Per sempre

Descrizione

Nora se ne è andata da quindici anni e Matteo, ogni giorno da allora, chiede a se stesso quale sia la strada da percorrere. Un viaggio intriso di amore e dolore, di ricordi che riaffiorano dal passato, di luoghi in cui la natura amplifica con la sua bellezza e la sua forza i pensieri e le domande del protagonista. Vivendo ormai da anni immerso nella natura che circonda la sua casa in mezzo ai boschi, Matteo si confronta con la propria coscienza sul filo dei ricordi di un passato che riaffiora e si alterna al presente delineando i protagonisti, passati e presenti, della sua vita. “Perché, quando succede qualcosa di irreparabile, non si fa che pensare a quello che si poteva evitare?” Cercando la risposta a infinite domande, Matteo racconta la sua storia forte e dolorosa, poetica e profonda: una storia d’amore così intensa da obbligare il lettore a confrontarsi con il racconto di una vita che, alla fine, non riguarderà più soltanto il protagonista ma tutti coloro che la leggeranno. “Per sempre” è la storia di un amore. Che permane e resiste e che è, soprattutto, un amore impossibile.

Io sto quassù e accolgo coloro che salgono al monte” spiega Matteo, che da quindici anni si sostenta con il duro lavoro delle sue mani, coltivando la terra e allevando pecore in un vecchio casolare che ha rimesso in sesto da solo, lontano dalle ansie e dal frastuono, dagli specchi, dalla musica assordante, dalla paura e dalle incertezze.

I primi tempi ha vissuto in assoluta solitudine. Adesso, se qualche escursionista bussa alla sua porta, lo ospita volentieri. Alcuni capitano lì per caso; altri, spinti da una curiosità quasi morbosa, fingono di aver sbagliato strada e di essersi persi. C’è chi vorrebbe fermarsi per un po’ in quel luogo isolato e immerso nella natura e chi invece sparisce quasi subito per non tornare mai più.

Come può un uomo scegliere di vivere senza agi e comodità? Perché lo fa? E come può non sentirsi solo e spaventato durante le notti nere come inchiostro? Per la gente non è facile da capire…

Non esisti se non c’è un aggettivo, un nome che aiuti a sistemarti da qualche parte. Poi mi sono abituato, ho capito che questa forma di classificazione fa parte della natura dell’uomo. Se so chi sei, so come comportarmi nei tuoi confronti, ma se sei un uomo senza legami e senza ruoli, non so più cosa pensare. Sei nudità e ti offri come nudità. E la nudità provoca scandalo”.

In realtà Matteo aveva avuto legami, aveva avuto ruoli: prima di trasferirsi sul monte era uno stimato cardiologo, con un figlio e una moglie. È a lei, a Nora, che scrive una lunga lettera, raccontandosi. Cosa è successo alla sua famiglia?

L’autrice ci fa entrare nella vita di Matteo in punta di piedi, come a rispettare i tempi della sua sofferenza, e ogni rivelazione avviene senza strappi, sorprendendo senza mai stordire.

Il filo conduttore di questo bel romanzo di Susanna Tamaro è il dolore, il dolore inconsolabile che porta alla disperazione e talvolta alla distruzione. Un dolore che certo brucia ancora, ma che adesso Matteo è in grado di accettare come una parte di sé e della sua storia.

Di quanto dolore sono fatte le nostre vite? Di quanto dolore evitabile?

I monti e il verde e il cielo immenso ci fanno respirare insieme a lui la spiritualità delle piccole cose in un pellegrinaggio dell’anima che potrebbe commuovervi, ma non intristirvi. Matteo ritrova se stesso e la gioia del presente, allontanando dubbi, ombre e rimpianti, o meglio, imparando a conviverci senza per questo dimenticare: ciò che è stato, è per sempre…

Gli spunti di riflessione sono tanti: il rapporto con Dio, l’idea della morte, il senso di solitudine, la liberazione e la libertà, la paura, la diffidenza e il candore.

C’è il male più rozzo, più istintivo – il male dei violenti, degli assassini e poi esistono i mali manipolatori – quelli che ti fanno credere che una vita dedicata al potere sia più bella e più giusta di una vita dedicata all’amore”.

Consigliato a chi ama l’introspezione, il sentimentalismo nudo, sincero e senza eccessi, la prosa sommessa e sensibile della Tamaro e, soprattutto, a chi sente incessantemente nella propria testa il peso di domande ingombranti cui non sa dare risposta.

Recensione di Marika Piscitelli