world literature and it resumes the main essence of the whole novel: the need to marry for middle class girls in order to keep on their social status as they couldn’t work because a job was not appropriate for women. It is easier to understand the nervous breakdown of mrs Bennet who in charge with her five daughters feels as her main duty to give them a future before her husband’s death. The novel does not concern only the necessity of a good marriage but it turns around Elizabeth “Lizzie” Bennet, a volitive and clever girl, the second child among her sisters, and her complex relationship with Darcy, a gentleman. Theirs is not a classical love story because firstly they cannot understand each other because Darcy does not accept the Bennets’ social status and way of behaviour and Lizzie is too proud in order to turn positively her opinion even when Darcy changes his way of thinking.

Irony is probably one of the main characterics of Austenian style in this book while the characters take life more thanks to dialogues than to descriptions.

Austen’s masterpiece is written in a plain way and is a great source in order to understand British society in the early XIX century.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]